Usa il mouse, frecce o sfoglia se touch
   numero di 11/01/2017
Cover story

Masenza (PwC): investire in crediti deteriorati è un business

Come cambia il mercato degli NPLs, alla luce della GACS approvate dal governo e delle nuove disposizioni della BCE. Servicer sempre più protagonisti di un comparto che nel 2017 dovrebbe vedere transazioni per 50 mld di euro

Ormai non passa giorno che i media non parlino di Non Performing Loans, i crediti bancari deteriorati o incagliati, e di come questo problema possa essere affrontato. Quello del debito è un comparto nuovo per l'Italia e, grazie anche alle nuove normative della BCE, che promette di essere interessante già dal 2017. Ne abbiamo parlato con Pier Paolo Masenza, partner PwC in occasione della presentazione del report "The Italian NPL market" . 

Perché è importante per le banche liberarsi degli NPL o delle sofferenze?

E' importante perché questi pesano sul capitale, sui requisiti di capitale. Ciò significa che le banche, anziché utilizzare il capitale che hanno, per esempio per darlo all'economia ed erogare nuovi prestiti, lo tengono immobilizzato in questi Non Performing Exposion.

Il mercato degli Non Performing Loans in Italia. Quali sono le principali indicazioni emerse dal vostro report?

Le principali indicazioni sono che per la prima volta c'è stata una riduzione del monte totale di NPLs che si è attestato a circa 331 miliardi di euro, in calo di circa 3% rispetto a fine 2015. Questa è una indicazione molto importante poiché negli ultimi cinque anni c'era stata una crescita molto sostenuta di nuovi flussi di NPLs. Il 2016 che ormai va in chiusura è stato un anno in cui si sono visti i primi segnali di cambiamento rispetto al passato. Penso a tutte le nuove regole che sono state poste dal governo, come il procedimento fallimentare o la GACS (Garanzia sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze), il sostegno al Fondo Atlante ecc. Però è un mercato che non è ancora "esploso", e quindi ci aspettiamo nel 2017 volumi di transazione molto più importanti rispetto a quelli del 2016, che ad oggi si attestano a circa 16 miliardi di euro, in attesa di vedere se si chiuderà l'operazione MPS, che può farli arrivare a 27.

Che impatto ha avuto e avrà la GACS?

Diciamo che la GACS non ha avuto ancora un impatto significativo semplicemente perché è stata applicato solamente in un caso (la Banca Popolare di Bari). Potenzialmente potrebbe avere un impatto molto importante per varie motivazioni. La prima, e probabilmente la più importante, è che dovrebbe abbassare il costo del capitale dell'operazione e quindi, semplicemente, permettere alle banche venditrici di ottenere potenzialmente prezzi di vendita più alti. Inoltre la GACS potrebbe attrarre una nuova categoria di investitori, quelli che non sono abituati ad investire in crediti, ma sono disponibili ad investire in titoli di una cartolarizzazione. E poi anche da un punto di vista industriale, evidentemente, la richiesta obbligatoria di un servicer esterno può contribuire al miglioramento dello smaltimento degli stock di NPLs. Ricordiamo che i servicer forniscono in outsourcing la gestione dei crediti, come gestione dei flussi di pagamento, di eventuali sofferenze e il recupero di eventuali insoluti.

C'è spazio per un'ulteriore crescita dei servicer in Italia?

E' stato un mercato molto dinamico e frizzante: negli ultimi 24 mesi ci sono state tantissime operazioni, abbiamo visto nuovi investitori che sono entrati sul mercato italiano e che hanno acquisito dei servicer. L'interesse dei player internazionali per l'acquisizione di piattaforme di servicing rimane elevato, con 14 acquisizioni completate negli ultimi 4 anni. Per esempio, Axactor, Lonestar, Lindorff un paio di anni fa. C'è stata anche una operazione importante che ha fatto Fortress acquistando UCCMB, il servicer di Unicredit. Potenzialmente potrebbero esserci ulteriori operazioni, legate soprattutto al tema che le banche potrebbero vendere le loro unit di Non Performing Loans, come ha per esempio fatto il Monte Paschi vendendo la loro unit interna Juliet a Cerved Group. Il mercato italiano del servicing continua quindi a registrare una solida crescita, grazie alle cessioni di portafogli e al numero crescente di istituzioni finanziarie che decidono di dare in outsourcing la gestione dei loro bad loans.

Le nuove definizioni della BCE dei Non Performing Exposures (suddivisi in Bad Loans e Unlikely to pay) hanno cambiato il mercato. Perché è stato fatto?

Sostanzialmente per dare più ordine al sistema e rendere sempre più oggettive e non soggette a valutazioni individuali le norme di riferimento. Quindi quando ho in mente di applicare la regola dei 90 giorni di scaduto e la regola degli unlikely to pay, si è arrivati ad una situazione che è molto più oggettiva e meno soggetta a valutazioni personali dai singoli operatori bancari.

Quali sono i trend per i due settori?

Per quanto riguarda di Bad Loans noi ci aspettiamo un volume importante di transazioni nel 2017. Abbiamo indicato in 50 miliardi di euro la nostra stima, considerando che circa 36-38 miliardi sono stati già annunciati. Crediamo che sia un volume che potrà essere raggiunto ed è un numero estremamente importante rispetto al passato.
Per gli unlikely to pay bisognerà vedere, poiché si tratta di una nuova frontiera, cioè dove a nostro avviso di giocherà la partita dal 2017 e nei prossimi anni, poiché è dove c'è potenzialmente più distanza tra i valori di libro delle banche e il valore economico che viene riconosciuto dagli investitori.

Adesso alle banche viene richiesto un approccio più proattivo. Come devono cambiare le strutture interne per adeguarsi alle norme della BCE e quindi gestire queste situazioni?


Dovranno cambiare in maniera abbastanza radicale, poiché la BCE è uscita con delle raccomandazioni piuttosto corpose. E' un documento di più di 100 pagine che declina le regole e richiede una organizzazione che sarà molto più strutturata, con una strategia chiara di identificazione e valutazione dei Non Perfoming Exposures, con la possibilità eventualmente di usare i servicer esterni.

Quanto conterà la ripresa del real estate nella riduzione degli NPLs in Italia?

E' difficile fare una stima. Logicamente, se si riprendono i valori, già nel 2016 abbiamo segnali incoraggianti, tutta la parte garantita dovrebbe beneficiarne. Dire in che misura ciò accadrà diventa un po' più difficile, anche perché il real estate che è sottostante ai NPE è spesso molto particolare, come i capannoni industriali. Per questo non è necessariamente rappresentativo dell'andamento del mercato.

Come vedete il 2017?

Ci aspettiamo, come già detto, un volume importante di transazioni, che abbiamo indicato in circa 50 miliardi di euro. Pensiamo che possa e debba essere l'anno della svolta. Anche in considerazione dell'accelerazione che darà al mercato l'innalzamento atteso dei livelli di copertura medi anche a seguito dell'annuncio già effettuato da Unicredit e l'entrata a regime della GACS che nel 2016 non ha ancora dispiegato tutti i suoi effetti.

 



Cover story


Condividi su LinkedIn numero di 11/01/2017
Torna al SOMMARIO








SEGUICI