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   numero di 25/01/2017
Finanza e investimenti

L'economia globale tra il vecchio e il nuovo, tra speranza e paura
Bevers (Degroof Petercam AM): Cina, Trump, sistema bancario europeo, e le elezioni in Olanda, Francia e Germania faranno del 2017 un altro anno impegnativo

"Ci sono periodi che pongono domande e periodi che offrono risposte", affermò la scrittrice americana Zora Neale Hurston. Il 2016 ha offerto poche risposte, ma avanzato molte domande. Resta da vedere cosa il 2017 porterà con sé.
Il mese scorso la Fed ha rialzato il tasso base per la seconda volta in dieci anni. Ciò è stato possibile perché, al giorno d'oggi, l'economia globale si trova in acque più tranquille.

Un piccolo riassunto per capire meglio

Ciononostante, il 2016 è iniziato in una situazione tutt'altro che calma. A gennaio, i mercati azionari sono crollati a causa delle continue preoccupazioni legate alla Cina. Inoltre, l'economia statunitense ha affrontato un inizio deludente a causa del rigido inverno, del dollaro forte e dell'estrema scarsità di investimenti nel settore dello shale oil, a causa di un continuo calo dei prezzi del petrolio. E, come se non bastasse, gli inglesi hanno espresso un voto di protesta contro l'Unione europea, l'immigrazione e la globalizzazione. Nel frattempo, i tassi di interesse hanno raggiunto nuovi minimi.
Eppure, i dati cinesi a poco a poco hanno mostrato segnali di stabilizzazione, e la fiducia tra le famiglie e le imprese occidentali è cresciuta nella seconda metà dell'anno. La debole ripresa economica europea ha iniziato a prendere slancio.
Nemmeno un peso massimo come Donald Trump poteva cambiare la situazione. Sulla scia del discorso tenuto dopo il successo elettorale, il tasso di interesse è salito, così come i prezzi dell'azionario. La bocciatura della riforma costituzionale in Italia ha fatto cadere Renzi, ma l'ottimismo sui mercati finanziari ha resistito.

Cosa porterà il 2017?

Il referendum italiano ha ancora una volta scoperchiato la difficile situazione del settore bancario del Bel Paese. Le immediate conseguenze del voto Brexit sono state migliori del previsto, ma ovviamente il difficoltoso processo di uscita deve ancora iniziare.
La Cina ha recuperato il proprio equilibrio durante l'anno della scimmia ma l'anno del gallo potrebbe ancora una volta scuotere i mercati finanziari. La crescita del credito e l'aumento dei valori immobiliari in città come Shanghai e Pechino non sono sostenibili.
Trump, con i suoi piani di raddoppiare la crescita degli Stati Uniti al 4%, è ancora beatamente al di fuori del fuoco incrociato. Anche se non ha ancora ufficialmente preso il timone, il tempo stringe visto che ha promesso un ampio sviluppo delle infrastrutture e significativi tagli fiscali. Promesse che dovrà implementare in tempi rapidi per non deludere i mercati finanziari. Nel frattempo deve fare i conti con un dollaro sempre più forte. Questo mette sotto pressione le esportazioni e si scontra con i suoi piani di rinvigorire il settore industriale nazionale. Di conseguenza aumenta il rischio di un maggiore protezionismo, di possibili azioni di ritorsione e di una ulteriore de-globalizzazione.

E in Europa?

Le elezioni in Olanda, Francia e Germania faranno del 2017 un altro anno impegnativo. Tuttavia, in considerazione di un sistema di welfare relativamente ampio, di una crisi dei rifugiati meno acuta e di una ripresa dell'economia europea, un risultato politico altamente destabilizzante non ci appare come lo scenario più probabile.

Ma dobbiamo restare vigili. Il populismo è in aumento. Inoltre, la parte più facile della ripresa economica è alle nostre spalle. I venti a favore sul piano economico - caduta dei tassi di interesse, tasso di cambio dell'euro basso, prezzi delle materie prime più bassi e la revoca delle misure di austerità degli ultimi anni - si stanno indebolendo. Perché ci sia una ripresa economica sostenibile, i governi europei devono incrementare le loro politiche di investimento. Sfortunatamente, non abbiamo ancora visto segnali convincenti in tal senso. Inoltre, la situazione in Medio Oriente rimane critica e l'accordo sui rifugiati siglato con la Turchia non è esattamente un esempio di eccellenza, ma piuttosto il contrario.

Hans Bevers, Chief Economist, Degroof Petercam Asset Management

 



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