Usa il mouse, frecce o sfoglia se touch
   numero di 04/11/2015
Cover story

Sidoti (WisdomTree): sui mercati ritorna l'appetito di rischio

Il momento attuale di bassi tassi di interesse potrebbe essere l'opportunità giusta per considerare e valutare il ritorno all'equity, ma con un approccio diverso, che miri a lavorare meno sul fattore capitalizzazione di mercato e di più sui fondamentali

I mercati vivono momenti di incertezza. A livello globale la crescita rallenta, la locomotiva Cina sta frenando e mentre Giappone ed Eurozona allentano la loro politica monetaria, FED e BOE pensano a una stretta, con ripercussioni sui bond. Le borse sembrano vivere alla giornata, e le commodity sono ai minimi storici. Per gli investitori è quindi sempre più complicato muoversi tra le varie asset class alla ricerca di rendimento. Ma ci sono soluzioni che potrebbero facilitarli tutelando il patrimonio. Ne abbiamo parlato con Antonio Sidoti, Director of Italy di WisdomTree Europe.

Partiamo dalla Cina, che è più attuale che mai. Come si sta evolvendo la situazione?

La Cina ha vissuto dei contesti da rallentamento, testimoniati dal dato più evidente, la crescita del PIL, che si è dimostrata più bassa rispetto agli ultimi tempi, quando il Paese aveva dimostrato di essere una grande locomotiva per la crescita economica mondiale. Attualmente il PIL si dovrebbe essere attestato su un +7%, che non è ciò che aveva prodotto precedentemente.
Un altro punto di vista è quello legato alle materie prime. La Cina si colloca sicuramente in una posizione di grande consumatore, sia dal punto di vista agricolo sia industriale. In questi due comparti basta vedere i dati delle importazioni: specificatamente lo zucchero per ciò che riguarda le materie prime agricole si sono abbassate di circa il 25%; e il calo di utilizzo del rame, che dimostra come la domanda - prevalentemente cinese - abbia rallentato.
Questi sono alcuni indicatori che dimostrano come il gigante asiatico stia prendendo tempo per quanto riguarda il suo percorso economico. Pechino deve affrontare una grande sfida legata al passaggio da un'economia basata sugli investimenti ad una basata sui consumi. Quindi la ripresa del mercato cinese sicuramente avrà come volano, in termini di obiettivo che si dovrà porre, l'incentivazione dei consumi.
Dall'altro punto di vista possiamo anche sottolineare alcuni dati positivi che riguardano la crescita dei prestiti bancari. Quindi, a fronte di un rallentamento economico, vediamo un miglioramento del credito, nonostante gli ultimi sobbalzi tra borsa e cambi, che non hanno avuto un particolare impatto sull'accesso ai prestiti, e questo potrebbe essere uno dei segnali che indica come il mercato cinese stia prendendo una nuova strada, che potrà essere interessante da percorrere guardando ai prossimi anni.

Che impatto potrà avere il rallentamento cinese sui principali mercati emergenti?

Sicuramente la Cina è uno dei Paesi principali in questo contesto, con un ruolo preponderante a livello di importazioni di materie prime da altri mercati emergenti e di lavorati da altre realtà. L'impatto quindi sarà importante. Quello che occorrerà vedere nei prossimi mesi sarà come il bilanciamento tra investimenti e consumi renderà la Cina più capace di gestire le dinamiche relazionali con gli altri Paesi emergenti, per fare in modo che ci sia una più "tranquilla" stabilità dell'area.

Il Giappone è il simbolo della scarsa efficacia del QE per stimolare l'inflazione. L'eurozona corre gli stessi rischi?

Giappone ed eurozona stanno vivendo dinamiche simili. Sperimentano una fase di politiche monetarie, come il quantitative easing (QE), di natura massiccia. Questo perchè entrambe le politiche vogliono mirare a rivitalizzare l'esposizione al settore industriale tramite robuste inizieni di liquidità. Per contro, vediamo altre banche centrali, come FED o BoE, che nella linea generale della loro politica monetaria stanno andando ad un restringimento di origine quantitativa. Ci troviamo quindi in mezzo ad un contesto di politiche monetarie divergenti. E in questo contesto macroeconomico il fatto che il QE stia avvenendo in Europa potrà essere importante perchè, crediamo sia una nota di interesse, riguarderà gli export. Questi - sia per ciò che riguarda il Giappone sia per l'eurozona, dato che vivono di dinamiche analoghe - possono essere rivitalizzati dal fatto che la loro valuta è debole, e quindi di avere un miglior accesso, non soltanto al contesto del credito, ma anche ai mercati stranieri. Si tratta di mercati fuori dall'area domestica o dall'eurozona dove andare a proporre prodotti del mercato locale.
Sarà interessante osservare a come si conformerà il bilanciamento tra un deprezzamento valutario (la valuta locale in cui sono denominati gli asset, specialmente quelli azionari) e il rapporto euro-dollaro. Se da un lato il deprezzamento valutario può aiutare le imprese ad emergere all'interno del contesto macroeconomico, dall'altro lato il freno valutario sarà un elemento che andrà a deteriorare le performance di questi titoli spostando il focus dal contesto economico a quello finanziario.

E quindi l'inflazione...

Questo è sicuramente l'obiettivo. Al momento attuale siamo ancora in una fase embrionale per riuscire a capire quelli che saranno realmente gli sviluppi macro della politica di QE che però, all'interno del contesto in cui abbiamo vissuto, ha visto degli elementi di freno dati da alcune piccole interruzioni macroeconomiche o dall'impatto cinese sui mercati globali, e anche altri fattori che hanno rallentato la fiducia più che la crescita economica. Credo che adesso uno dei punti fondamentali sarà proprio la fiducia che il mercato vorrà dare all'eurozona e come tale alla ripartenza dei consumi, dei prezzi delle materie prime per arrivare, ovviamente, all'inflazione.

Bassa crescita e bassi tassi: come trovare rendimento?

Questa è la domanda che tutti gli investitori, soprattutto quelli che hanno sempre lavorato nel comparto della consulenza e dell'advisory, si stanno ponendo. Nel momento attuale abbiamo rendimenti governativi molto bassi, alcuni in territorio negativo. Per contro, il rendimento obbligazionario è stato sempre uno dei punti "core" focali, all'interno dei portafogli degli investitori. Questi ultimi, soprattutto in Italia, sono stati sempre attenti a quella che è l'offerta obbligazionaria proprio perchè caratterizzata da bassa volatilità e da flussi cedolari. Nel momento attuale questa regola potrebbe esser messa in discussione, proprio perchè l'esigenza di modificare i portafogli fa sì che le opportunità siano diverse, che non debbano unicamente riguardare l'obbligazionario, ma anzi potrebbero interessare il ritorno, in modo più o meno consistente, degli asset di rischio. Quindi ritorna "l'appetito di rischio" e ritorna soprattutto l'idea azionaria per il portafogli.
Un altro elemento da notare è il fatto che se l'economia nell'eurozona torna ad avere più fiducia dai mercati, potremmo assistere ancora di più a un sell-off anche molto forte sui titoli obbligazionari. Questo significa che i bond governativi potrebbero esser messi sotto pressione ulteriore, e che ci potrebbe essere una quota consistente di investitori che ritornano sull'equity.
É ovvio che fare il paragone tra bond ed equity è un qualcosa che per sua natura come strumento, e dal punto di vista giuridico, è un po' azzardato. Proprio perchè parliamo di dinamiche e di volatilità diverse, e strumenti differenti.
Noi riteniamo che questa potrebbe essere l'opportunità giusta per considerare e valutare il ritorno all'equity, ma con un approccio diverso, che miri a lavorare meno sul fattore capitalizzazione di mercato e di più sui fondamentali. Uno degli elementi fondamentali che noi consideriamo come elemento di valore all'interno delle nostre analisi per approcciarsi all'equity è il dividendo. Intendiamo quello liquido, accademicamente parlando, quello cash, che viene staccato dalle aziende per generare valore per gli azionisti. Nel mercato equity vi sono differenti settori e aree geografiche che possono contribuire a creare valore in termini azionari tramite il dividendo, e questa potrebbe essere una delle opportunità in un contesto di tassi bassi.
Riassumendo: uno spostamento verso l'equity, ponderato per dividendo, che offra flusso cedolare. Lavorando da un punto di vista indiretto sulla possibilità di abbassare la volatilità dell'equity e offrendo un flusso cedolare che può portare a dare un'idea di una dinamica simile a quella dell'obbligazionario.

Come si è evoluto negli ultimi tempi il mercato degli ETF?

Ha fatto dei passi da gigante ed è in costante crescita. Gli ETF dal punto di vista dell'ingegneria finanziaria adesso coprono tutte le asset class, tutte le esposizioni con la maggior parte dei fattori di leva. Sarebbe oggi più corretto parlare di Exchange Trade Product in generale, che significa considerare non soltanto gli ETF come fondi (come lo sono tecnicamente e strutturalmente), ma anche gli ETC e gli ETN. Questi, per fare un esempio, in Borsa Italiana vengono quotati sullo stesso segmaneto degli ETF, ma strutturalmente sono titoli di debito trasferibili senza scadenza. Con l'ETC e l'ETN si possono offrire agli investitori esposizioni differenti. Per fare un esempio, una leva tripla short sull'obligazionario, che è un'esposizione ben ricercata dagli investitori proprio perchè agiscono in preservazione del capitale, non fanno marginazione, e possono coprire un titolo obbligazionario che in determinati casi (vedi il Treasury USA) può essere messo sotto stress dalle dinamiche di politica monetaria.
Quindi, l'esposizione con gli ETF diventa un veicolo di investimento più ricercato, per trasparenza, bassi costi e liquidabilità. In quest'ambito uno dei filoni che sta prendendo sempre più piede è quello dei cosiddetti "Smart Beta". Sono dei prodotti che vanno a replicare degli indici costituiti in modo differente da quelli standard. Quando parliamo di standard parliamo generalmente di indici a capitalizzazione di mercato, quindi indici dove la chiave del prezzo diventa il fattore essenziale per la ponderazione. Lo Smart Beta offre indici che sono ponderati su fattori diversi. Come già detto, uno dei fattori che noi consideriamo interessante, tramite la struttura dell'ETF, per l'esposizione all'equity è quello del dividendo.

Come si colloca il mercato italiano degli ETF rispetto a quelli stranieri?

Nel nostro Paese il mercato è sicuramente in crescita. Come tutto quello europeo non ha ancora una maturità rispetto agli USA, dove il mercato ETF è nato e dove continua a prosperare. Proprio per questo può essere un'ottima occasione di investimento e di educational, in termini di quello che si può fare con gli ETF, proprio perchè il trend di crescita di questo mercato è costante, e sempre più investitori cercano soluzioni alternative (come quelle dello Smart Beta).
Quando parlo di mercato ancora non maturo intendo dire in termini positivi che è un mercato che accetta volentieri le novità, e che queste ultime faranno crescere il mercato stesso. E, probabilmente, nei prossimi anni lo porteranno a maturazione.

Come operate strategicamente?

Noi lavoriamo essenzialmente con due marchi: Boost e WisdomTree Europe. Con il primo (di proprietà WisdomTree) lavoriamo con prodotti ETC ed ETN, dove la maggior parte di questa offerta è a leva. Crediamo in Boost e lavoreremo per portare nuovi sottostanti in questa struttura e sotto questa esposizione perchè sempre più investitori utilizzano la leva per diversificare il proprio portafoglio.
Siamo in un contesto di mercato dove la maggior parte delle asset class continuano ad avere una correlazone molto forte, e alcune delle decorrelazioni storiche di mercato sembrerebbero andare a cessare. Ricordiamoci della crisi del 2007-08, in cui una delle asset class più ricercate era l'oro, considerato bene rifugio per eccellenza, e poteva permettere sia di fare un edging sul portafoglio sia di proteggersi dal'inflazione, a differenza della valuta. Oggi tra tutte le asset class la correlazione sta aumentando e l'unico modo, probabilmente, per essere realmente decorrelati dal mercato è quello di investire short. Non in termini di speculazione ma di copertura. Con la struttura degli ETC ed ETN è possibile farlo, soprattutto considerando fattori di leva maggiori, poichè questi ultimi agiscono mglio ad agire in preservazione di capitale. Questo significa per alcune asset class che abbiamo replicato tramite i nostri prodotti, utilizzare un terzo del capitale con leva tripla per andare a proteggere parti del portafoglio. La protezione può essere importante perchè molte volte in fase di incertezza di mercato tra tutte le asset class - azionario, commodity, obbligazionario e valute - non sempre ci è consentito capire il "cosa succederà domani". Nessuno ha la sfera di cristallo ed è ovvio che è sempre più difficile avere la certezza di un trend nei periodi successivi di mercato. Ciò significa che, in alcuni casi, può essere più conveniente non smobilitare la parte del portafoglio che può essere soggetta a stress di mercato, ma coprirla tramite un terzo del capitale e andare ad agire con uno di questi strumenti, proprio perchè non fa marginazione e quindi non c'è una gestione simile a quella dei futures per quanto riguarda la posizione aperta. Può quindi essere più indicata per alcune gestioni, soprattutto quelle che non prevedono l'utilizzo di derivati all'interno delle dinamiche di copertura. Noi continueremo ad espandere questa piattaforma e continueremo ad offrire nuove asset class con nuovi fattori di leva, raccogliendo quelli che sono i desiderata degli investitori che sempre più hanno il timore di quello che accade sui mercati e che hanno la necessità di coprire le esposizioni.

Sempre parlando di strategia, andiamo ad avere sempre più attinenza alle dinamiche della metodologia Smart Beta, proponendo indici che sono ponderati sulla base dei fondamentali e che sono replicati dagli ETF.
Come WisdomTree non siamo soltando una casa di ETF ma siamo anche un creatore di indici, che ponderiamo sulla base dei fondamentali. Questo riteniamo possa essere interessante sulle diverse aree geografiche, specificatamente sull'azionaro, proprio perchè in un contesto in cui i rendimenti sull'obbligazionario sono bassi e c'è un ritorno dell'appetito di rischio, cerchiamo di dare un'esposizione che possa essere conservativa all'equity sulla base del dividendo. Su questa parte dell'offerta continueremo ad espandere la nostra creazione legata agli indici per permettere agli investitori di diversificare il portafoglio nel modo più appropriato che loro possono considerare.

 



Cover story

numero di 04/11/2015
SOMMARIO di questa settimana

Condividi su LinkedIn




Continua a sfogliare per il prossimo articolo -->

*/ ?>