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   numero di 10/05/2017
Cover story

Potenza (Groupama): il supply chain fund fornisce liquidità alle PMI

Una soluzione di reverse factoring evoluto che avvicina chi ha capitali con chi deve impiegarli, magari per innovare. Grazie ad accordi con l'impresa capofiliera e i suoi fornitori strategici

L'allungamento dei tempi di pagamento alle micro imprese e PMI fornitrici continua oggi ad essere in Italia tra le principali cause di tensioni finanziarie, con conseguente riduzione dell'accesso al credito per le stesse, aumento del costo del finanziamento e peggioramento degli indicatori di bilancio.
Nel 2014 (ultimo dato disponibile) il valore del monte crediti complessivo delle imprese italiane, che può essere considerato una stima del potenziale di mercato in ambito Supply Chain Finance, è salito a oltre 570 miliardi di euro, di cui circa 330 miliardi (60% del totale) a carico di PMI e micro imprese. In particolare, il 76% di questi crediti è risultato relativo a rapporti Business to Business, il 14% a crediti verso la pubblica amministrazione, il 6% ad attività di export ed il 2% a crediti Business to Consumer.
Il 73% di questi crediti commerciali, pari a 421 miliardi di euro, quindi circa tre quarti del mercato potenziale, non è risultato coperto da soluzioni di finanziamento, né tradizionali né innovative.
La quota di crediti commerciali coperta da soluzioni di finanziamento invece ha superato di poco il 25%, risultando così suddivisa: l'anticipo fattura ha finanziato circa 90 miliardi di euro (16%) e il factoring oltre 56 miliardi di euro (10%), mentre meno del 1% è stato coperto ad altre soluzioni quali, ad esempio, il reverse factoring.
In questo quadro si inserisce il Supply Chain Fund di Gruopama, con una proposta decisamente interessante per le nostre imprese. Ne abbiamo parlato con Alberico Potenza, Managing Director per l'Italia di Groupama AM Sgr.

Che cos'è e come funziona il Supply Chain Fund?

Si tratta del primo fondo di direct line dealing italiano che finanzia direttamente le imprese. Il focus del fondo è acquistare i crediti commerciali vantati da produttori strategici nei confronti del capofiliera per tutte le filiere italiane. Di fatto, si opera come un anticipo fatture e lo sconto fatture. Abbiamo preso il concetto del factoring e lo abbiamo riportato con una fonte di finanziamento differente dal capitale proprio delle banche, che è quella degli investitori istituzionali italiani.

Perché supply chain?

Perché la differenza tra un accordo di factoring e un accordo di supply chain sta nella collaborazione, che è il termine chiave. Noi facciamo degli accordi con il capofiliera, che di solito sono le aziende più grandi in Italia, con merito di credito più elevato, che hanno dei poteri negoziali nei confronti dell'istituto finanziario - inserisco quindi anche noi insieme alle banche, che è il canale tradizionale - per poter usare la loro dimensione e il loro merito di credito per ottenere condizioni economiche più vantaggiose rispetto a quelle che otterrebbero i loro tipici fornitori che sono aziende medio-piccole. Quindi il Supply Chain Fund fa accordi di reverse factoring evoluto, poiché noi utilizziamo la tecnologia in modo evoluto, che avvicina chi ha capitali propri con chi deve impiegarli. Questo, come già detto, grazie agli accordi con l'impresa capofiliera e i suoi fornitori strategici, allo scopo di rendere liquidi i crediti che le aziende fornitrici - tipicamente PMI - vantano con le aziende committenti, mediamente di grandi dimensioni. In Italia è un dato di fatto che i crediti commerciali vedono pagamenti, per i piccoli fornitori, con una dilazione media di circa 150 giorni, rispetto ai 30-40 giorni della media europea. Ciò significa che molto frequentemente le imprese medio-grandi si fanno finanziare anche da chi ha bisogno di capitali, come le aziende medio-piccole. Quindi l'idea di una soluzione di supply chain rende liquidi dei crediti che le aziende medio-piccole vantano nei confronti del capofiliera, fornendo un rapido aiuto per un aumento del cash e della liquidità, e quindi fa utilizzare finanziamenti sul medio-lungo termine per le PMI, per poter aver capitali per il loro futuro e la loro crescita, magari attraverso l'innovazione. Il fondo si pone quindi come un ponte tra gli investitori istituzionali (fondi pensioni negoziali, casse di previdenza e fondazioni bancarie) e l'imprenditoria italiana.

A chi si rivolge il fondo, in particolare?

Il Supply chain fund ha due lati. In primo luogo si rivolge all'investitore istituzionale italiano, che tra l'altro è già nostro cliente: come società di gestione in Italia gestiamo otto miliardi e mezzo di euro, prevalentemente per clientela istituzionale. Dall'altro lato si rivolge agli imprenditori, in particolare italiani. Il fondo offre all'imprenditore un canale parallelo a quello bancario, quindi non sostitutivo. Si tratta quindi di un'altra fonte di finanziamento aggiuntiva a quella tradizionale bancaria per le imprese, che però parla un linguaggio differente. Un linguaggio nuovo, rivisto, perché con la tecnologia avvicina chi ha il capitale a chi ne ha bisogno, ma lo interpreta anche con l'occhio di un analista finanziario che si slega dai vincoli e lacciuoli, che purtroppo la banca ha e sempre avrà, come Basilea 1 e 2. Il fondo non è quindi una banca, non segue le costrizioni che la banca ha. Questo non significa che non ci sia un'analisi finanziaria, ma che noi aggiungiamo ad essa una seconda dimensione: non solo la relazione tra bilancio dell'azienda e la banca (merito di credito), ma anche come l'azienda è inquadrata all'interno di una filiera. Se si è un fornitore strategico di una grande azienda per me si è anche un creditore importante e "privilegiato" della stessa. Se io ti acquisto quel credito e lo anticipo, io devo valutarlo con il rischio di credito del tuo debitore, che magari è un'impresa mille volte più grande e con un merito di credito molto più elevato. Va quindi guardata anche la strategicità del fornitore. Ovviamente, all'interno di un tasso che viene applicato deve rientrare anche quanto un'azienda sia indispensabile all'interno di una filiera. Sicuramente questo è un vantaggio che una lettura di un bilancio, anche dettagliata, non offre. Occorre parlare con gli imprenditori, con il capofiliera, collaborare con tutti, per avere l'idea di quanto all'interno di una filiera produttiva l'impresa sia strategica e importante. Questo ha un valore che va riconosciuto in un tasso che sicuramente deve essere di maggior vantaggio rispetto a uno fatto in modo statico e distante da questo.

E' arrivato il momento delle fintech nel factoring? Come funziona la vostra piattaforma?

Ormai il fintech non è più una novità perché, è un dato di fatto, anche in Italia sono partite tante piattaforme che utilizzando la tecnologia "svecchiano" e rendono più fruibili i servizi bancari, rendendoli più alla portata - come nel nostro caso - di chi ha bisogno di finanziamenti o altri servizi. La nostra fintech in particolare, si è basata da subito su un principio di "plug and play". Io non devo chiedere ad un'impresa di dover andare su un home banking e inserire i documenti che poi devono essere scontati. Non devo chiedere alle due controparti (chi deve pagare e chi deve ricevere il pagamento) di aggiungere un processo ai loro processi normali. Devo essere io al loro servizio: la nostra piattaforma si integra nei gestionali delle aziende, rispettando i loro processi decisionali di approvazione. Talvolta si digitalizza un flusso che magari l'azienda non ha, e forniamo quindi un ulteriore servizio. Si tratta di una soluzione perfettamente integrata, che non fa aprire un nuovo conto corrente (non siamo una banca!), ma usa quelli delle aziende, soprattutto dei fornitori. E anche la parte di approvazione della fattura, della notifica della cessione del credito, che per chi fa factoring sono processi lunghi e molto burocraticizzati, nella nostra piattaforma sono molto più leggeri, fruibili e totalmente online. La carta è quasi sparita e questo rende molto più fluido il passaggio di liquidità. Per esempio, nel momento in cui una fattura entra nella piattaforma, il giorno dopo viene pagata al tasso di sconto riconosciuto.


Come si entra in contatto con il fondo?

La nostra non è una piattaforma di tipo aperto. Si tratta di un prodotto fatto da una nostra società, Fifty Finance Beyond, nata dalla partnership di Groupama AM Sgr con Tesis Square. Occorre quindi che le imprese interessate entrino in contatto con Fifty. Dopodichè si crea un vero accordo - di solito c'è una cessione di massa di crediti - e poi siamo noi ad abilitare il tutto, senza pesare con nessun tipo di costo sull'azienda. Non è un concetto di eBay o un'asta, ma più un accordo strategico di medio-lungo termine, considerando il termine del factoring, quindi massimo 18 mesi.



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