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   numero di 07/06/2017
Finanza e investimenti

Cina: suona il campanello d'allarme ma sembra non interessare a nessuno
Rosenstreich (Swissquote): il taglio del rating non abbia sortito alcun effetto negativo sulle contrattazioni della Borsa. Ancora pressioni in arrivo sulle commodity currencies

Come nelle attese, Moody's ha tagliato il rating al debito cinese portando tuttavia l'outlook da negativo a stabile: la crescita della leva finanziaria e il peso che eserciteranno le nuove passività in capo ai debitori saranno cose di cui occorrerà tenere conto in uno scenario di crescita in frenata.
Pur tuttavia, i progressi registrati nel miglioramento dell'outlook starebbero ad indicare comunque che i rischi sono sotto controllo, anche se ora il mercato guarda con preoccupazione a ciò che potrebbe fare S&P, che ha già posto il Paese in AA- e in "watch" negativo.
Nonostante il taglio del rating non abbia sortito alcun effetto negativo sulle contrattazioni della Borsa cinese, si riscontrano vendite sul dollaro australiano che paga anche la debolezza del settore materie prime, oltre che il nuovo fattore di debolezza cinese.
Dal nostro punto di vista, la probabilità di un crollo verticale è minima in quanto il governo di Pechino mostra grande capacità di controllare il flusso dei capitali, per quanto non possiamo non ammettere che il downgrading di oggi rappresenti l'ennesimo campanello d'allarme circa i pericoli incarnati dal ritmo di crescita del credito e dalla sostenibilità del debito. Quello che non è chiaro è se le autorità cinesi abbiano davvero il sangue freddo per apportare ulteriori misure restrittive anche correndo il rischio di danneggiare un'economia ormai traballante.

OPEC: nessuna novità all'orizzonte

Niente di nuovo sul fronte petrolio. La riunione dei Paesi Opec in programma domani dovrebbe portare la conferma del prolungamento per ulteriori nove mesi del taglio alla produzione già deciso lo scorso anno. Sospettiamo che la notizia sia già incorporata negli attuali prezzi di mercato dato che il WTI si è già apprezzato di 7 dollari al barile dal 5 maggio scorso. D'altro canto, qualora decidessero di non prorogare l'accordo, saremmo pronti ad assistere ad una reazione negativa asimmetrica, mentre di converso se i tagli si facessero più consistenti vedremmo un rapido rally delle quotazioni.
Più realisticamente, stante le elevate aspettative del momento e l'improbabilità di vivere imminenti rialzi del prezzo al barile, rimaniamo particolarmente circospetti riguardo le cosiddette commodity currency come Rublo, Dollaro canadese e Corona norvegese. Senza considerare che l'Amministrazione Usa ha già detto di voler tagliare entro i prossimi dieci anni 270 milioni di barili di petrolio delle riserve strategiche.

Considerata la nostra posizione ribassista sul petrolio (in quanto i tagli alla produzione del passato hanno sortito unicamente un effetto transitorio sui prezzi) ma rialzista sull'andamento dell'inflazione in Europa, rimaniamo lunghi di Euro e corti di Corone norvegesi.

Peter Rosenstreich, Head of Market Strategy, Swissquote
 



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