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   numero di 14/06/2017
Finanza e investimenti

Elezioni italiane: non c'è rischio sistemico ma neanche speranza di riforme strutturali
Beffy (Exane BNP Paribas): la probabilità di elezioni anticipate in Italia a settembre è diventata improvvisamente molto elevata. Solo Grecia e Portogallo hanno uno spread più alto dell'Italia tra i paesi dell'Eurozona

L'interesse degli investitori è passato dalla Francia all'Italia nella scorsa settimana. La stampa italiana ha sottolineato la volontà di Renzi di andare ad elezioni anticipate in autunno. Il rischio di elezioni anticipate è in effetti aumentato improvvisamente. I maggiori partiti italiani stanno considerando un sistema proporzionale simile al modello tedesco con una soglia di sbarramento per i partiti più piccoli. Anche se c'è stata l'empasse dei franchi tiratori alla Camera, nel breve termine, questo modello porterebbe all'elezione di Renzi attraverso una coalizione con il partito di Berlusconi (rispettivamente formata dal PD e Forza Italia).
Tecnicamente, elezioni anticipate a settembre sono ancora possibili. Il maggior ostacolo alle elezioni anticipate è la mancanza di una legge elettorale funzionante. Ma almeno tre dei maggiori partiti sembra stiano convergendo verso un accordo. Renzi sta cercando di ritornare sulla scena politica il prima possibile dopo la sconfitta al referendum e quindi vorrebbe delle elezioni sincronizzate con quelle tedesche (pianificate per il 24 settembre). Anche Berlusconi è aperto alla possibilità di elezioni anticipate ma vorrebbe che gli elettori votassero per un partito e non per una lista. Grillo del Movimento Cinque Stelle è altrettanto favorevole alle elezioni anticipate, se possibile entro il 10 settembre dato che molti deputati non maturerebbero il vitalizio se le camere venissero sciolte velocemente. La legge elettorale dovrebbe arrivare alla Camera per metà giugno e al Senato ad inizio luglio per poi essere pronti a sciogliere le camere ad agosto (deve trascorrere un periodo minimo di 45 giorni tra la dissoluzione delle camere e le elezioni).
Le elezioni con un sistema proporzionale potrebbero creare un parlamento senza una maggioranza assoluta tenuto conto del frammentato panorama politico italiano. Più precisamente la coalizione tra il PD e Forza Italia raccoglierebbe circa il 50% dei seggi alla Camera nel caso la proposta della soglia di sbarramento al 5% venisse accettata. Non è quindi certo che questa coalizione riesca a raggiungere una maggioranza assoluta e il supporto della Lega Nord potrebbe essere necessario per le riforme più importanti. Detto ciò quindi anche se ci potrebbe essere un nuovo sistema, il gioco politico rimarrebbe lo stesso. Naturalmente, se la legge elettorale completasse il suo iter.
Conseguentemente, a prescindere dal risultato, è improbabile che il processo di riforme acceleri nel breve termine. L'Italia è sicuramente la nazione maggiormente in ritardo in termini di riforme economiche. Difatti, lo scenario a lungo termine per l'Italia rimane cupo tenuto conto delle basse aspettative di crescita, dell'assenza di riforme e della mancanza di stabilità politica. C'è un contrasto netto con l'Irlanda i cui spread sovrani sono ora in linea con le nazioni "core". Gli spread italiani sono ancora relativamente alti, con solo Grecia e Portogallo ad un livello maggiore.
Vi sono, tuttavia, delle buone notizie riguardo il sistema bancario. L'Unione Europea e i funzionari italiani hanno trovato un accordo sul piano di ristrutturazione di MPS, accordo che permetterebbe all'Italia di iniettare capitale a salvataggio della banca più antica del mondo proteggendo allo stesso tempo i detentori retail di debito subordinato e senior. Il piano potrebbe essere usato come modello per altre banche che necessitano di ricapitalizzazione senza innescare le regole di risoluzione bancaria.
Qualora ciò avvenisse, le banche in questione avrebbero diritto all'intervento in assenza di capitale negativo, se fossero considerate sistemiche e se fossero in grado di mostrare di poter generare di nuovo profitto in modo da permettere allo Stato di uscirne senza perdite. Ma il sistema bancario italiano rimane troppo frammentato e ciò potrebbe innalzare il rischio di implementazione di altri bail-out.

Tenuto conto di tali elementi, le elezioni italiane non sembrano rappresentare un rischio sistemico per l'Eurozona. Ma non portano la speranza di un cambio decisivo nel futuro dell'Italia, che perciò rimarrà il "malato" d'Europa. Ciò significa che la BCE potrebbe rimanere accomodante più a lungo di quanto i mercati pensino. Ciò sottolinea, inoltre, che il buon attuale periodo economico per l'Europa è solo temporaneo. Dato il forte momentum economico, la diminuzione del rischio politico sistemico, la posizione neutrale rispetto alle riforme fiscali e l'ancora accomodante politica monetaria, i pianeti sono allineati quest'anno. Godiamoci questo momento dato che l'orizzonte dei prossimi 3-5 anni potrebbe essere turbolento.

Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas



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