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   numero di 31/05/2017
Digital Business

eCommerce: il mercato fa +16%, ma le aziende del retail devono avere più coraggio
Liscia (Netcomm): l'Italia è in ritardo nel sviluppare un'offerta digitale. Su un milione di imprese che in Europa vendono online in Germania sono più di 500mila, noi forse abbiamo superato le 45mila

I dati dicono più di ogni altra cosa. Il valore degli acquisti online da parte dei consumatori italiani arriverà nel 2017 a quota 23,1 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto al 2016. Gli acquisti eCommerce di prodotti cresceranno nel 2017 del 25%, a un tasso più che triplo rispetto a quello dei servizi (+8%). Per la prima volta nella storia dell'eCommerce italiano, il mercato online dei prodotti varrà tanto quanto quello dei servizi. La continuazione di un trend che sembra non arrestarsi e che dimostra come ci sia un vero e proprio terreno fertile per le nostre aziende, a patto che investano in questo settore sposando l'omnicanalità. Ne abbiamo parlato con Roberto Liscia, Presidente di Netcomm in occasione della XII edizione del Netcomm Forum.

Qual è lo stato di salute dell'eCommerce?

L'eCommerce sta crescendo in tutto il mondo, a partire da Europa, Cina e USA. Ciò che emerge sono alcuni dati. Il primo è che la crescita è ancora costante oltre le due cifre (+17-18% in quasi tutti i Paesi). Il secondo è che l'Asia con la Cina è uno dei principali motori della trasformazione globale. Il terzo punto è che ormai ci sono più di un miliardo e mezzo di persone che acquistano online e due miliardi e mezzo di persone connesse online. Da qui la nostra definizione del concetto che le persone, anche se non comprano online, comunque si informano online e il conseguente "always connected retail". Oggi gli acquirenti sono sempre connessi, con PC o smartphone oppure tablet, in qualsiasi parte al mondo. Tutto però converge nel far diventare proprio lo smartphone lo strumento "totemico" di collegamento, di bridging, con i touchpoint che fanno parte dell'ecosistema del "always connected retail".
In questo contesto in continua evoluzione la chiave del successo competitivo è creare un'esperienza di unified commerce dove online e offline e i diversi device si mescolano in un nuovo ecosistema esperienziale.

E in Italia?

L'Italia cresce, con una previsione per il 2017 di arrivare a 23 miliardi di fatturato (+16%), e aumentano i compratori: siamo arrivati a 21 milioni. Crescono anche le famiglie che acquistano e ciò che sorprende è che ormai più di una famiglia su due è in grado di comprare online. E' cresciuto anche l'acquisto medio per acquirente, poiché si è passati da 1000 euro a 1200. I millennials stano entrando poi a frotte in questa nuova economia. Quello che dobbiamo aspettarci è che anche le imprese si mettano in moto.

Come si sta evolvendo il settore retail?

L'acquisto non è più come quello di una volta, per usare un termine conservativo. E' diventato un acquisto esperienziale. Il concetto del "always connected retail" coinvolge il fatto che il cliente-consumatore si informa o può informarsi in ogni momento della giornata, e allo stesso modo acquistare in ogni momento. Parimenti può entrare o si aspetta di entrare in ogni momento della giornata per trovare il prodotto o l'esperienza dei suoi desideri. Questo può trovare significa che anche il retail deve in qualche misura modificarsi. Quello che si si aspetta è che anch'esso diventi digitale, che sia parte di questo nuovo ecosistema di esperienzialità digitale.
Questo vede il consumatore ormai esperto e smart, collegato, e che si aspetta di poter entrare in un negozio e continuare a cercare, a trovare e a pagare con la stessa esperienzialità che ha sperimentato sugli strumenti digitali.
Il che significa che il negozio deve diventale il luogo dell'acquisto della merce che non c'è, o la sede del ritiro della merce acquistata in un altro momento, oppure il punto in cui si reca il cliente a portare la merce quando esercita il diritto di resa. Questo nuovo ecosistema si sta sviluppando anche in Italia, ci sono ormai 4mila negozi che permettono di ritirare la merce ordinata online.

Quindi anche da noi qualcosa si muove?

Questi fenomeni stanno portandoci ad una considerazione: se negli ultimi 3 anni i compratori sono cresciuti del 26%, l'eCommerce è cresciuto del 37%. E questo perché gli utenti acquistano di più, con maggior frequenza, utilizzano più mezzi e più canali, sono in qualche misura più aiutati e indirizzati dai dati che le aziende mettono loro a disposizione. Mentre gli strumenti di pagamento sono sempre di più "monetica", quindi anch'essi dematerializzati.
L'unico lato negativo di questa considerazione è che da una ricerca che abbiamo fatto, su 100 acquisti o transazioni effettuate in Italia solo 20 sono fatti su merchant italiani, 80 all'estero. Il che significa che l'Italia è in ritardo nel sviluppare un'offerta digitale. Su un milione di imprese che in Europa vendono online in Germania sono più di 500mila, in Francia più di 200mila, in Italia forse abbiamo superato le 45mila, ma siamo sempre comunque ben al di sotto del potenziale che dovremmo in qualche misura soddisfare.
Quello che è emerso nella riflessione fatta al Forum è che i modelli di business che stanno emergendo sono molteplici. Ci sono quelli basati sui portali, quindi piattaforme tecnologiche che permettono di mettere in contatto il cliente con il prodotto e il produttore. Ci sono modelli basati sul social commerce, cioè piattaforme di scambio di informazioni da social network, che mettendo in mostra il prodotto permettono al cliente di acquistare direttamente dal social network.

E poi ci sono altri modelli molto interessanti, che si adattarebbero benissimo al contesto italiano e che si sono sviluppati, per esempio, in Olanda. Qui le nove strade cittadine principali si sono consorziate creando un portale per continuare l'esperienza di acquisto, passando dal fisico al digitale: dopo che un cliente o un turista è entrato in un negozio, può continuare anche mesi dopo sul portale che ha lo stesso "look and feel". Questo modello si adatterebbe benissimo alle vie dello shopping italiane, come via Montenapoleone o via del Corso. Quindi noi dobbiamo cambiare pelle, investire, avere coraggio e, soprattutto, aiutare gli imprenditori italiani a fare quel trasferimento verso il mondo digitale che è appena iniziato.

Avete visto variazioni significative a livello di settori merceologici?

Certamente. Quello che sorprende è la crescita dell'alimentare, che quest'anno fa un +35%. E' un comparto partito in ritardo e siamo solo agli inizi. E poi quello dell'arredamento. Continua a sorprendere la crescita delle apparecchiature elettriche ed elettroniche Un dato racchiude tutto il fenomeno: ormai queste apparecchiature hanno raggiunto il 21% di vendita sulla quota di tutti i canali, quindi significa che questo settore sta per diventare fortemente intermediato dai canali digitali, se già non è così.


 



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