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   numero di 22/07/2015
Fare Business

Le imprese sono meno positive sull'economia italiana ma vedono una crescita
L'analisi di Bankitalia sulle aspettative di inflazione e crescita indica una diminuzione dei prezzi a listino, un aumento della domanda e un cauto ottimismo sulle condizioni operative

É stata pubblicata l'indagine trimestrale della Banca d'Italia sulle aspettative di inflazione e crescita delle imprese italiane. Vediamo in sintesi i principali risultati per le imprese dell'industria in senso stretto e dei servizi.

Aspettative di inflazione in Italia e variazione dei prezzi di vendita delle imprese

In giugno le attese a sei mesi sull'inflazione al consumo sono state riviste marginalmente al rialzo (allo 0,3% dallo 0,2 nella rilevazione di marzo), mentre quelle a uno e due anni sono rimaste stabili (allo 0,5 e allo 0,8%, rispettivamente). Per contro, nell'orizzonte compreso fra tre e cinque anni le aspettative sono state corrette lievemente al ribasso, all'1,0% dall'1,2 nell'inchiesta precedente.
Le imprese segnalano che i propri prezzi di vendita sono diminuiti dello 0,2% rispetto a un anno prima (erano rimasti invariati in marzo); i listini sono diminuiti sia nell'industria in senso stretto sia, in misura più contenuta, nei servizi. I prezzi di vendita riprenderebbero a crescere moderatamente in entrambi i comparti nei prossimi dodici mesi: nel complesso le aziende indicano attese di adeguamenti al rialzo (0,7%) appena superiori a quanto prefigurato nell'indagine di marzo (0,6%).
Per la prima volta dal marzo del 2012 la domanda viene indicata dagli intervistati come fattore che esercita un impulso positivo, sia pur lieve, sull'evoluzione dei futuri prezzi di vendita. Si confermano le pressioni al rialzo provenienti dalle variazioni del costo delle materie prime e del costo del lavoro, mentre le politiche di prezzo dei concorrenti restano il principale fattore frenante.

Valutazioni sulla situazione economica generale dell'Italia

I giudizi sulla situazione economica generale rispetto al trimestre precedente si confermano su livelli positivi, pur in lieve diminuzione dopo il miglioramento particolarmente accentuato riscontrato nella scorsa rilevazione: il saldo percentuale tra le valutazioni più favorevoli e quelle più sfavorevoli è pari a 15,8 punti percentuali (da 18,6 in marzo e -23,1 nello scorso dicembre); è aumentata la frazione di imprese che hanno espresso giudizi di stabilità (da due terzi a poco meno dei tre quarti del campione).
Anche la probabilità media attribuita al miglioramento del quadro economico congiunturale nei prossimi tre mesi segnala una sostanziale stabilizzazione su livelli positivi.

Evoluzione della domanda

È sensibilmente aumentato il saldo tra la quota delle imprese che ha segnalato un aumento della domanda di propri prodotti nell'ultimo trimestre (11,5% a fronte dell'1,0 nella rilevazione precedente): la dinamica ha riflesso sia l'incremento delle imprese che hanno registrato un miglioramento, sia la diminuzione di quelle che indicano un peggioramento.
L'andamento si è rivelato particolarmente favorevole tra le aziende dell'industria in senso stretto e quelle operanti nel Sud e nelle Isole. Le aspettative a breve termine si sono consolidate sul terreno positivo, con un saldo tra i giudizi positivi e negativi che si attesta su valori percentuali di poco più contenuti rispetto al mese di marzo (17,3 dal 21,2%). Si registra inoltre un aumento della quota di aziende che si attende una sostanziale invarianza.
La medesima dinamica favorevole ha caratterizzato i giudizi sulle condizioni della domanda estera: sia quella corrente sia quella attesa nei prossimi tre mesi sono segnalate in aumento, anche se con intensità inferiori a quelle registrate nella scorsa indagine.

Valutazioni delle condizioni operative delle imprese

Le attese a tre mesi sulle condizioni economiche in cui operano le aziende continuano a essere improntate a un cauto ottimismo, pur in presenza di giudizi di stabilità largamente prevalenti (78,9% da 71,6 in marzo).
Il saldo fra le risposte di miglioramento e di peggioramento, diventato positivo nella rilevazione di marzo, è rimasto sostanzialmente stabile (a 5,4 da 4,9 punti): il rialzo registrato nelle valutazioni delle imprese di servizi ha compensato il calo nella manifattura. L'attività economica beneficerebbe del contributo positivo della variazione della domanda e dei prezzi e della dinamica del tasso di cambio euro-dollaro, entrambi fattori segnalati in rafforzamento, sia pur marginale; si conferma sugli stessi livelli di marzo il freno rappresentato dell'incertezza imputabile a fattori economici e politici. La quota di operatori che segnala una diminuzione del livello di attività ritenuto "normale" negli ultimi due anni, è salita dal 37,6 al 39,5%, ma rimane ben al di sotto dei valori del dicembre 2014; di contro, il 26,0% ne segnala un aumento, mentre circa il 27% lo ritiene immutato.

Condizioni per l'investimento

Le valutazioni delle imprese sulle condizioni per investire si confermano favorevoli, pur con un'intensità inferiore a quella registrata nel trimestre precedente: il saldo tra i giudizi di miglioramento e di peggioramento è sceso all'8,7% dal 14,5, rimanendo tuttavia sui valori più elevati dal 2006; l'andamento è pressoché analogo nella manifattura e nei servizi.
La quota degli operatori che si attende un rialzo della spesa nominale in investimenti nel primo semestre del 2015 rispetto alla seconda metà del 2014 supera di 11 punti percentuali quella delle imprese che prefigurano una flessione (dal 5,5 rilevato nell'indagine precedente): il miglioramento riflette principalmente l'andamento nel comparto manifatturiero e fra le imprese medio-grandi (con più di 200 addetti); per quasi il 60% delle aziende la spesa nominale in investimenti si confermerebbe invariata rispetto a quella effettuata nella seconda metà del 2014.
Per il complesso del 2015, lo scarto percentuale tra le attese di aumento e di riduzione degli investimenti è sceso al 14,1% (dal 16,4 della scorsa rilevazione), principalmente per effetto della netta correzione al ribasso dei programmi di investimento nel terziario; poco meno della metà delle imprese prevede una spesa in investimenti totali costante rispetto al 2014 (contro 45,4 del sondaggio precedente; tav. 15). Il 43,9% degli operatori dichiara di aver superato nei mesi scorsi la fase più difficile della congiuntura economica, in flessione rispetto al 47,1% rilevato in marzo (tav. 21); la quota di imprese che si attende un solido miglioramento dei ritmi produttivi nei prossimi mesi è rimasta stabile al 46,4%.

Condizioni di liquidità e accesso al credito

È proseguita la tendenza al miglioramento delle condizioni di accesso al credito in atto da dicembre 2012. Nell'ultimo trimestre il saldo percentuale tra la quota di aziende che segnala un più agevole accesso rispetto al trimestre precedente e quella che indica maggiori difficoltà è risultato positivo per la seconda volta dall'introduzione della domanda nell'inchiesta nel settembre 2008, salendo a 7,8 punti percentuali (da 4,7).

In particolare, l'allentamento dei criteri di accesso al credito viene segnalato dal 14,4% delle imprese (12,3 in marzo), mentre il 6,6 ne rileva un inasprimento (contro il 7,6 nel trimestre precedente); il miglioramento è stato più deciso nella manifattura e ha interessato tutte le aree geografiche (per la prima volta anche tra le imprese del Sud e delle Isole).
Sulle più favorevoli condizioni di finanziamento sembrano aver inciso anche le più recenti misure di politica monetaria adottate dalla BCE, il cui impatto è valutato come positivo soprattutto dalle imprese di grande dimensione; nel complesso il 37,0% delle aziende ha indicato nel più agevole accesso al credito il loro fattore di impulso principale, mentre il 40,6 si è espresso per il miglioramento della fiducia.
Anche le attese sulla posizione di liquidità nel breve termine sono lievemente migliorate: la percentuale degli operatori che ritiene che la posizione sarà insufficiente nei prossimi tre mesi è sostanzialmente costante (al 15,6%), mentre la quota di coloro che la reputano più che sufficiente è cresciuta al 22,2% (dal 21,6).

Dinamica dell'occupazione

Migliorano lievemente le attese sulla dinamica dell'occupazione nel breve termine: la quota di imprese che stima una crescita del numero di addetti nel prossimo trimestre è aumentata al 19,1% (dal 18,2 in dicembre); quella delle aziende che ne prefigura una riduzione è salita al 14,9 (da 14,4), mentre circa i due terzi degli operatori si attendono una sostanziale invarianza.
 



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