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   numero di 03/05/2017
Finanza e investimenti

Risk asset: meglio la via della prudenza
Bahrke (Nordea AM): le possibilità che i dati sulla crescita risultino deludenti a fronte di attese troppo elevate sono tangibili e la propensione al rischio potrebbe diventare indigesta nella seconda parte dell'anno

La prudenza non è mai troppa, nemmeno se si parla dei risk asset. Dopo la corsa che ha visto protagonisti questi titoli ad inizio 2017, infatti, è difficile prevedere se questo trend sia destinato a proseguire. Da un lato, le previsioni per il secondo semestre 2017 continuano ad essere nuvolose, ma per dare una corretta valutazione nel più breve periodo si deve analizzare la chiave che ha influenzato l'andamento degli asset ad alto rischio, ossia la grande fiducia emersa dalle aspettative di crescita. Un ottimismo trainante che ha battuto le attese del mercato mese dopo mese, stentando poi a realizzarsi in maniera concreta negli indicatori reali, le cui letture si sono rivelate poi allineate al consenso.
La posizione prevalente è attendista: è questione di tempo prima che i dati soft si traducano in consumi e occupazione. La storia, però, insegna diversamente. Una discrepanza così ampia tra le due categorie di dati si è vista in precedenza nel 2001 e nel 2007, anni in cui gli asset rischiosi hanno, di fatto, subito una forte correzione. Il nostro suggerimento, tuttavia, non è fuggire, bensì mantenere una certa dose di cautela.
Si guardi, in particolare, agli Stati Uniti: stando alle aspettative, la crescita del Pil dovrebbe oscillare tra il 3,5% e il 4%, dopo un quarto trimestre 2016 chiusosi con un +2,1%. Se questa dovesse essere la realtà, e la cosa non è infattibile, finora non abbiamo ancora visto niente in termini di redditività dei risk assets. Il passato però insegna che dati soft benevoli non devono essere considerati come oracoli, perciò tentare di estrarre un outlook annuale dal primo trimestre potrebbe essere una strategia pericolosa da seguire.
Altro elemento importante da considerare è l'andamento dei mercati.
Guardando all'azionario, gli indici globali tra gennaio e marzo hanno messo a segno un +7%, scommettendo su un'accelerazione della crescita, su una spinta reflazionistica a ritmi moderati e, soprattutto, su un balzo nella redditività delle aziende.
Anche l'altro lato della medaglia del rischio, nel quale si posizionano i titoli obbligazionari sovrani, ha però mostrato rendimenti soddisfacenti, fattore che smentisce in via teorica le premesse sulle quali si è basato il rally delle classi più volatili. Tuttalpiù che tali ipotesi vengono messe in discussione in egual modo dalla lieve contrazione delle aspettative reflazionistiche del mercato del reddito fisso.
In uno scenario che vede i tre maggiori Istituti centrali muovere i primi passi verso un inasprimento della loro politica monetaria, la reazione dell'obbligazionario dovrebbe essere opposta. Noi prevediamo che il segmento risk assets sia messo sotto pressione nella seconda parte dell'anno, una visione che quindi dà ragione ai segnali che arrivano dal reddito fisso.
Tre le ragioni a sostegno della nostra posizione. In primo luogo, il clamore intorno al ciclo reflazionistico globale dovrebbe iniziare la sua fase discendente: i prezzi delle materie prime sono infatti attesi stabilizzarsi, con il conseguente impatto sulla reddittività Usa che deve la metà della sua crescita nel quarto trimestre 2016 al rimbalzo dei beni energetici. A seguire, la stretta delle Banche centrali, unita a un tasso di interesse naturale molto basso, fa sì che non sia necessario, almeno negli Usa, un rialzo significativo del costo del denaro per oltrepassare il tasso naturale. Una condizione, questa, che spesso ha influenzato negativamente i risk asset causandone una correzione. Infine, molto dell'ottimismo che si sta respirando oggi è già prezzato dai mercati, per cui servirebbero sorprese di un certo calibro per riuscire a suscitare ulteriore stupore.

In conlusione, le possibilità che i dati sulla crescita risultino deludenti a fronte di attese troppo elevate sono tangibili e la propensione al rischio, a questo punto, potrebbe diventare indigesta nella seconda parte dell'anno.

Witold Bahrke, Senior Macro Strategist di Nordea Asset Management
 



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