Usa il mouse, frecce o sfoglia se touch
   numero di 07/12/2016
Cover story

Crolla (AmCham): infinite le possibilita' di business con gli USA

Sono sempre più le aziende italiane che guardano agli Stati Uniti come possibilità di nuova meta di business, soprattutto le PMI. Il nostro Paese ha margini di crescita importanti nell'export o nella produzione locale, ma occorre trovare i partner giusti

Il Made in Italy piace agli americani, che apprezzano i nostri prodotti. E molte nostre imprese investono direttamente negli Stati Uniti aprendo insediamenti produttivi o attivando canali di esportazione, grazie anche a specifici programmi statali. In calo invece gli investimenti diretti USA in Italia. L'elezione di Trump potrebbe diventare un'opportunità. Ne abbiamo parlato con Simone Crolla, Consigliere Delegato presso l'American Chamber of Commerce in Italy.

Quali sono i maggiori trend negli scambi commerciali tra Italia e USA?

Il trend commerciale in questo momento è molto favorevole all'Italia. La bilancia commerciale è positiva. Ci sono esportazioni dal nostro Paese verso gli Stati Uniti per oltre 44 miliardi di dollari nel 2015: questo è un numero record poiché ha superato le esportazioni degli anni precedenti. Per quanto riguarda le nostre importazioni il numero è nettamente inferiore, e questo consente di avere una bilancia commerciale nettamente a favore dell'Italia. Il nostro import attualmente si aggira sui 26 miliardi di dollari di merci.
Se guardiamo ai trend, si osserva un +73,2% tra 2003 e 2015 per l'export italiano verso l'America, un +53,9% tra 2003 e 2015 per l'export USA verso il nostro Paese. L'America è il terzo mercato al mondo per l'export italiano (dopo Germania e Francia). L'Italia è il decimo esportatore al mondo negli Stati Uniti. New Jersey, New York, California, Michigan e Texas gli Stati maggiormente attivi nell'importazione di prodotti italiani (49,2% del totale esportato).

Per gli USA l'Italia è il Paese delle 3F (Food, Fashion e Furniture). Ci può dare qualche dato?

Questi sono i tre settori che hanno consentito all'Italia di essere nota nel mondo ed evidentemente anche negli Stati Uniti, che rappresentano, all'interno delle nostre esportazioni la parte più preponderante. Il Food rappresenta circa il 9-10% di ciò che esportiamo, compreso il vino. Il Fashion anch'esso intorno al 10%, mentre il Forniture (mobili e affini) circa il 3%. Dati quindi molto pesanti. Non tutti sanno però che l'Italia negli USA è nota anche per una quarta "F", che noi per simpatia chiamiamo quella di FCA, poiché solo il comparto dell'automotive (quindi tutti i produttori e fornitori di FCA in generale), pesa per l'export italiano per circa il 9%.

Quali sono invece i trend in tema di investimenti?

Nel 2015 si è registrato il sorpasso degli investimenti diretti italiani (FDI) negli USA rispetto a quelli americani nel nostro Paese. Abbiamo assistito a un -2,6% tra 2003 e 2015 per gli FDI USA. Poi, tra 2014 e 2015 si è osservato un ulteriore calo degli FDI USA (-7,5%) e un significativo aumento degli FDI Italia (+19,0%). Per i precedenti 70 anni c'erano sempre stati massicci investimenti statunitensi: ogni multinazionale conosciuta ha qui delle sue operation, molte anche di carattere industriale. Recentemente però l'Italia ha superato come quantità di stock di investimenti quelle americane da noi, quindi l'Italia oggi è il decimo esportatore di produzioni industriali negli USA, rappresenta circa l'1,8% degli investimenti dall'Europa, e siamo intorno alla quindicesima posizione a livello mondiale in questa classifica.
Di converso, siamo uno dei Paesi che riceve meno investimenti americani in Europa. Davanti a noi ci sono tutti i nostri principali competitor, Spagna compresa. Ciò vuol dire che l'Italia viene vissuta sicuramente molto bene dal punto di vista di appetibilità del mercato, ma non così bene in quanto a facilità di fare business nel nostro Paese. Diamo un dato per far riflettere: l'Italia rappresenta soltanto lo 0,8% di quanto gli Stati Uniti investono in giro per il mondo.

Quali sarebbero i possibili effetti del TTIP (e del CETA) a livello commerciale e d'investimento?

Il TTIP è l'accordo di libero scambio in negoziazione da oltre tre anni tra l'UE e gli Stati Uniti. E' stato molto ostacolato e che vede dei "colli di bottiglia" molto preoccupanti, dovuti in primo luogo alla fase attuale delle elezioni presidenziali USA, poiché entrambi i candidati e poi il Presidente Eletto hanno messo in discussione la volontà di portare avanti i trattati di libero scambio non bilaterali. E anche, se non soprattutto, ad una ritrosità europea a negoziarlo in maniera coerente e con la prospettiva di una chiusura, anche immediata. In più le possibili elezioni, anche italiane, ma soprattutto quelle previste in Francia e Germania hanno di fatto per il momento messo l'accordo nel congelatore.
I vantaggi commerciali ed economici in generale sarebbero notevoli. Per l'Italia si tratterebbe di ottenere un aumento dell'occupazione (secondo le statistiche e gli studi previsionali) di almeno un punto e mezzo per cento, una crescita del PIL di almeno uno 0,5% su base annua, e un incremento delle esportazioni in generale di almeno il 21%. Nel dettaglio, potremmo avere un aumento delle esportazioni di beni del 16,5%, e del 26,5% di servizi.
L'Italia sarebbe uno dei Paesi che più ne avrebbe da guadagnare con il TTIP, poiché consentirebbe alle nostre tantissime PMI di avere un Fast Track o corsia preferenziale, per poter esportare i loro prodotti negli USA.
Anche gli Stati Uniti avrebbero un vantaggio commerciale, che però non sarebbe così sostenuto come quello europeo perché partono da una posizione di svantaggio. Come giù detto, gli USA esportano meno della metà di quanto noi esportiamo verso di loro. Ne avrebbero quindi un vantaggio, ma sicuramente si tratta di un accordo che favorirebbe gli stati con una maggiore vocazione all'internazionalizzazione e che, soprattutto, hanno un tessuto di PMI con delle nicchie di eccellenza che potrebbero esserne avvantaggiate.
Il CETA porterebbe vantaggi similari, differenti dal punto di vista economico ma identici da un punto di vista regolamentare.

Quali servizi offre AmCham Italy alle aziende italiane?

AmCham ha, seguendo il trend economico e il flusso degli investimenti da e verso gli Stati uniti, avviato da circa quattro anni un'attività di consulenza per le PMI che hanno intenzione di commerciare, esportare o addirittura aprire uno stabilimento negli USA. Noi iniziamo soprattutto dall'orientamento, dallo spiegare quali sono le principali normative cui attenersi, ma anche - e questo è un aspetto fondamentale - dove far iniziare il business. Quindi, in quale Stato americano, facendo riferimento a quale tipo di incentivo quello Stato ti offre in base al tuo tipo di business, trovando il potenziale partner o il potenziale importatore, e anche arrivando a fare una descrizione dettagliata di quella che può essere una azienda target per una operazione di M&A, piuttosto che un'impresa con cui fare una joint venture. E' noto che le aziende americane non hanno l'obbligo di depositare i bilanci presso le Camere di Commercio locali e quindi, se l'azienda non è pubblica o enorme, è difficile entrare in contatto e ottenere informazioni privilegiate. Noi abbiamo invece abbiamo una rete capillare in ogni città degli Stati Uniti, e riusciamo ad essere molto efficaci e molto veloci. E poi, cosa che non guasta mai quando incontriamo gli imprenditori, essendo noi una società no-profit non possiamo avere dei fee dall'attività di consulenza tradizionale. Di fatto offriamo un servizio ad alto valore aggiunto, oserei dire quasi strategico, ponendoci non in contrasto ma in assoluta cooperazione con gli enti italiani preposti all'internazionalizzazione, quali ICE, SACE, SIMEST, ambasciate e consolati, o chiunque offra questi servizi, come le Camere di Commercio Italiane e Confindustria.

C'è un trend di richieste di consulenza?

Assistiamo, come dimostrano i nostri dati, ad un trend notevole di richieste di interessamento per il mercato americano. L'Europa ha una crescita che oscilla tra l'1,5% e il 2% quando va bene. L'Italia dello zerovirgolaqualcosa, a seconda delle statistiche più o meno opinabili. Gli USA hanno una crescita costante di circa il 2%.
Abbiamo visto che dopo lo spavento per l'elezione di Trump le borse si sono riprese e, anzi, c'è euforia. E' quindi un mercato che è destinato a crescere, anche perché il programma espansivo di Trump farà sì che partano quei lavori infrastrutturali - solo per fare un esempio - che sono molto importanti e molto appetibili per le aziende italiane del settore, che quindi avranno necessità di essere "faclitate" nell'interlocuzione con la nuova amministrazione, a tutti i livelli. Giova ricordare che sono cambiati anche molti governatori, è cambiato il Congresso e quindi, al di là della squadra presidenziale, ci sono da trovare nuovi interlocutori, soprattutto per poi accedere a nuove opportunità di business.

Per usufruire dei vostri servizi occorre associarsi?

La American Chamber of Commerce in Italy, o Camera di Commercio Americana, in Italia è un'associazione nata nel 1915. Abbiamo oltre 550 aziende associate, in prevalenza americane ma sono tantissime le aziende italiane che sfruttano questa opportunità di networking e quindi di servizi commerciali. Si può contattarci via telefono o via mail. Chi vuole può poi associarsi alla Camera e usufruire di tutte le attività ed i servizi che vengono erogati su tutto il territorio nazionale. L'ufficio centrale è a Milano. Noi iniziamo sempre con un approccio di disponibilità verso chiunque, fornendo risposte e orientamento e poi facendo evolvere la relazione, magari in una associazione.


Quale influenza potrà avere sui rapporti commerciali la recente elezione di Trump alla Presidenza degli Stati Uniti d'America?

Come abbiamo visto, l'economia transatlantica italiana ed europea con quella americana è assolutamente interconnessa ai massimi livelli. E' difficile immaginare che Trump possa "scardinare" questa relazione, né lo vorrà fare. Quindi, siamo sicuri che ci saranno delle nuove opportunità e questo, immagino, avrà un impatto positivo per le nostre esportazioni. Ricorda anche che Trump è da sempre, anche prima di essere un personaggio politico, un estimatore ed un amico del nostro Paese. L'Italia, per la sua posizione geografica riveste un punto centrale, uno snodo fondamentale anche per le politiche che il presidente eletto ha annunciato per li Mediterraneo e l'area medio-orientale. Sono quindi sicuro che con il nostro Paese, al netto delle differenze di vedute politiche con il governo attuale, si troveranno delle intese molto forti e convenienti per le nostre aziende.

Un programma di Obama che continuerà con Trump?

Quattro anni fa l'amministrazione Obama ha creato per gli esportatori o per gli investitori in America un programma che si chiama Select USA. Questo mette insieme in un unico sito web e poi in un unico evento fisico, tutti gli attori per l'attrazione di investimento in America: dal governo federale alle agenzie che erogano incentivi e informazioni, fino a tutti gli stati americani. Si tratta di un programma notevole grazie al quale grandi aziende italiane - posso citare la Sofidel, azienda di Lucca che produce carta tipo Rotolone Regina - hanno potuto fare grossi investimenti negli USA. Non è un'azienda che cito a caso, poiché nell'ultima edizione dell'incontro Select USA di giugno 2016, la Sofidel è stata citata proprio dal presidente Obama durante il suo discorso di apertura del summit, come esempio di azienda multinazionale "tascabile" globale italiana, che grazie a questo programma ha potuto ampliare il proprio business in America. Sono certo che Trump non solo continuerà il programma ed il finanziamento di Select USA, ma ne valorizzerà l'operato poiché si è dimostrato un ente assolutamente efficace, che noi come Camera di Commercio Americana in Italia abbiamo segnalato al nostro governo in modo che si potesse creare sperabilmente anche un programma Select Italy.
 



Cover story


numero di 07/12/2016
Torna al SOMMARIO






SEGUICI