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   numero di 19/04/2017
Fare Business

Come affrontare il problema dei colleghi scontrosi
de Lestrange (Cornerstone OnDemand): quattro facili strategie per migliorare l'ambiente lavorativo in presenza di soggetti che influiscono negativamente

C'è chi non collabora, chi brontola, chi si lamenta di continuo. Chi non ha mai avuto a che fare con colleghi di questo tipo sul posto di lavoro? Il pessimo umore, i musi lunghi e le incessanti lamentele si ripercuotono inevitabilmente sull'ambiente e sul clima lavorativo, danneggiando lo spirito di squadra. Per evitare che la situazione si inasprisca ulteriormente e diventi irrecuperabile, meglio intervenire il prima possibile. Ma come?
Ce lo spiega Geoffroy de Lestrange, Product Marketing Manager di Cornerstone OnDemand, azienda leader nell'offerta di software per la gestione del capitale umano in ambiente cloud.

1. Preservare un sano ambiente lavorativo

In ufficio, il pessimo umore anche di una sola persona influisce negativamente sugli altri e può essere fonte di demotivazione per tutto il team. Secondo uno studio condotto da Cornerstone OnDemand negli USA, in un ufficio di venti persone basta anche una sola persona con un atteggiamento negativo e scontroso a far aumentare del 54% il numero delle dimissioni.
"Spesso, le persone che si lamentano sembrano essere talentuose e produttive", spiega de Lestrange. "Ma solamente in apparenza. Queste persone non perdono mai l'occasione per lamentarsi e criticare gli altri, ma cercano in tutti i modi di nasconderlo ai propri superiori. È importante, quindi, prestare attenzione anche ai più piccoli segnali e ascoltare sempre i propri collaboratori per poter agire il prima possibile e con estrema efficacia".

2. Identificare il problema

Come riconoscere le persone negative? Generalmente, preferiscono la quantità alla qualità e dimostrano scarsa empatia. Si vantano in maniera eccessiva dei propri meriti e si lamentano costantemente delle condizioni di lavoro.
"Nella realtà, la situazione è molto delicata", sottolinea de Lestrange. "Questo tipo di comportamento può emergere per diversi motivi che causano frustrazione nel dipendente in questione, come ad esempio la mancanza di opportunità di crescita all'interno dell'azienda, un sovraccarico di lavoro o un più generale senso di noia e disinteresse per le proprie mansioni. Spetta ai responsabili di team individuare il problema".

3. Favorire il dialogo

Un incontro vis à vis con il diretto interessato è il primo passo. Innanzitutto, è importante evidenziare i risvolti positivi del lavoro svolto. Dopo un'accurata analisi e non prima di aver suscitato nel proprio interlocutore una sincera presa di coscienza, si possono passare al vaglio le diverse opzioni per risolvere concretamente il problema. La frase giusta da dire in questo frangente potrebbe essere qualcosa di simile a questo: "Sto notando un tuo comportamento che turba l'ufficio. Mi piacerebbe discuterne in modo tale da migliorare la situazione e trovare insieme una soluzione".
Giungere a un accordo che possa soddisfare entrambe le parti è fondamentale per la risoluzione definitiva del problema. A questo scopo, le possibilità sono tante: un cambiamento nella postazione di lavoro, il coinvolgimento in altri progetti, un alleggerimento del carico di lavoro, una migliore suddivisione dei compiti, un appuntamento con le risorse umane per prendere in considerazione l'inserimento in un percorso formativo o, ancora, la concessione del supporto di un profilo junior che è appena entrato in azienda.


4. Monitorare la situazione

In seguito, un regolare controllo è indispensabile. Lo scopo? Vedere come la situazione evolve e verificare che la persona interessata tenga fede agli impegni presi.
"Nella maggior parte dei casi, le cose migliorano. E così anche l'ambiente", sottolinea de Lestrange. "I vostri collaboratori non potranno che esservi riconoscenti".
 



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