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   numero di 15/06/2016
Idee e opinioni

L'innovazione nella vita quotidiana: il piu' grande impatto e' sul nostro benessere
Secondo un report Deloitte, 1 cittadino europeo su 4 crede che la salute sia l'ambito dove l'innovazione può portare un contributo maggiore: il 75% conosce i dispositivi wearable e il 90% le App per il monitoraggio dello stile di vita

Il contesto di forte spinta innovativa che stiamo vivendo richiede un'attenta riflessione su come l'innovazione possa far evolvere il nostro livello di benessere e qualità della vita. È questo il tema centrale della ricerca condotta da Deloitte con Euromedia Research sulla percezione e sulle prospettive che l'innovazione può offrire nella vita di tutti i giorni.
I risultati dello studio, basato su un'ampia indagine demoscopica condotta su un campione di circa 3.000 intervistati, sono stati presentati nel corso dell'Innovation Summit di Deloitte.
"L'innovazione, per essere tale, necessita di essere aperta al dialogo e al confronto, anche fra diverse discipline", ha dichiarato Enrico Ciai, Presidente e Amministratore di Deloitte Italia. In questo nostro primo Summit abbiamo voluto affrontare uno dei temi più sentiti, forse il più sentito in assoluto, che è quello del benessere e della qualità della vita. Con il supporto di una ricerca a livello europeo, vogliamo comprendere come l'innovazione possa permetterci di vivere meglio e innalzare il nostro livello di benessere a breve e a lungo termine".

L'innovazione rappresenta un'occasione di crescita per il sistema sociale?

L'innovazione è oggi un fenomeno rilevante e rappresenta un motore di crescita per il sistema economico e sociale, seppur presentando elementi in alcuni casi contraddittori.
L'innovazione è un tema di estrema attualità poichè reale (oltre 130 startup ogni 100 mila abitanti negli USA e investimenti in R&D delle Top 20 corporation mondiali cresciuti di oltre il 50% tra il 2005 e il 2015).
L'innovazione mostra una crescita inarrestabile, poiché è continuamente alimentata dallo sviluppo esponenziale di nuove tecnologie (es. uno smartphone di oggi è circa 2 mila volte più potente rispetto al primo computer del 1965) e da nuovi comportamenti che ne accelerano la crescita (es. il numero di utenti attivi su internet è passato da 2,9 mld del 2014 a 3,2 mld nel 2015 e stimato a quasi 4 mld nel 2020).
L'innovazione è una caratteristica naturale dei giovani (i cd. "Millennials"), i quali sono "abitanti" di internet (si informano online spendendo più del 60% del tempo su internet attraverso smartphone e tablet) e protagonisti della sharing economy (circa il 40% dei sharing economy provider appartiene infatti alla categoria dei "Millennials"). Dai Millenials, inoltre, l'innovazione trova linfa vitale anche per favorire lo sviluppo di nuove idee e soluzioni (es. a livello globale sono i fondatori di molte delle piattaforme di sharing economy, e solo in Italia nel secondo trimestre 2015 quasi 32.000 imprese sono state da loro fondate).
L'innovazione sta creando nuove opportunità, nuovi business model che rivoluzionano l'ecosistema di interi settori e industrie, generando occupazione (le startup con un solo anno di vita creano in media annualmente 3mln di posti di lavoro, senza contare quelli indiretti; inoltre, negli ultimi 40 anni i posti di lavoro "aggiuntivi" sono stati creati esclusivamente da startup).
Non da ultimo l'innovazione sembra essere alla portata di tutti con un ruolo rilevante nei paesi in via di sviluppo dove sempre più si registrano nuove iniziative imprenditoriali, anche locali, che hanno un ruolo chiave nello sviluppo economico e sociale di territori molto lontani dai tempi che stiamo vivendo (es. in diversi paesi africani si registrano importanti iniziative imprenditoriali locali, a cui si associano iniziative dei grandi operatori internazionali con lo scopo di diffondere le tecnologie, quale il progetto Internet.org di Facebook, finalizzato alla diffusione globale della Rete tramite l'utilizzo di droni).
"Eppure, a fronte del forte processo innovativo che viviamo, - sottolinea Andrea Poggi, Partner Deloitte, Responsabile dello Strategy Consulting e Innovation Leader - "rimangono forti dubbi sull'equilibrio del nostro sistema economico e sociale. Se infatti è vero che l'innovazione agisce positivamente su alcuni aspetti della vita di tutti i giorni, continuano a persistere problemi di sostenibilità, sia ambientale che industriale, legati alle iniziative innovative".
Siamo infatti sempre più attenti a consumare cibi biologici ed organici, ma al tempo stesso sprechiamo tanto cibo quanto ne consumiamo (222 mln vs. 230 mln tonnellate). Se da un lato ricorriamo sempre più spesso a tecnologie innovative per l'utilizzo di fonti di energia rinnovabile, dall'altro i dati dimostrano come tra il 2000 e il 2010 abbiamo distrutto 13 mln di ettari e nel solo 2015 riversato in mare 7.000 tonnellate di petrolio.
"A questi elementi di complessità - sottolinea Luigi Onorato, Partner Deloitte Strategy Consulting e Responsabile Digital Strategy - dobbiamo aggiungere le incertezze legate alla sostenibilità industriale del fenomeno delle startup: se è vero, infatti, che esse alimentano l'economia reale, d'altro canto ci si interroga sempre di più sulla possibilità di una startup bubble."
"D'altro parte, non possiamo trascurare i preoccupanti fenomeni relativi ai rischi sulla sicurezza generati dall'innovazione, sia per gli individui che per le aziende, - prosegue Onorato - e al progressivo acuirsi di alcuni problemi sociali a fronte di progresso e innovazione".
Così come si registrano preoccupanti fenomeni relativi ai rischi sulla sicurezza legati all'innovazione, sia per gli individui (es. il codice ransomware entra nel pc e blocca tutti i file che possono essere liberati solo su pagamento) sia per le aziende (es. la Sony Pictures ha recentemente subito in un solo attacco l'eliminazione del 48% dei dati dei PC aziendali e il 54% dei file dai server). Infine, alcuni problemi sociali sembrano accentuarsi a fronte di progresso e innovazione (es. il 57% delle persone - i cd. "alienati" - parla online più di quanto lo faccia nella vita reale; il cyberbullismo negli USA, dove solamente il 7% dei genitori mostra consapevolezza del fenomeno, nonostante più del 33% dei teenager ne è stata vittima).
"In ogni caso, seppur in un contesto di chiaroscuro, in cui alcuni degli effetti dell'innovazione sembrano ancora non essere stati pienamente compresi, essa svolge un ruolo di motore del benessere economico e sociale, agendo positivamente e con impatti misurabili sulla qualità della vita di tutti noi", ha ribadito Poggi.
Solo per citare degli esempi, alcuni studi dimostrano che le piattaforme di crowdfunding hanno registrato nel 2014 un volume di raccolta di 16,2mld di dollari, in crescita del 167% rispetto al 2013; grazie alla crescente mole di dati disponibili, si diffondono metodologie e-Health che permettono di mandare e ricevere informazioni sul paziente e interagire da remoto per curare la non autosufficienza; la tecnologia sta migliorando la qualità della vita, impattando positivamente sul modo in cui ci muoviamo e viaggiamo (si stima che il mercato della "smart urban mobility" - infrastrutture e servizi - crescerà dai $5,1 mld del 2015 ai $25,1 mld del 2024).

Qual è il reale percepito del rapporto tra benessere e innovazione per noi cittadini?

A questa domanda risponde L'analisi demoscopica, condotta da Deloitte con Euromedia Research sul tema "benessere e innovazione" che ha coinvolto Italia, Francia, Germania, UK e Paesi Scandinavi.
La survey di Deloitte realizzata per indagare il percepito del rapporto tra innovazione e benessere tra i cittadini europei, "evidenzia un percepito comune a livello europeo che riconosce all'innovazione un ruolo chiave nello sviluppo del nostro benessere - precisa Poggi -, seppur con prospettive incerte a causa del contesto economico e ambientale. Come Italiani, dal canto nostro, ci riconosciamo in questo percepito sebbene con alcune peculiarità tipiche del nostro contesto".
In particolare:
- Come europei ci sentiamo quasi tutti in forma (solo il 6% giudica insufficiente il proprio stato di benessere psico-fisico) e più giovani dei rispettivi coetanei (in Italia la pensa così 1 cittadino su 2, e sono soprattutto gli Over 65, vs 39% media Europea), attenti alla forma fisica (il 44% pratica sport 1 o 2 volte a settimana), e rispetto a 10 anni fa curiamo di più il nostro benessere (solo il 6,5% in Italia vs 7,3% a livello europeo, è meno attento);
- Per tutti la chiave del benessere è l'alimentazione (al primo posto in 4 Paesi su 5), ambito particolarmente sentito da noi italiani: il 42,1% (vs 14% a livello europeo) segue un regime alimentare regolarmente o per gran parte dell'anno; ulteriori aspetti chiave, dopo l'alimentazione, sono rappresentati da disponibilità economiche, accessibilità alle strutture mediche e qualità della vita in città;
- Siamo concordi nel ritenere che l'innovazione abbia migliorato il nostro stato di benessere, per noi italiani in modo particolare (solo il 12,5% vs 20,6% a livello europeo crede il contrario), perché ha permesso una maggiore disponibilità di informazioni; tuttavia, per il futuro siamo meno ottimisti sulla possibilità che il nostro stato di benessere possa ulteriormente migliorare (1 cittadino su 4 crede che il livello di benessere sarà peggiore); le cause del peggioramento sono soprattutto due: percezione di una riduzione delle disponibilità economiche e un peggioramento delle condizioni ambientali;
"In questo contesto di innovazione - sottolinea Poggi -, il nostro Paese è ritenuto fuori dai giochi: ci sentiamo poco innovativi e solo 1 cittadino su 10 crede che l'Italia sia più innovativa di altri (vs 3 su 10 in media a livello EU) grazie a un numero superiore di talenti e maggiori investimenti privati. L'innovazione è quindi un'occasione mancata soprattutto perché mancano gli investimenti pubblici: la pensa così il 64% degli italiani vs 37% media Europea".
- Siamo inoltre i più scontenti rispetto alla qualità della vita (solo il 36% crede che vivere in Italia sia meglio che vivere altrove, vs 58% media EU), a causa di condizioni ambientali peggiori, minori disponibilità economiche e difficile accesso alle strutture mediche; infine, siamo preoccupati da problemi economici, che impattano sulla salute (1 su 3 si controlla solo se necessario, e la motivazione è soprattutto economica);
- 1 cittadino su 4 a livello europeo crede che la salute sia l'ambito dove l'innovazione può portare un contributo maggiore: per 1 cittadino su 3 l'innovazione aiuta a tenere più spesso sotto controllo la propria salute (es. praticare sport e migliorare l'alimentazione); abbiamo un buon livello di conoscenza dell'innovazione in ambito sanitario (3 cittadini su 4 conoscono i dispositivi wearables e 9 su 10 le App per il monitoraggio dello stile di vita).
"Tuttavia, - sottolinea Onorato - con riferimento alla salute crediamo che l'innovazione da sola non sia sufficiente perché abbiamo bisogno di confrontarci con una persona fisica". A livello europeo, siamo convinti che nei prossimi 10 anni l'innovazione offrirà soluzioni nuove e più facilmente accessibili da tutti in ambito benessere (la pensa così il 60% degli italiani vs 54% media EU). "Ma al tempo stesso - sottolinea Onorato - abbiamo bisogni semplici e ci aspettiamo che l'innovazione possa semplificare la vita di tutti i giorni, ad esempio riducendo i tempi di attesa nell'accesso alle cure o, più in generale, aumentando la disponibilità di informazioni".

- Non sono in pochi ad augurarsi uno sviluppo e un uso attento delle innovazioni: 1 cittadino su 2 a livello Europeo ritiene che l'innovazione, se non tenuta sotto controllo, possa finire in mani sbagliate

L'innovazione può veramente migliorare il nostro benessere?

"In sintesi, le evidenze fin qui raccolte ci portano a credere che, se da un lato non c'è dubbio che l'innovazione giochi un ruolo chiave nella nostra società, dall'altro c'è ancora molto da fare affinché essa possa dispiegare il suo pieno potenziale e svolgere un ruolo di volano per il miglioramento del nostro benessere nella vita di tutti i giorni", afferma Poggi.
"L'innovazione - precisa Poggi - rappresenta uno straordinario strumento per guidare la nostra società verso un futuro ricco di benessere e con una migliore qualità della vita. Tutto ciò, a condizione di essere in grado di abbinare creatività e tecnologie futuriste con rigore e metodologie scientifiche".
Più in concreto, per affrontare la sfida dell'innovazione e renderla capace di far evolvere il nostro benessere risulta essenziale:
- Comprendere i reali bisogni che già richiedono una risposta, senza dimenticare di andare oltre, indagando con attenzione quelli che ancora non sono percepiti ma che allo stesso tempo meritano una soluzione da subito;
- Capire il percorso di evoluzione delle innovazioni tecnologiche senza rinunciare a valutare con attenzione sia quelle più provocatorie, futuristiche e lontane dal nostro comune pensare, sia quelle più "semplici" e più vicine alla realtà dei nostri giorni;
- Definire un approccio strutturato, in grado di stimolare la nascita di idee innovative, trasformare le stesse idee in realtà economicamente sostenibili e capaci di rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini, coniugando in modo rigoroso creatività "disruptive" e metodologie "classiche".
"L'innovazione e il benessere sono combinabili in maniera vincente - conclude Poggi - ma bisogna superare i limiti di una innovazione troppo creativa e futurista lontana dalla vita di tutti i giorni e allo stesso tempo bisogna capire che la portata dell'innovazione può risolvere i problemi ed esigenze più complesse della nostra società, superando quella sfiducia o quel pessimismo che rischiano di essere una pericolosa barriera".



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