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   numero di 28/09/2016
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Borelli (Confindustria Ceramica): tradizione e innovazione sono solo in Italia

Nel settore delle piastrelle gli investimenti in ricerca e sviluppo segnano il nuovo record assoluto dall'anno 2000. Cresce finalmente il mercato interno e l'export migliora ulteriormente. Cersaie sarà come sempre l'appuntamento internazionale più importante 

L'Italia chiede alla UE il proseguimento dei dazi antidumping, necessari per riequilibrare una distorsione della concorrenza. Una misura fondamentale per il comparto della ceramica (piastrelle, sanitari, stoviglieria, latterizi) che si dimostra estremamente vitale e che vede nell'export il suo punto di forza. A pochi giorni dal Cersaie 2016 (a Bologna dal 26 al 30 settembre - http://www.cersaie.it ), abbiamo intervistato Vittorio Borelli, Presidente di Confindustria Ceramica sui temi più caldi del comparto. 

L'Italia è da sempre la patria dell'industria della ceramica. Ci può fare un quadro dell'attuale congiuntura del settore?

Nel 2015 il settore si compone di 150 aziende, che occupano 19.143 addetti, che hanno prodotto 394,8 milioni di metri quadrati, tali da consentire vendite per 396,9 milioni di metri quadrati. Le vendite in Italia si consolidano a 80,3 milioni di metri quadrati, come anche i volumi esportati, ora pari a 316,6 milioni di metri quadrati. Il fatturato totale, 5,1 miliardi di euro deriva per 4,3 miliardi dalle esportazioni, con una quota record dell'84,4%, e da 799 milioni di euro da vendite sul territorio nazionale.
Nella prima metà di quest'anno abbiamo assistito ad una ripresa delle vendite, con caratteristiche però diverse. Se sul mercato italiano, dopo sette anni di calo, assistiamo ad una inversione di tendenza, che però arriva a livelli molto lontani rispetto a quelli pre-crisi. Sull'export prosegue invece il percorso di crescita, con un miglioramento anche nei prezzi medi, anche se ci troviamo ad affrontare uno scenario in peggioramento rispetto ai mesi scorsi e dove gli elementi di incertezza si stanno ampliando.

Ceramics of Italy è il vostro brand e la vostra bandiera. Perché le piastrelle prodotte in Italia hanno un valore aggiunto rispetto alle altre?

Perché la ceramica italiana - come racconta il claim della nostra nuova campagna pubblicitaria -, la fanno gli italiani, ovvero un popolo che ha tradizione ceramica, capacità di fare con impegno e passione, in grado di risolvere i problemi e di ricercare nuove soluzioni. In tutto questo il gusto per il bello e l'estetica svolgono un ruolo centrale nella creazione del valore.

L'export è da sempre il punto di forza del settore. Come si può descrivere l'attuale andamento nei diversi comparti?

Le piastrelle di ceramica sono, in termini di export, il comparto che con l'83% collocato sui mercati esteri registra il volume maggiore, in leggera crescita rispetto agli anni precedenti. Più marcato è invece l'espansione della quota export della ceramica sanitaria che, partendo da un quarto delle vendite solo pochi anni fa, ora vede una ripartizione quasi eguale tra Italia ed estero. La produzione delle stoviglie, viceversa, è principalmente basata sul mercato nazionale, anche se non mancano relazioni commerciali sull'estero, per la fascia alta ed altissima del mercato.

Sempre rimanendo in tema di commercio internazionale, tra TTIP, CETA e accordi UE con la Cina sembra quasi che a livello internazionale ci abbiano dichiarato guerra. Qual è la vostra posizione sui dazi?

Noi siamo un settore esportatore che, più che la guerra, è alla ricerca del Fair Trade per poter continuare ad intrattenere relazioni commerciali con tutti i Paesi del mondo. Noi crediamo che i dazi antidumping siamo misura compensative volte a riequilibrare una distorsione della concorrenza, non un chiudersi in casa per difendersi. I cinque anni di vigenza dei dazi sulle importazioni di piastrelle, che hanno visto ridursi le importazioni del 73%, si sono chiusi a metà settembre. Alcuni giorni prima la Commissione Europea ha riavviato il percorso per verificare le condizioni per poter proseguire con questi. Nei prossimi 12 mesi, tanto durerà l'istruttoria, capiremo quale sarà la nuova condizione.
Per sottolinearne l'attualità, il convegno inaugurale di Cersaie - che vedrà la presenza del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, della vice Presidente di Confindustria per l'Europa Lisa Ferrarini, di Giorgio Squinzi del Sole 24 Ore - tratterà proprio queste tematiche.

L'industria della ceramica è sempre stato uno degli elementi trainanti per innovazione (di prodotto e di processo) e per investimenti in ricerca e sviluppo. Com'è l'attuale andamento per i settori di vostra competenza?


Il dato più eclatante del 2015 per le piastrelle di ceramica è quello che riguarda gli investimenti, che segnano il nuovo record assoluto dall'anno 2000. Lo scorso anno gli investimenti realizzati sono stati 351,3 milioni di euro (+22,7% sul 2014), dopo che erano cresciuto del +27% rispetto al 2013, con un valore prossimo al 6,9% del fatturato annuale. Andamenti di crescita analoghi interessano anche gli altri settori, anche se con intensità più ridotta.

Manca poco a Cersaie 2016. Quali saranno le novità più interessanti della manifestazione?

Cersaie ha la grande capacità di rimanere coerente con se stesso, evolvendosi anno dopo anno. L'ottava Lectio Magistralis di un Pritzker, quest'anno Lord Norman Foster, il ricco calendario culturale di Costruire Abitare Pensare, la mostra tematica dedicata alle marine Cer Sail, i tanti appuntamenti della Città della Posa, l'attività di consulenza di privati di 'Cersaie disegna la tua Casa' e - da quest'anno - le conversazioni de Caffè della Stampa rappresentano gli ambiti di una manifestazione che ha fatto dell'internazionalità uno dei suoi tratti distintivi.



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