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   numero di 07/09/2016
Cover story

Zuckerberg a Roma: PMI, imparare e una buona squadra sono la ricetta del successo

Un evento in diretta, su Facebook ma non solo, in cui ha parlato di visione, imprenditoria e molto altro

Che Mark Zuckerberg (il fondatore di Facebook) parli al mondo da Roma è un evento già di per se. Al di là delle implicazioni socio-politiche-opportunistiche, è un segnale piuttosto forte del fatto che l'Italia è tenuta in considerazione a livello economico, vista la tanto dichiarata decadenza di tanti, è un segnale forte, significa che Facebook vede nel nostro paese delle opportunità per sviluppare business e non è una cosa trascurabile.
Analizzando l'oretta di sessione tenuta all'Università Luiss, di cui diamo l'intero video di Sky TG 24 a corredo dell'articolo tradotto in italiano, emergono elementi interessanti per le nostre imprese e gli studenti, anche se alcuni argomenti "scottanti" come la privacy, l'invasione della piattaforma e via di seguito, non sono stati minimamente toccati.
Per Zuckerberg il nostro Paese non è certamente trascurabile, ci sono 29 milioni di iscritti attivi a Facebook, utenti su Whatsapp e la piattaforma di advertising oggi contende a Google il primato per gli investimenti digitali.
"Ogni 5 o 10 anni il mondo digitale lancia una nuova iniziativa e ogni novità è più potente della precedente", è stato uno dei passi del discorso. "Tra una cinque, dieci anni la realtà virtuale e aumentata sarà alla portata di tutti e ci potrà aiutare a sentirci come se stessimo veramente con le persone che non sono in realtà lì con noi".
Si tratta ad un accenno importante, perché è di fatto una nuova linea di business per Facebook, ma anche una nuova opportunità per fare business per tutte le altre aziende.
"La nostra è una tech company, non siamo un editore", ha incalzato cercando di mettere fine alle polemiche sulla scelta da parte di persone reale sui contenuti delle notizie a cui dare risalto nelle bacheche di Facebook. "Il nostro ruolo è quello di creare gli strumenti per costruire l'esperienza che desiderate, come utenti o come business. Ma non produciamo contenuti. Prima di internet c'erano la TV e i giornali, ma non c'erano così tanti canali e le fonti di informazione venivano decise a propri. Ora, con i social, ogni utente ha in media tra i propri contatti diverse decine di persone che risiedono in un altro Paese, che condividono le informazioni che seguono e questo fa sì che ci giungano molte più notizie, sia da chi ha le stesse nostre opinioni sia da chi le ha diverse".
Qui la discussione avrebbe potuto prendere una direzione differente, ossia disquisire sulla veridicità di quanto pubblicato dagli utenti e dalle facilonerie che i social cospargono in modalità virale. Il Zuckerberg-pensiero è semplicemente che il social network integra l'attività dei media tradizionali e non ma con una missione esclusivamente tecnologica e di stimolo alla condivisione di opinioni. Non entra nel merito, ha raccontato solo che esistono differenti modi per informarsi nell'era di Internet coesistono e non si sovrappongono.
Veniamo alle "lezioni" di business. "Viene voglia di creare una impresa qui in Italia perché voi avete un tessuto, una cultura imprenditoriale davvero molto importante. E quindi sono molto ottimista per il futuro dell'Italia", ha dichiarato Zuckemberg. "Oggi chiunque, in qualunque parte del mondo può avviare un'azienda con strumenti digitali unici. Questo è fantastico, ma non deve illuderci. Può dare l'impressione che una singola persona possa fare tutto, ma non è così. La cosa più importante è il team: nessuno fa grandi cose da solo. Nessun successo viene realizzato in una notte. Molte persone si arrendono, alcune persone cambiano direzione o vendono la loro azienda prima che abbia raggiunto il suo potenziale massimo. Bisogna avere idee che lascino un segno nel mondo. Il segreto del successo sono le persone giuste di cui bisogna circondarsi. Bisogna costruire imprese fondate sull'apprendimento continuo".
Il verbo imparare è una chiave importante del discorso, utilizzato a più riprese, anche parlando dei propri cari. "I miei genitori hanno studiato tanto e instillato questa cultura, entrambi sono medici: mi hanno insegnato che abbiamo una responsabilità importante, utilizzare bene il tempo per lasciare un impatto e migliorarsi sempre per contribuire al bene degli altri. Sento su di me la responsabilità di lasciare il segno. Anche dagli insuccessi si deve imparare, non devono condizionare. Verremo ricordati per le cose che facciamo, non per i nostri errori". Le citazioni ad Einstein e alle teorie sbagliate cancellate dal peso delle scoperte clamorose fanno da corollario a questo pensiero. Come caso di business ha portato Enea, che "non si arrende mai, ma va avanti: missione, team, perseveranza, nella sua storia dell'Eneide ci sono tutti gli elementi per fare impresa. Anche gli imprenditori hanno bisogno di fortuna, di non mollare per avere successo. Anche nei grandi poemi classici ci sono lezioni per capire come avere successo". 

"Nessuno credeva che avremmo avuto successo quando abbiamo cominciato - chiosa Zuckerberg - c'erano i grandi della tecnologia da una parte, e poi noi, dei ragazzi del college con un'idea. Ce l'abbiamo fatta, e ora tutti hanno gli strumenti per riuscirci. Ma ricordate, l'idea di fare tutto da soli è sbagliata, niente di grande è stato mai costruito da una sola persona. E non è vero che le grandi iniziative nascono già perfettamente formate: le cose iniziano e poi si sviluppano, cambiano e crescono piano". Un duro colpo a certi concetti di startup che stanno prendendo piede in Europa.

 



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