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   numero di 13/05/2015
Finanza e investimenti

Sillogismi tra scarsita' e abbondanza
Le Menestrel (Financière de l'Echiquier): l''invecchiamento della popolazione non è un solo tema per demografi, ma anche per gli investitori, che devono ragionare sia in termini di breve sia di lungo periodo. E vale per il debito e le materie prime

Il 9 aprile il Financial Times dedicava un articolo alla scomparsa di Misao Okawa. Questa signora giapponese sarebbe potuta rimanere nell'ombra ma la sua eccezionale longevità (era nata nel marzo del 1898) le ha valso gli onori della cronaca. Spegnendosi all'età di 117 anni, la "decana del mondo" ci ha ricordato l'estrema longevità del popolo nipponico, la cui aspettativa di vita media pari a 84 anni è la più elevata del mondo. La scomparsa di Misao Okawa seguita, qualche giorno dopo, da quella dell'americana Gertrude Weaver riduce di molto il numero dei membri del ristrettissimo club delle persone nate nell'ottocento e tuttora in vita. Un club fatto ormai di solo tre persone.
Un altro club che invece annovera regolarmente nuovi soci è quello dei centenari, in particolare giapponesi. Entro il 2050 dovrebbero essere 700.000 i giapponesi ad aver superato l'asticella dei 100 anni. Scarsità dei "nati prima del 1900" e abbondanza dei centenari: una tendenza chiara e… inesorabile.
I temi della scarsità e dell'abbondanza sono cari ai demografi ma anche agli investitori che a giusto titolo vogliono ravvisarvi gli elementi essenziali per la formazione dei prezzi. Le capacità di calcolo e di archiviazione informatica offrono un buon esempio: l'offerta si è sviluppata a un ritmo tale che dal 2006, quando Amazon ha iniziato ad affittare gli spazi sulla sua piattaforma cloud, a oggi, AWS (Amazon Web Services) ha ridotto i suoi prezzi di 46 volte. Seguendo lo stesso ragionamento, se analizziamo le componenti dell'indice americano dei prezzi al consumo dal 2010 ad oggi, il contributo negativo principale proviene dai televisori: l'abbondanza è spesso sinonimo di deflazione dei prezzi. Se ciò che è scarso è caro, non stupisce che ciò che è ogni giorno un po' meno raro vada incontro a una diminuzione del prezzo.
Il prezzo delle materie prime sembra sfuggire a questa regola spontanea. Zucchero, cotone, mais, queste tre essenziali materie prime agricole presentano ora prezzi del 30% inferiori al prezzo medio registrato negli ultimi cinque anni. Eppure non abbiamo assistito a raccolti eccezionali o a rivoluzioni tecnologiche tali da moltiplicare la produttività degli ettari coltivati. E che dire del rame, anch'esso lontano dai massimi storici, ma che sembrerebbe scarseggiare sempre più e disporre di riserve stimate per una quarantina d'anni appena?
La spiegazione del calo delle materie prime sarebbe da imputare semplicemente al rallentamento congiunturale della crescita mondiale e, nel caso del rame, alla frenata della Cina, che consuma il 50% della produzione mondiale. La diminuzione dei prodotti disponibili non comporta quindi sempre un aumento dei prezzi come si potrebbe immaginare.
La comprensione della dinamica dei prezzi delle materie prime oscilla tra due griglie di lettura difficili da conciliare: da una parte, la griglia del lungo termine, che fa spesso riferimento al numero di anni di riserve disponibili (120 anni per il ferro, 60 anni per il petrolio e appena 20 anni per l'oro), e dall'altro la griglia del breve termine, che si basa sulla domanda recente e gli adeguamenti di capacità produttiva.
I sostenitori della lettura di lungo termine possono farsi sorprendere dalle innovazioni (il petrolio di scisto, almeno per un po', ha sconfessato i fautori della teoria della penuria dell'oro nero) mentre i simpatizzanti del breve termine sono alla mercé della minima variazione congiunturale.

L'esempio delle materie prime rammenta all'investitore quanto sia complesso tentare di conciliare breve e lungo termine. Ricorda anche che ciò che è raro può essere a buon prezzo e che l'abbondanza può essere costosa. Il mercato obbligazionario europeo attuale ne è una dimostrazione lampante e anche un po' inquietante. Mentre il rapporto debito/PIL è ai massimi storici, mai nessun debito europeo (tranne quello greco) è stato pagato a così caro prezzo, lo Stato francese presta a 0,46% a 10 anni e ha uno stock di debito (2038 miliardi oggi!) sempre più ingente.
Ciò che è raro è spesso caro, l'abbondanza è spesso a buon mercato… ma le eccezioni alla regola sono sempre impressionanti.

Didier Le Menestrel, Presidente di Financière de l'Echiquier
 



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