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   numero di 03/05/2017
Finanza e investimenti

Quanto conta l'economia USA per gli investitori?
Flax (Moneyfarm): nonostante si parli molto dei problemi di leadership, l'economia americana ancora oggi traina le altre economia mondiali e resterà tra le più forti fino al 2050, insieme a Cina e India

Mentre le promesse della campagna elettorale cominciano a prendere polvere tra i busti e gli scaffali della Casa Bianca, Donald Trump inizia a sentire un po' di pressione. Con la soglia psicologica dei 100 giorni in avvicinamento, deve mantenere almeno una delle numerose promesse fatte al popolo americano. Ma dopo il blocco dello stralcio della riforma sanitaria di Obama, sembra difficile che almeno la riforma fiscale, che nei piani includerebbe massicci sgravi, abbia vita facile. In merito a ciò, Paul Ryan, lo speaker della Camera dei Rappresentanti, ha dichiarato che la partita in questo caso sarà ancora più complessa di quella dell'odiato Obamacare.
I mercati, di conseguenza, stanno cominciando ad abituarsi all'idea che un calo delle tasse non sia proprio dietro l'angolo. E questa convinzione si è materializzata nello stesso momento in cui i media hanno è iniziato a parlare dell'intenzione della Fed di ridurre il suo bilancio.

Dati core o dati soft?

Andando ad analizzare i dati economici americani, quello che emerge è un livello di disoccupazione basso, la fiducia dei consumatori alle stelle, l'inflazione ai livelli ottimali e delle stime di crescita del Pil stabili. La Fed ha anche cominciato a rialzare i tassi di interesse. Tuttavia, andando a scavare più a fondo nei dati, la situazione è un po' più complessa. Le imprese e i consumatori hanno cominciato a comportarsi come se l'economia stesse facendo uno scatto in avanti, ma osservando bene i numeri, non sembrano esserci indicatori concreti di questa accelerazione e la Fed ha mantenuto le sue previsioni invariate.
Come si spiega allora questa discrepanza tra i così detti dati core i dati soft e quelli core? Una teoria è che i dati macro stiano sottovalutando il sentimento diffuso e non riescano a rappresentarlo propriamente nelle previsioni di crescita. Sono in molti a credere che il 2017 sarà un anno positivo oltre le aspettative per l'economia globale. Anche le previsioni di crescita di Bloomberg non sono cambiate molto, con un 2,2% per il 2017 nonostante un calo del dato del primo quarto dal 2 all'1,8%.
Ci sono però altri segnali che sembrano gettare un'ombra sullo stato di salute dell'economia americana. Per esempio, i prestiti sono caduti a picco nel primo periodo del 2017 e, solitamente, meno prestiti si traducono in un Pil più basso. Questo in parte potrebbe essere un effetto delle politiche restrittive della Fed, ma esiste un'altra interessante teoria: le promesse fiscali di Trump potrebbero incoraggiare le imprese a rimandare i propri piani di investimento per non perdere il vantaggio fiscale. Una vera e propria grana, con contorni quasi grotteschi, per l'inquilino della Casa Bianca.

L'importanza degli Usa

L'economia americana resta la più forte a livello mondiale. La sua supremazia rispetto alle economie del resto del pianeta sta diminuendo, ma ancora oggi esercita su di loro un'influenza fondamentale. Questo non cambierà nel prossimo futuro.
Gli Stati Uniti, insieme alla Cina e all'India, potrebbero confermarsi leader dell'economia mondiale anche nel 2050. Gli Stati Uniti sono il centro economico del mondo e sono il cuore del sistema della finanza globale, costituito da vasi comunicanti. Il liquido che ancora alimenta questo meccanismo intricato e interconnesso è il dollaro, che negli ultimi anni è stato pompato dalla Fed. L'andamento della valuta statunitense è ancora uno dei dati più rilevanti nel determinare le scelte di investimento di tutto il mondo.

Nonostante si parli molto dei problemi di leadership, resta vero che se l'America rallenta anche il mondo rallenta. Quando gli Usa starnutiscono, il mondo si prende un raffreddore e quando inciampano, il mondo trema. Per questo sarà importante valutare con attenzione come si andrà a comporre nei prossimi mesi questa discrepanza tra il sentimento degli Americani e i dati economici.

Richard Flax, Chief investment Officer di Moneyfarm
 



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