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   numero di 01/03/2017
Leisure

Se mi racconto meglio lavoro di più
Il fenomeno emergente dello storytelling di sé stessi analizzato da Andrea Bettini e Francesco Gavatorta

Siamo tutti più o meno efficaci nel raccontare dei prodotti o servizi che ci interessano, nel dare di eventi e fenomeni la chiave di lettura davvero innovativa. Ma quando si parla di vendere se stessi, sia per il lavoro sia per le questioni più personali, come ce la caviamo?
Su questo tema, e sulle migliori tecniche per migliorare la propria capacità di vendersi, due esperti del settore, Andrea Bettini, Storytelling Specialist e Co-founder di Strategike e
Francesco Gavatorta Strategic Planner, Trainer, Storytelling
hanno deciso di mettere nero su bianche la loro esperienza e di teorizzare quali siano i segreti che è bene comunque seguie. Ne è venuto fuori "#Personal storytelling. Costruire narrazioni di Sè efficaci", edito da FrancoAngeli. Abbiamo intervistato Bettini.

Come è nata l'idea di questo libro?

Come tutte le belle storie è nata da un incontro. Eravamo ospiti di BookCity Milano. Io presentavo "Non siamo mica la Coca-Cola, ma abbiamo una bella storia da raccontare" e Francesco Gavatorta "Content Evolution - La nuova era del marketing digitale". A moderare l'incontro c'era Alberto Maestri, co-autore insieme a Francesco del loro libro. Fin da subito si è creato un'affinità tra noi. Non poteva essere diversamente visti i temi che andavamo a trattare nei nostri rispettivi volumi. A questa affinità si è aggiunta una stima e un'amicizia reciproca. Trascorso qualche mese da quell'incontro Alberto ci ha proposto di lavorare sul tema della narrazione del sé. L'epilogo è ciò che si trova nel libro #PersonalStorytelling".

Quali sono gli errori più frequenti in cui s'incorre nel raccontarsi?

Perdere di vista la realtà. Il personal storytelling è efficace quando si racconta la storia di sé stessi e non la costruzione di un personaggio. È un discorso d'identità. È un po' come mettersi allo specchio e avere la coerenza di descrivere ciò che si vede. Un altro errore sta spesso nell'esagerare. Non è che necessariamente devo raccontare tutto. Alcune cose sono fuori luogo a prescindere e altre magari invece non forniscono nulla in più. Creano solo rumore. Non dobbiamo essere sempre alla ricerca del colpo ad effetto. La semplicità paga sempre. Anche rinnegare è un errore che bisogna evitare. Quando raccontiamo la storia più importante, la nostra, è necessario non negare, ma spiegare.

Che ruolo gioca l'evoluzione dei social nel raccontare la propria storia e peculiarità professionale?

Ormai i social media hanno un ruolo centrale e imprescindibile nelle dinamiche di comunicazione, soprattutto personale. Già con la nascita del blog abbiamo potuto osservare come il format del "diario" fosse tornato in auge, accentrando l'attenzione del lettore sugli aspetti più personali e intimi. Oggi molti dei blogger di allora sono diventati giornalisti e/o influencer molto seguiti, proprio perché hanno saputo segnare un territorio.
Oggi quelle meccaniche sono scontate, ed è normale condividere con gli altri ciò che ci riguarda: a creare questa necessità è stato l'affermarsi dei social media come filtro per leggere il mondo, e attraverso cui costruirsi un'immagine e un'opinione. Che questo poi sia un bene, è tutto ancora da verificare...

La reputazione, anche personale, come si difende?

Probabilmente non dando spazio a comportamenti che ne minino la credibilità! Ognuno di noi si crea una "fama" più o meno marcata a seconda di ciò che fa, ma anche quello non basta, d'altronde è dimostrato come soprattutto online un giudizio monti a seconda degli umori della piazza, al di là dei fatti... Il caso emblematico che in questi giorni potrebbe ben descrivere il concetto è l'omicidio di Vasto, dove la "reputazione", intesa come idea che le persone hanno di un terzo, è stata minata da un fatto che ha generato un giudizio più severo di una condanna. Il digitale in questo ha giocato un ruolo decisivo, in particolare per chi la reputazione della parte lesa ha minato. Opporsi con forza uguale e contraria può a volte non esser decisivo: segno che le dinamiche percettive sono cambiate, e la polarizzazione del pensiero è sempre più marcata.


Alla fine gli algoritmi sostituiranno l'empatia che si crea tra persone che si devono selezionare?

Chissà. Si fa tanto un parlare di Intelligenza Artificiale, potrebbe anche essere che ci sia qualche strumento in grado di indicare chi sia il meglio sulla piazza, a discapito della percezione diretta di un selezionatore. Ma è anche vero che a volte dietro la pietra grezza si nasconde un diamante, e sempre solo lo sguardo attento di chi è "del campo" è in grado di vederlo. La speranza è insomma che l'Uomo rimanga sempre al centro di tutti i processi, anche nel lavoro.

Titolo: #Personal storytelling. Costruire narrazioni di Sè efficaci
Autori: Andrea Bettini, Francesco Gavatorta
Editore: Franco Angeli
Pagine: 130

@federicounnia - Consulente in comunicazione



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