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   numero di 22/02/2017
Fare Business

Investimenti diretti esteri globali: -13% nel 2016 ma quest'anno ci si attende una modesta ripresa
Però non è andata male per tutti: secondo l'UNCTAD gli afflussi nel Regno Unito sono aumentati di quasi sei volte, da 33 a 179 miliardi di dollari

I flussi globali di investimenti diretti esteri (IDE) sono diminuiti del 13% nel 2016, assestandosi ad una cifra stimata di 1,52 trilioni di dollari. Del resto, la crescita economica globale è rimasta debole e i volumi del commercio mondiale hanno riportato guadagni anemici. E' quanto emerge dall'ultimo UNCTAD (United Nation Conference on Trade and Developement) Global Investment Trends Monitor.
"Il recupero degli IDE prosegue lungo una strada accidentata. Particolarmente preoccupante è la forte caduta di progetti di investimento nel comparto manifatturiero, che svolgono un ruolo importante nella generazione di miglioramenti della produttività tanto necessari nelle economie in via di sviluppo", ha affermato Mukhisa Kituyi segretario generale dell'UNCTAD.
"Guardando al futuro, i fondamentali economici indicano un potenziale aumento dei flussi di IDE di circa il 10% nel 2017", continua Kituyi. "Tuttavia, significative incertezze sui futuri sviluppi di politica economica potrebbero ostacolare gli IDE nel breve termine".
Il calo degli IDE nel 2016 non è stato equamente ripartito tra le regioni, riflettendo l'eterogeneità dei contesti economici dei Paesi in tutto il mondo.
Il flusso di IDE verso l'Europa è sceso del 29%, a una stima di 385 mld di dollari, con un certo numero di Paesi che hanno visto una forte volatilità nei loro afflussi.
Gli afflussi in Irlanda sono calati, con un disinvestimento netto a una cifra stimata di 1,2 miliardi di dollari, dopo i 188 miliardi dell'anno precedente, dal momento che alcune consociate estere nel Paese hanno visto diminuite le loro passività per prestiti alle case madri. I flussi in entrata sono anche calati in Svizzera (da 70 miliardi di dollari a una cifra stimata intorno ai 6 miliardi), Belgio (da 21 miliardi a circa 19 miliardi), e Olanda (da 73 miliardi a 46 miliardi).
Questo calo è stato mitigato da una modesta crescita dei flussi verso il Nord America (+6%) e un aumento considerevole degli investimenti in altre economie sviluppate, principalmente Australia e Giappone.
Allo stesso tempo, gli afflussi nel Regno Unito sono aumentati di quasi sei volte: da 33 miliardi di dollari a 179 miliardi, sostenuti da un importante aumento di M&A megadeals transfrontalieri che hanno avuto UK come target. E meno male che la Brexit avrebbe fatto crollare il Paese!
C'è stato anche un aumento dei flussi verso la Francia (da 40 mld di dollari a circa 46 mld), grazie agli utili reinvestiti. In Svezia, gli utili reinvestiti sono cresciuti nettamente, oltre che a un piccolo aumento nelle partecipazioni azionarie, hanno amplificato gli afflussi di IDE, che passano da 6 a 25 miliardi di dollari.
Il rallentamento della crescita economica e il calo dei prezzi delle materie prime hanno pesato sui flussi di IDE verso le economie in via di sviluppo. Queste hanno visto diminuire gli afflussi del 20% (per una stima di 600 mld di dollari) a causa di un calo significativo nello sviluppo in Asia e in America Latina. Tuttavia, le economie in via di sviluppo continuano a rappresentare la metà dei primi 10 Paesi riceventi. I flussi di IDE verso le economie di transizione sono cresciuti del 38%, toccando una cifra stimata di 52 miliardi di dollari.

L'ondata di fusioni e acquisizioni transfrontaliere mostra segni di riflusso. Un aumento del 13% del valore delle vendite nette, che è salito a 831 mld di dollari, impallidisce rispetto ai agli aumenti del 67% e 68% registrati nel 2014 e 2015. Gli annunci di IDE in progetti Greenfield (costruzione di un sito produttivo "da zero") hanno visto il loro valore aumentare del 5%, ma questo era in gran parte dovuto a pochi grandi progetti in alcuni Paesi. La stragrande maggioranza degli stati, al contrario, ha registrato un calo.

 



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