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   numero di 07/06/2017
Fare Business

Capo o leader? 6 modi per scoprirlo
Essere manager composta sempre delle sfide, ma l'atteggiamento mentale e quello verso i propri sottoposti fa la differenza tra vincerle e perderle

Si parla spesso di leadership come di una caratteristica fondamentale per il successo non solo personale, ma soprattutto aziendale. La differenza tra essere capo e leader non è sempre ovvia, spesso perché a livello manageriale, i due concetti sono confusi. I comportamenti che caratterizzano un leader influenzano gli impiegati in un modo completamente diverso da quelli di un capo che manca di leadership: un buon leader conosce i suoi impiegati e li considera un ingranaggio essenziale per il successo dell'azienda poiché adeguatamente motivati possono diventare un'utile risorsa di idee e originalità.
Un capo, al contrario, si limita a dare ordini agli impiegati che considera macchine "usa e getta". Si potrebbe dire che un leader è un buon capo, ma non viceversa: un capo può non essere un leader e, anzi, diventare il suo contrario. Allo stesso tempo, un leader è sempre aggiornato e spesso seguito da un coach motivazionale che gli permette di mantenere l'atteggiamento necessario per guidare un team; un capo ritiene che stare seduti dietro una scrivania sia l'unico elemento necessario per dirigere un'azienda. La gerarchia è un elemento necessario in un ambiente di lavoro, ma esistono diversi modi per esercitarla.
Starofservice.it ha delineato un percorso suddiviso in 6 tappe e per scoprire subito se, oltre ad essere un capo, si ha la stoffa per essere un leader.

1. Un leader propone sfide, un capo assegna compiti

Un buon leader sa che i suoi impiegati sono persone le cui abilità alimentano l'azienda, altrimenti non sarebbero stati scelti per avere una posizione in essa. Riconosce i loro talenti, le loro capacità e li mette continuamente alla prova per stimolare il potenziale di ognuno di loro. Un capo, sul versante opposto, dice ai propri impiegati quello che devono fare, senza lasciare loro spazio per sperimentare strategie differenti fino all'individuazione di quella migliore. Il risultato? Lavoratori demotivati che si sentono sottovalutati all'interno dell'azienda.

2. Un leader motiva attraverso l'entusiasmo, un capo con la paura

Il leader è un motivatore nato che utilizza il proprio entusiasmo all'interno del team, incoraggiando la partecipazione di tutti i membri per il raggiungimento dell'obiettivo. Un capo punisce per ogni obiettivo non raggiunto, aliena i propri impiegati e stimola un senso collettivo di individualismo che non permette un raggiungimento di obiettivi comuni. Un leader usa rinforzi positivi come stimolo e ricompensa il proprio team per ogni obiettivo raggiunto; un capo dà per scontato che certi risultati debbano essere raggiunti e attiva comportamenti punitivi se questo non accade.

3. Un leader crea una visione, un capo stabilisce obiettivi

Questo punto è difficile da spiegare, poiché un obiettivo non è necessariamente qualcosa di negativo. Differisce dalla visione nel fatto che quest'ultima è un'immagine ideale di cosa un'azienda possa diventare sul lungo periodo nello sviluppo massimo delle proprie potenzialità, sfruttando il grande potenziale di ogni impiegato e la forza che emerge dal lavoro in gruppo. Un obiettivo, in altre parole è un livello quantificabile stabilito attraverso l'implementazione di una specifica strategia, deve essere raggiunto in un dato tempo e non necessariamente attinge dal potenziale di ogni persona poiché sottintende l'obbligo a compiere una sequenza di compiti.

4. Un leader si assume rischi, un capo li controlla

Una parte importante della leadership consiste nell'assumersi dei rischi, sapere che un fallimento è solo una delle pietre che compongono il selciato del successo. Un buon leader è sempre disposto ad assumersi le responsabilità derivanti dai rischi e dai possibili fallimenti correlati. Un capo, invece, è sempre alla ricerca della minimizzazione del rischio, cercando di evitare e controllare problemi piuttosto che imparare dalle sfide. Il risultato di questo comportamento è una situazione di stallo a lungo termine nell'azienda, che non concede spazio all'innovazione e ai benefici che ne derivano.

5. Un leader partecipa, un capo domina

Un capo stabilisce la direzione dell'impresa caricandone il peso sulle spalle degli impiegati e usa il loro senso di colpa come carburante. Un leader, al contrario, lavora fianco a fianco con i propri dipendenti, condivide i compiti e si assume la responsabilità di possibili sbagli. Un buon leader sa che il senso di colpa non risolve i problemi e che la capacità di problem solving aumenta quando gli impiegati percepiscono di appartenere ad un gruppo e di condividere una visione comune.


6. Un leader parla dell'azienda come "nostra", un capo come "mia"

Un leader si considera parte di un team, partecipa svolgendo tutte le attività necessarie perché l'azienda esprima il suo massimo potenziale. Un capo, invece, non partecipa e lascia il lavoro sporco agli impiegati. Riconosce a se stesso tutto il successo, mentre un leader lo condivide sapendo che nulla sarebbe stato possibile senza ognuno dei suoi dipendenti. Un leader vede la sua azienda come un gruppo di colleghi che lavorano insieme per un obiettivo comune, mentre un capo la percepisce come un organismo non umano che lavora per il suo personale beneficio.

Le distinzioni sono quindi chiare. Si pensa di essere un leader agli occhi dei propri impiegati? Nel caso si pensi di avere la stoffa ma non si sappia come sviluppare il proprio potenziale (in fondo la leadership non è sempre innata), è possibile imparare molto dai corsi dedicati, oppure affidarsi un coach esperto che si può facilmente individuare sulle piattaforme dedicate.

 



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