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   numero di 08/04/2015
Fare Business

Turismo: primi per arrivi, ma gli stranieri spendono poco e stanno di meno
Un''analisi di Confturismo evidenzia le difficoltà del nostro Paese nel fare sistema. Mancano all'appello 14 miliardi, 1 punto di Pil. Solo 12 turisti su 100 vanno al Sud

Negli ultimi sei anni, gli arrivi dei turisti stranieri nel nostro paese sono aumentati di 8 milioni passando da quasi 42 milioni del 2008 a poco più di 50 milioni del 2014, anno che ha registrato oltre 184 milioni di pernottamenti per una spesa di 34 mld di euro.
Ma dall'analisi comparativa con i due Paesi competitor più vicini all'Italia, emerge che in Spagna, dove il numero di arrivi internazionali nel 2014 (50,8 mln) è simile a quello dell'Italia, le entrate valutarie sono molto maggiori (49 mld), così come in Francia che ha visto 42 mld di entrate con un numero di arrivi (46 mln) addirittura inferiore a quello dell'Italia. Il risultato è che in Italia la spesa per arrivo è di 681 euro, in Francia di 914 euro ed in Spagna di 959 euro.
In Italia gli stranieri spendono meno perché minore è la spesa media per pernottamento (un turista straniero spende 312 euro in Francia, 186 in Italia) e perchè più breve è la durata del soggiorno (la permanenza media è di 5,1 giorni in Spagna e di 3,7 giorni in Italia).
Tutto ciò fa sì che al turismo italiano manchino all'appello circa 14 miliardi di entrate valutarie (quasi 1 punto di Pil), che si avrebbero se il nostro paese avesse il livello di permanenza media della Spagna. La mancata valorizzazione di elementi attrattivi, una scarsa integrazione dei servizi sul territorio, un deficit infrastrutturale fanno sì che il nostro Paese non sia in grado di proporre ai turisti stranieri un "bouquet" di offerta più ampio e, dunque, maggiori occasioni di spesa. Occorre, dunque, puntare su tutte le tipologie di turismo che caratterizzano l'offerta italiana e sul potenziale di crescita del Mezzogiorno che, con solo 6 milioni di arrivi sui 50 complessivi, dà la dimensione dello scarso utilizzo della sua capacità attrattiva.
Questo, in sintesi, quanto emerge da un'analisi di Confturismo-Confcommercio sul turismo internazionale e l'Italia.

Una voce fondamentale del Made in Italy

Tra il 2008 ed il 2014 le presenze turistiche interne sono diminuite di 26 milioni di unità, quelle internazionali sono aumentate di 22 milioni. Senza il contributo degli stranieri le perdite del turismo italiano sarebbero state ben più pesanti.
Gli arrivi di turisti internazionali hanno superato, nel corso dell'ultimo anno, quota 50 milioni per una spesa di oltre 34 miliardi di euro.
Il turismo straniero è stato decisivo anche in termini di impatto sulla bilancia commerciale guadagnando di diritto un posto tra le principali voci del Made in Italy. Il saldo cumulato tra entrate e uscite nel periodo 2008-2014 è stato, per questa voce, di 76 miliardi di euro. La crescita del turismo internazionale non ha seguito la stessa traiettoria nelle diverse aree del Paese. Nel Mezzogiorno, dove si recano appena 12 stranieri su 100 in visita in Italia, la funzione compensatrice del turismo straniero non c'è stata o, se c'è stata, è risultata modesta. Solo il 10% dell'incremento del turismo straniero di questi ultimi anni ha interessato le destinazioni turistiche del Sud.

Confronto tra Italia, Spagna e Francia

Dopo la flessione del 2009 il turismo internazionale verso l'Italia è cresciuto progressivamente. Anche nel corso dell'ultimo anno l'Italia registra un incremento degli arrivi che, sebbene modesto, contribuisce ad allungare la serie positiva. I 50 milioni di turisti stranieri in visita in Italia vengono principalmente dall'Europa ed in particolare da Germania, Francia e Regno Unito.
Negli ultimi anni, tuttavia, il turismo extraeuropeo è aumentato significativamente ed oggi gli arrivi dagli Stati Uniti sono la seconda voce dell'incoming italiano.
L'Italia è soprattutto luogo di vacanza: solo due stranieri su dieci arrivano per motivi d'affari. Un valore che è sensibilmente maggiore per gli arrivi dai Paesi asiatici ed extra-UE.
L'Italia non ha un problema di arrivi di turisti internazionali ma di entrate valutarie. Pur avendo un numero di turisti in linea con quello della Spagna e ben superiore a quello della Francia, le entrate sono assai più modeste.
Nel 2014 il turismo straniero in Spagna ha generato entrate per 49 miliardi di euro, in Francia per 42 miliardi di euro ed in Italia per appena 34. Tenendo conto del fatto che le spese degli spagnoli all'estero sono state di 14 miliardi di euro a fronte dei 22 degli italiani gli effetti, in termini di saldi, mostrano l'enorme potenziale del turismo spagnolo.
La spesa degli stranieri vale in Spagna 959 euro per arrivo, in Francia 914 euro, in Italia 681. In termini di spesa per pernottamento le distanze, soprattutto tra Spagna ed Italia, divengono modeste (appena 4 euro) ad indicare che in Italia il problema non sta nella propensione alla spesa ma nella durata del soggiorno. Nella direzione opposta va il turismo internazionale in Francia: meno arrivi, poche (relativamente parlando) presenze, elevata spesa per presenza.
Il modello francese appare basato sulla capacità di attrazione di un turista ad alta capacità di spesa. Il 60% delle presenze turistiche straniere si realizza in due aree che godono di un elevato posizionamento di mercato: Parigi e Costa Azzurra. E i Paesi che generano i principali flussi verso la Francia sono Germania, Regno Unito, Belgio ed Italia.
Il modello spagnolo è più segmentato. Al sistema turistico orientale (Catalogna, area di Valencia e Baleari), si affianca la parte Sud con Andalusia e Canarie. In queste regioni si concentra oltre il 90% del turismo straniero in Spagna. Meno di 10 milioni di presenze si riversano nell'area della capitale. I principali flussi di visitatori stranieri provengono da Regno Unito, Germania e Francia.

Un problema di permanenza

A ben vedere le differenze tra i modelli di turismo di Italia, Spagna e Francia hanno un evidente riflesso sulla permanenza media. In Spagna siamo stabilmente intorno ai cinque giorni, in Italia a meno di quattro ed in Francia a meno di 3.
Se il turismo straniero in Italia toccasse il livello di permanenza media della Spagna le entrate valutarie salirebbero di 14 miliardi di euro raggiungendo la perfomance dell'export turistico spagnolo. Sarebbe già un ottimo risultato un obiettivo intermedio, ossia l'incremento del 20% della permanenza media a 4,4 giorni per turista. Gli effetti sulle entrate valutarie sarebbero di +6,9 miliardi di euro.

L'aumento della permanenza media non si realizza, tuttavia, a colpi di bacchetta magica. Occorre anzitutto capirne l'interazione con i diversi turismi e con le diverse aree turistiche.
Sul primo aspetto risulta evidente che i turismi balneari e montano sono quelli che allungano maggiormente la permanenza pur in presenza di una spesa media per pernottamento più contenuta. Il turismo culturale è, invece, più orientato a soggiorni brevi, mediamente al di sotto dei tre giorni ma con una spesa media solitamente più elevata. Non è una caratteristica del turismo culturale in l'Italia ma del turismo culturale tout court.

Incrementare la spesa media

Aumentare il numero di arrivi è un dato importante e su questo c'è il conforto del trend degli ultimi anni che, come abbiamo visto, ha fatto registrare un aumento di 8 milioni di unità tra il 2008 ed il 2014. Senza l'inversione del trend decrescente della spesa media per arrivo (744 euro nel 2008, 681 euro nel 2014), strettamente connessa al numero di giornate del soggiorno e dunque alla permanenza media, i buoni risultati sulla capacità dell'Italia di attrarre nuovi turisti non riusciranno a tradursi in termini altrettanto positivi sulla bilancia valutaria. In questo contesto diventa fondamentale puntare su tutte le tipologie di turismo che caratterizzano l'offerta italiana e sul potenziale di crescita del mezzogiorno che, con 6 milioni di arrivi sui 50 complessivi, dà la dimensione dello scarso utilizzo della sua capacità "attrattiva".

 



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