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   numero di 13/05/2015
Finanza e investimenti

Perche' investire nelle biotecnologie
Nodari (J. Lamarck): il settore passerà dai 100 miliardi di dollari di fatturato del 2014 a circa 500 miliardi nel 2020. Ci sono oltre 4mila farmaci innovativi pronti ad entrare in commercio.

Investire nel mercato delle biotecnologie significa anche investire nella salute. Grazie infatti a queste aziende presto saremo in grado di affrontare in modo adeguato e sconfiggere malattie che ad oggi sembrano incurabili. E questo genera un settore estremamente dinamico e performante dal punto di vista degli investitori. Ne abbiamo parlato con Gianpaolo Nodari Amministratore Delegato di J. Lamarck.
"Siamo una società di consulenza finanziaria che dal 1996 ha scelto di dedicare la sua attenzione al settore delle biotecnologie, ritenendolo uno dei comparti che può rappresentare il futuro, anche per il futuro sviluppo economico. Abbiamo cominciato a rivolgerci ad una clientela "affluent", in grado di comprendere per prima quali potessero essere le aspettative di questo settore.
Dopo 15 anni di esperienza accumulata nella consulenza personalizzata, abbiamo deciso di "impacchettare" la nostra consulenza in un prodotto più retail. Abbiamo creato un fondo destinato a tutti gli investitori che abbiamo dovuto tralasciare nel corso degli anni, poichè non avevamo il tempo di seguire al meglio tutti i clienti. Da qui è nato il comparto che da quattro anni sta dando discrete soddisfazioni in termini di ritorni".

Quali sono gli sviluppi futuri?

"Innanzitutto continuare a monitorare in maniera molto attenta il settore della biotecnologia, perchè - nonostante molte persone si chiedano perchè se la grande crescita vista dal comparto sia sintomo di una bolla - le aspettative del settore sono ancora veramente molto elevate. Le biotecnologie attualmente fatturano oltre 100 miliardi di dollari e noi presumiamo che, da qui al 2020, dovrebbero passare a circa 500 miliardi di dollari. Questo soprattutto grazie a farmaci rivoluzionari, di cui abbiamo avuto un esempio lo scorso anno con la messa in commercio del primo farmaco al mondo contro l'epatite C, che ha garantito all'azienda Gilead Sciences, una delle più grandi del settore, di fatturare 15 miliardi di dollari solamente da questa terapia.
Abbiamo poi altri sviluppi societari: c'è in approvazione un nuovo comparto, che sfrutterà la nostra esperienza nel settore salute, applicata al settore farmaceutico, che nel corso degli ultimi anni ha visto una certa crisi, innescata da scadenze di brevetti per più di 100 miliardi di dollari e dalla concorrenza dei farmaci generici. Abbiamo però visto intensificarsi le attività di Merger&Acquisition tra aziende del Pharma e quelle di Biotech, e da qui la nostra rinnovata attenzione che farà sì che lanceremo un comparto che si dedicherà al settore della farmaceutica tradizionale. Successivamente, entrambi i nostri fondi presumibilmente dovrebbero essere quotati sul segmento ETFPlus di Borsa Italiana".

Investite solo in grandi aziende o anche in startup?

"Raramente prendiamo in considerazione startup. Portare un farmaco dalla molecola alla commercializzazione costa mediamente 10 anni di tempo e circa un miliardo di dollari di investimento. É quindi molto difficile che un piccolo laboratorio o una piccola azienda riesca a completare tutto il percorso. Per questo dedichiamo la nostra attenzione su aziende di medio-alta capitalizzazione. Abbiamo visto che, tutto sommato, questo può permettere di correre un rischio inferiore e al tempo stesso di fare performance estremamente interessanti.

Ci sono oltre 4mila farmaci attualmente in sviluppo, con la caratteristica che non vanno ad inserirsi in un contesto di prodotti già presenti sul mercato, come può essere stato il mercato delle statine, dove anche se arrivasse una novità avrebbe una bassa quota di mercato. Qui si tratta di farmaci di rottura, cioè che vanno a curare malattie che fino ad oggi sono ritenute incurabili, come è stato per il farmaco per l'epatite C o quello per l'Alzheimer, che non è ancora in commercio, ma che negli studi clinici ha dato degli ottimi risultati".

Ci sono aziende italiane interessanti?

"Al momento non le consideriamo a causa proprio delle loro dimensioni".
 



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