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   numero di 26/10/2016
Idee e opinioni

Startup innovative: eliminare il passaggio dal notaio e' demagogia
Di Marco (Federnotai): per incentivare la loro creazione bisognerebbe prevedere una reale semplificazione per ottenere agevolazioni efficaci e non scardinare il sistema di controlli

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha diffuso in questi giorni il rapporto sul numero di startup innovative create dal 20 luglio 2016, da quando è diventato possibile costituirle senza passare dal notaio. Federnotai, l'associazione di categoria, ha realizzato contestualmente un sondaggio su un campione di 200 notai sul territorio nazionale. I dati che ne emergono conducono a univoche conclusioni.
Le startup innovative rappresentano, a quasi quattro anni dalla loro introduzione, un fenomeno troppo poco diffuso nel panorama dell'imprenditoria italiana. Al momento rappresentano lo 0,38% delle società di capitali: solo 1 ogni 263.
Secondo Carmelo Di Marco, presidente di Federnotai, "per incentivare veramente la nascita delle startup innovative bisognerebbe prevedere una reale semplificazione: oggi, per ottenere agevolazioni limitate e a termine, occorrono requisiti difficili da possedere, da documentare e da conservare nel tempo. Eliminare l'intervento del notaio non aiuta a ?lanciare' questo tipo di società, e i dati lo dimostrano chiaramente: dal 20 luglio al 30 settembre di quest'anno ne sono state iscritte mediamente 101,30 al mese, contro una media mensile di 141,38 da quando l'istituto è stato introdotto nell'ordinamento. Nello stesso periodo sono state iscritte complessivamente 233 start up innovative: il 90% di queste, ben 208, con l'ausilio dei notai. E' la dimostrazione che gli imprenditori, di fronte ad un'operazione che richiede competenze professionali specialistiche, scelgono un servizio che coniughi in modo efficiente - e quindi economico - la nascita della nuova impresa con l'applicazione delle regole e dei controlli di legalità. Non è solo una questione di numeri, il passaggio dal notaio garantisce anche la semplificazione di un procedimento complesso e articolato. è significativo leggere nel rapporto del MISE che, su 574 società costituite senza notaio in quell'arco temporale, solo 25 sono già iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese. Adottare misure demagogiche che scardinano il sistema di controlli previsto dalla normativa europea e nazionale non serve ad attrarre gli imprenditori, che esprimono un forte bisogno di regole certe e affidabili, applicate in modo efficiente".
Rispetto alle società di capitali tradizionali, le startup attraggono di meno le donne e gli stranieri; i giovani la preferiscono alla società tradizionale, utilizzandola come strumento per una propria attività lavorativa (che faticano a prestare in altro modo). E' significativo osservare come il numero medio dei soci di startup sia superiore a quello delle normali società di capitali, le quali invece hanno mediamente circa il quadruplo dei dipendenti: nelle start up i soci sono spesso lavoratori in prima persona, non solo imprenditori che investono. Per di più, i dati diffusi dal Registro delle Imprese nel luglio 2016 (riferiti però alla fine del 2014) dicono che solo il 43,46% delle startup ha conseguito un utile, contro il 61,74% delle società di capitali tradizionali.
Secondo quanto comunicato dal MISE, le società che, al 30 settembre 2016, risultano aver attivato la modalità "disintermediata" dal notaio solo 34 hanno terminato la fase di costituzione. Sette di esse sono localizzate in Lombardia, 5 in Toscana, 3 nelle Marche e altrettante in Veneto, 2 in Puglia; altre 5 regioni (2 del Mezzogiorno) registrano una startup innovativa ciascuna. 3 province, Ascoli Piceno, Milano e Venezia, presentano due imprese iscritte con la nuova procedura. Le altre sono distribuite tra 19 Camere di Commercio diverse. Lo sforzo organizzativo profuso ha pertanto finora coinvolto complessivamente 22 CCIAA localizzate in 10 regioni.
Guardando al capitale iniziale sottoscritto, 6 startup innovative sono riconducibili alla classe dimensionale compresa tra 1 e 5.000 euro, 10 tra 5.000 e 10.000, 8 tra 10.000 e 50.000, e una tra 50.000 e 100.000.

16 delle nuove imprese costituite operano nel macro-settore dei servizi, 8 in particolare nella produzione di software (Ateco J 62). Tra le 7 che operano nel settore manifatturiero, 4 hanno codice Ateco C 26 (fabbricazione di computer e prodotti di elettronica).
Nel complesso, al 30 settembre 2016 sono 1.239 le startup innovative che hanno attivato finanziamenti bancari facilitati dall'intervento del Fondo di Garanzia per le PMI. L'importo totale autorizzato dal FGPMI è pari a 490.398.993 euro (di cui l'importo garantito è pari a 384.053.839 euro), con una media di 246.804 euro a prestito, per un totale di 1.987 operazioni (alcune startup hanno ricevuto più di un prestito). Le operazioni sono ben 334 in più rispetto allo scorso 30 giugno 2016 (per 203 startup nuove beneficiarie): lievemente diminuito è l'ammontare del finanziamento medio richiesto (-6.064 euro), mentre cresce a 54,8 mesi la durata media registrata del prestito (era 54,2).

Qui il report del MISE: http://ow.ly/NVLA305dYnp  



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