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   numero di 28/09/2016
Finanza e investimenti

Gli asset dei maggiori fondi pensione diminuiscono per la prima volta dall'inizio della crisi finanziaria
Pasquoni (Willis Towers Watson): lo scenario degli investimenti sta cambiando rapidamente poiché la gran parte degli investitori sta rivedendo la loro governance per divenire più efficiente nei loro processi di investimento

Secondo l'indagine annuale Pensions & Investments di Willis Towers Watson, il totale degli asset dei 300 più grandi fondi pensione a livello mondiale nel 2015 è diminuito di oltre il 3% (rispetto ad una crescita di oltre il 3% nel 2014), raggiungendo il valore totale di 14.8 trilioni di Euro. Nonostante questo calo, il primo dall'inizio della crisi finanziaria globale, la crescita cumulata del risparmio da allora è quasi del 19%.
L'indagine, condotta in collaborazione con il magazine americano Pensions & Investments, mostra come a livello regionale i Fondi del Nord America negli ultimi 5 anni hanno avuto il più alto tasso di crescita (circa il 6%) rispetto ai Fondi in Europa (4%) e in Asia (circa 1%); emerge inoltre che gli asset dei primi 300 fondi pensione rappresentano circa il 42% del patrimonio previdenziale globale.
L'indagine mostra che nel 2015 i fondi a prestazione definita (DB) sono scesi di quasi il 5%, mentre quelli a a contribuzione definita sono scesi di oltre il 2%
Secondo Alessandra Pasquoni, Responsabile Willis Towers Watson in Italia per l'attività di investment consulting, "la volatilità dei patrimoni gestiti, in combinazione con passività sempre maggiori testimoniano quanto sia diventato difficile per i fondi pensione soddisfare le proprie mission. I grandi investitori possono trarre vantaggio da questa volatilità, complessa e ambigua, per migliorare i loro processi decisionali. È ormai chiaro che una buona governance sia il fattore determinante per produrre un vantaggio competitivo in contesti in continua evoluzione".
La ricerca, che per la prima volta contempla un investitore italiano tra i maggiori 300 fondi globali, mostra come gli Stati Uniti rimangano il paese con la quota maggiore di assets tra i fondi pensione (38%), seguiti da Giappone (12%), Paesi Bassi (6%), Norvegia (6%) e Regno Unito (5%).
27 nuovi fondi sono entrati nella classifica nel corso degli ultimi cinque anni e, su base netta, gli Stati Uniti contribuiscono con il maggior numero di fondi (10), seguiti dal Regno Unito, Corea del Sud, Australia, Francia, Perù, Vietnam e Italia (entrata proprio quest'anno nell'indagine).
Nello stesso periodo, il Messico ha avuto la più grande perdita netta di fondi dalla classifica (quattro fondi), seguita dalla Svizzera, Germania e Giappone (3). Gli Stati Uniti hanno il maggior numero di fondi nella ricerca (131), seguiti da U.K. (27), Canada (19), Australia (16), Giappone (15) e Paesi Bassi (12).
Continua Pasquoni: "Vi sono stati diversi cambiamenti nel ranking dei Fondi Pensione negli ultimi cinque anni; le migliori performance derivano da portafogli completamente diversificati che performano bene nei momenti di stress e aventi un focus sui rendimenti finali piuttosto che su quelli relativi. Un altro elemento di differenziazione dei fondi Leader è la loro capacità di innovare o essere pionieri: questo è un elemento importante in un contesto di bassa crescita persistente. Si sono fatte nuove considerazioni su come gestire i costi in maniera efficiente implementando un mix tra capitale umano esterno ed interno. Ciò ha avuto l'effetto positivo per l'industria nel suo complesso modellando la proposizione di gestione attiva e controllandone al contempo la crescita dei costi".

I fondi pensione sovrani (27) continuano fortemente a dominare nella classifica, rappresentando il 28% delle attività e un totale di circa 4.6 trilioni di euro. I 115 del settore pubblico, nel 2015, hanno avuto un patrimonio di quasi 6,6 miliardi di euro e rappresentano il 39% del totale.
"Lo scenario degli investimenti sta cambiando rapidamente poiché la gran parte degli investitori sta rivedendo la loro governance per divenire più efficiente nei loro processi di investimento", conclude Pasquoni. "20 anni fa era prevalente il ricorso alla delega a società esterne, mentre adesso assistiamo a una crescita delle competenze interne e a migliori pratiche di investimento associate di solito al raggiungimento di un buon equilibrio fra risorse interne e deleghe all'esterno. Il rafforzamento delle risorse sta anche consentendo a questi investitori di essere più consapevoli delle loro responsabilità, opportunità e impatto sociale".



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