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   numero di 03/06/2015
Sport Business

Il calcio tra le prime 10 industrie italiane
ReportCalcio, edito dalla FIGC con la collaborazione di AREL e PwC, rappresenta la fotografia più aggiornata sullo stato del nostro calcio. Nel 2013-14 2,7 miliardi di euro di valore della produzione aggregato (+1,2%)

La FIGC ha presentato la quinta edizione di ReportCalcio, il rapporto annuale sul calcio italiano pubblicato dal 2011 con la collaborazione di AREL (Agenzia di Ricerche e Legislazione) e PwC (PricewaterhouseCoopers), che si pone l'obiettivo di presentare in un quadro organico tutti i principali dati che qualificano la dimensione, la struttura e l'articolazione del sistema calcistico italiano, sulla base dei dati aggiornati alla stagione sportiva 2013?2014.
Da un punto di vista economico-finanziario, il calcio professionistico italiano ha raggiunto nel 2013-14 i 2,7 miliardi di euro di valore della produzione aggregato (+1,2%), confermandosi una volta di più un settore economico di assoluto rilievo, pur continuando ad operare in forte perdita (317 milioni di euro nel 2013-14, in leggero peggioramento rispetto ai 311 del 2012?13), anche se tale livello risulta in forte diminuzione rispetto ai dati registrati nelle prime rilevazioni del ReportCalcio (solo nel 2010?11 la perdita era pari a 430 milioni di euro).
La situazione più critica si riscontra nell'analisi del profilo finanziario e patrimoniale: i debiti aggregati del sistema professionistico hanno sfiorato nel 2013-14 i 3,7 miliardi di euro (solo nel 2009-10 non superavano i 2,8 miliardi), mentre il Patrimonio Netto è pari ad appena 273 milioni di euro, in forte diminuzione rispetto ai dati registrati negli anni precedenti (solo nel 2009-10 era pari a 406,4 milioni). É opportuno sottolineare come i campionati con il più alto livello di fatturato rappresentino quelli con la perdita più significativa: negli ultimi 4 anni la Premier League inglese, il campionato benchmark nel mondo per capacità di produrre ricavi (quasi 3,2 miliardi di euro di fatturato al netto delle plusvalenze) ha "bruciato" 1,5 miliardi di euro, la Serie A quasi un miliardo e la Liga spagnola circa 130 milioni.
Il movimento economico complessivo del calcio italiano, comprendendo l'attività professionistica, quella dilettantistica e il relativo indotto, produce inoltre un giro d'affari stimabile in circa 13 miliardi di euro, dato in crescita negli ultimi 10 anni del 53%. Incrociando tale dato con le classifiche annuali elaborate da Mediobanca, e relative alle imprese con il maggior livello di fatturato, il calcio si posiziona oggi tra le prime 10 industrie italiane. Al tempo stesso, il movimento calcistico continua a giocare un ruolo cruciale nel Sistema Paese anche sotto il profilo della contribuzione fiscale e previdenziale: nel 2012 con 884,6 milioni di euro (che diventano 1.022,9 se consideriamo anche il gettito derivante dalle scommesse sul calcio) rappresenta dopo quello inglese il secondo sistema professionistico nel mondo per livello di contribuzione fiscale e previdenziale. Un dato da considerare anche in termini indiretti: nel 2012 il contributo dello Stato italiano (erogato alla FIGC tramite il CONI) ammonta a 68,3 milioni di euro, a fronte di un ritorno, solo dal calcio professionistico appunto (senza contare quindi la dimensione dilettantistica e giovanile) di circa un miliardo, cioè un rendimento circa 15 volte superiore.
Nonostante il leggero miglioramento in termini di numero complessivo di spettatori presenti allo stadio nel calcio professionistico italiano nel 2013?14 (13,1 milioni, in crescita del 6% rispetto alla stagione precedente), la situazione delle strutture rimane critica: l'età media degli stadi di Serie A raggiunge i 62 anni, ed è di poco inferiore nelle altre serie professionistiche, la percentuale di posti coperti supera il 70% solo in Serie A, per poi scendere al 40% in Serie B e al 37% in Lega Pro. In circa il 40% degli stadi delle serie professionistiche è presente la pista di atletica (che peggiora la qualità della visione della partita) e nel 25% degli impianti di Serie A lo stadio non può essere utilizzato per fini alternativi rispetto alla partita di calcio (51% in Lega Pro, 68% in Serie B).
La novità di ReportCalcio 2015 è la sezione dedicata all'analisi dell'impatto economico generato dalla finale della UEFA Europa League 2013-2014 sulla città di Torino, che permette di dimensionare le potenzialità derivanti dall'organizzazione di eventi internazionali in vista delle finali di UEFA Champions League maschile e femminile nel 2016 (Milano e Reggio Emilia) e dei Campionati Europei UEFA 2020 (Roma). L'impatto economico diretto lordo generato dalla finale è stato di 17,5 milioni di euro: di questa cifra, il 72% (12,6 milioni) è il beneficio netto per il territorio (Torino e Area Metropolitana). In particolare, i settori che hanno fruito di questo indotto sono quello alberghiero e ricettivo (5,4 milioni), il "Food & Beverage" (2,6), lo shopping (1,2), il tempo libero (0,5) e i trasporti (0,2).

Sintesi dei dati economico-finanziari

- Il totale del valore della produzione del calcio professionistico italiano nel 2013-2014 è pari a 2.727 milioni di euro, in crescita dell'1,2% rispetto alla stagione precedente. Il fatturato totale dei club europei di prima divisione cresce, nello stesso periodo, del +6,4%.
- Le due maggiori fonti di ricavo continuano a essere i ricavi da diritti televisivi e le plusvalenze da cessione calciatori, che insieme costituiscono il 56% del valore della produzione:
a. I diritti televisivi incidono per il 37% e sono pari a 1.016 milioni di euro, in decrescita del -2,0% rispetto al 2012-2013.
b. Le plusvalenze da cessione calciatori sono pari a 528 milioni di euro, con una variazione del -1,5% rispetto alla stagione 2012-2013, e rappresentano il 19% del valore della produzione.
- I ricavi commerciali registrano invece una diminuzione del -3,0%. Rappresentano solo il 14% del valore della produzione aggregato.

- I ricavi da stadio si attestano su livelli stabili rispetto alla stagione precedente, interrompendo il trend negativo che ha caratterizzato gli esercizi precedenti (+0,2% rispetto alla stagione 2012-2013). In termini di affluenza media per partita, nel confronto con le altre quattro top league europee, i club italiani superano solo quelli francesi: 23.011 tifosi a partita contro i 20.953 della prima divisione francese. Il primato è della prima divisione tedesca (43.499 tifosi) seguita da quella inglese (36.670) e spagnola (26.955).
- Analizzando il mix dei ricavi della Serie A emergono i seguenti elementi: i ricavi da diritti televisivi costituiscono il 59% del fatturato (escludendo le plusvalenze), mentre in Germania e in Spagna rispettivamente il 31% e il 48%. I ricavi da stadio contribuiscono invece per li 10% nel campionato italiano e 11% nel francese, contro il 21% della prima divisione inglese e il 23% di quella tedesca e spagnola. Degno di nota è infine il peso dei ricavi commerciali in Germania, pari al 41%, contro Italia e Francia (21% e 20% rispettivamente).
- In termini d'impatto delle performance sportive sui risultati economico-finanziari, mediamente una società che passa dalla Serie B alla Serie A registra un incremento del valore della produzione pari a circa 22,0 milioni di euro, mentre una società che dalla Serie A scende in B vede invece diminuire i ricavi di 19,4 milioni di euro.
 



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