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   numero di 09/03/2016
Cover story

Vedani (FXCM): c'e' una guerra valutaria a livello globale

Il 2016 sarà l'anno della ricerca del "porto sicuro" in cui yen e oro saranno i protagonisti. Le banche centrali più che sulle valute sono concentrate sulle politiche di allentamento monetario, BCE e BoJ su tutte. E la Gran Bretagna rischia forte sul Brexit

Cercare rendimenti per gli investitori è decisamente difficile in questa fase storica. Bassi tassi, rischi geopolitici, forti movimenti tra le valute e un'eurozona sempre più difficoltà sono tra i fattori che scatenano la volatilità, creando incertezza. Ne abbiamo parlato con Gabriele Vedani, Managing Director FXCM.

Guerre valutarie: quali protagonisti e quali scenari?

Oggi è in atto una guerra valutaria a livello planetario. Le parti coinvolte sono le cosiddette majors, con l'euro in prima fila. Nelle ultime sedute abbiamo visto anche un'importante discesa da parte della sterlina, soprattutto dopo i mancati accordi con l'Unione Europea (che sarebbero piaciuti al governo inglese) riguardo alla gestione dei migranti, oltre che ad alcuni nodi fiscali. Un'altra valuta coninvolta suo malgrado, in questo caso con un rafforzamento, è stato lo yen, visto come porto sicuro. Si tratta certamente quindi di un evento a livello globale, che non sta lasciando nessuno immune da questa fortissima volatilità che si sta registrando sui mercati.

Il 2016 sarà l'anno della ricerca del porto sicuro più che del rendimento?

Quest'anno si vedrà un ritorno di quello che noi chiamiamo il risk-off, cioè l'avversione al rischio e ricerca di porti sicuri. Sono due quelli che saranno i principali beneficiari di questi movimenti: sappiamo benissimo che oggi il dollaro USA non riveste più come una volta lo status di ancora di salvezza quando i marosi si fanno più alti, e quindi la divisa giapponese e l'oro saranno i protagonisti. Lo dimostra il recente movimento euro/yen così come la forte divergenza rialzista registrata sul metallo giallo. L'oro ha dato segnali importanti per un inizio di un trend plurimensile rialzista, e questo lo vediamo sia appunto rispetto alle divergenze di carattere tecnico, anche per la rottura di importanti resistenze, ma soprattutto per il fatto di aver fatto registrare nuovi massimi quando invece tutti gli altri metalli preziosi non li hanno seguiti. Quindi è un chiaro sintomo che non vi è semplicemente un rialzo dell'oro in virtù di una maggiore rischiesta di materie prime, ma è in atto una risalita di prezzo proprio in virtù del suo status di bene rifugio.

L'aumento dei tassi USA sarà il vero market mover dell'anno?

La salita dei tassi americani è un vero punto di domanda oggi. Questo perchè non solo dobbiamo essere sicuri - e non lo siamo più - che ci sarà un forte rialzo, ma anche perchè addirittura si è parlato di una retromarcia della FED, con un'inversione ad U della politica monetaria americana. Per cui non possiamo escludere che non ci sia alcun rialzo, ma non possiamo dimenticare un fattore importante: che ci sono le incombenti elezioni presidenziali di novembre, che abbiamo visto essere già in pieno svolgimento con le primarie che entrano nel vivo.

Il ruolo delle banche centrali: sono un fattore sui mercati o sono ormai inutili?

Le banche centrali hanno un ruolo decisamente defilato per quanto riguarda la determinazione dei tassi di cambio. É vero che c'è un forte interventismo, e lo testimonia per esempio Draghi con il Quantitative Easing, o la Bank of Japan - prima con la Zero Interest Policy e adesso con il Qualitative and Quantitative Easing - da anni impegnati sul tentativo di influire pesantemente sulla quantità di massa monetaria per cercare di stimolare la ripresa, ma dal punto di vista del tasso di cambio queste azioni sono molto spesso più in funzione delle loro politiche monetarie che non obiettivo primario delle stesse.

Ritorniamo alle guerre valutarie: come muoversi in un mondo in cui tutti vogliono svalutare?

Oggi è in atto una corsa alla svalutazione un po' in tutte le parti del mondo. Forse gli unici che si sono chiamati giocoforza fuori dalla partita sono gli Stati Uniti, ma perchè hanno altri obiettivi, come il controllo dell'inflazione, che hanno in qualche modo orientato la politica monetaria. Ciò detto sicuramente non possiamo a mio avviso non possiamo dimenticare un fattore importantissimo: il mercato sa benissimo che almeno fino a marzo 2017 la BCE e Draghi saranno in prima linea per contrastare questa recessione o stagflazione che dir si voglia. Per cui l'offerta di moneta per l'euro sarà molto importante e pertanto, a mio avviso, anche se non escludiamo ritorni parzialmente rialzisti della moneta unica, la tattica giusta sarà quella di vendere proprio sui rialzi dell'euro su tutte le sue situazioni di forza.

Brexit: quali sono gli scenari che si possono aprire?

A giugno avremo un passaggio molto importante con il referendum inglese sull'eventuale uscita dall'Europa. Questo è un elemento che il mercato sta in qualche modo cercando di fattorizzare: si parla di un impatto solo per il minor flusso di migranti di una riduzione intorno all'1% del tasso di crescita del Pil inglese in un quinquennio. Ma c'è un effetto che oggi non può essere stimato e valorizzato che è la potenziale perdita di fiducia da parte degli investitori esteri nei confronti degli asset inglesi. Questa eventuale perdita di fiducia potrebbe avere un impatto enorme, e diventare un vero e proprio armageddon. A sostegno di questa mia tesi giova ricordare che dal 1983 il Regno Unito, a livello di sistema, è in una fase in cui i consumi stanno superando i ricavi, e questo si è reso possibile ininterrottamente per 23 anni grazie proprio al finanziamento degli asset che viene dall'estero, e proprio in virtù della grande attrattività degli asset inglesi e della grande solidità del sistema bancario UK.

Un'eventuale mancanza di fiducia o minor fiducia da parte degli investitori esteri potrebbe avere un impatto significativo e molto profondo sulle abitudini di spesa e di consumo all'interno del Regno Unito.

L'Eurozona è ormai da tempo in stagnazione se non in recessione: può essere proprio l'euro la causa?

Io sono sempre stato euroscettico. Ritengo che l'euro abbia portato molti benefici ma ha un difetto insanabile di fondo, è stato come il carro messo davanti ai buoi. Mi spiego meglio: non si può avere un'unione monetaria senza essere passati prima da una vera unione (o armonizzazione) dei sistemi fiscali, del mercato del lavoro e via dicendo. Pertanto, ritengo che l'euro abbia queste debolezze intrinseche. Anche il fatto che titoli della stessa area - facciamo l'esempio dei Bund rispetto ai Btp - teoricamente denominati nella stessa valuta, abbiano rendimenti così differenti tra di loro (anche se oggi il problema dello spread è molto meno doloroso di quando vi fu l'instaurazione di Monti come Primo Ministro e si erano superati i 400 basis points), è sicuramente testimonianza del difetto di forma o peccato originale dell'euro.
Pertanto, a lungo termine - ora io non so dire se sarà questione di mesi, anni o decenni - gli squilibri che si stanno alimentando e stanno aumentando nelle varie nazioni porteranno comunque ad una rivisitazione del progetto.



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