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   numero di 08/04/2015
Cover story

Keating (Credit Suisse): l'Italia ce la puo' fare e non ci sara' il Grexit

Scongiurato dall'azione della BCE il rischio di deflazione e l'euro debole ha assicurato un certo grado di stimolo all'economia reale. L'EXPO sarà una grande occasione per le aziende italiane del settore agroalimentare

Quanto sarà efficace l'azione della BCE? Chi vincerà il braccio di ferro tra Germania e Grecia? L'Italia del premier Renzi è finalmente sulla strada della crescita? Ne abbiamo parlato - in occasione della recente Global Megatrends Conference "Come competere nei nuovi scenari economici" di Credit Suisse - con Giles Keating, Head of Research for Private Banking and Wealth Management di Credit Suisse.

In un mondo a bassa crescita e bassi tassi di interesse, dove è possibile al momento trovare valore nel mercato globale?

Quello che vediamo è un mercato azionario pienamente valutato, quindi quello che conta veramente è predisporsi a cercare opportunità, con libertà di scelta. Per esempio, vediamo opportunità nel settore Tech, in cui occorre sempre esser prudenti, e che negli USA subisce gli effetti del dollaro forte. Penso anche al comparto del credito, in cui il divario degli spread della metà dello scorso anno ha prodotto specifiche opportunità, assicurando agli investitori guadagni nel breve.

In una crisi di deflazione da debito, qual è la sua opinione sul qualtitative Easing della BCE? Riuscirà a rivitalizzare l'economia?

Penso che nell'eurozona ci siano forti preoccupazioni in merito alla deflazione che abbiamo cominciato a vedere da circa 18 mesi. Io penso che ora vediamo una bassa inflazione - dovuta anche al calo del prezzo del petrolio - che però è temporanea e che sarà un fattore di stimolo. Credo che il rischio deflazione sia ormai passato e il motivo è perchè la BCE è stata molto attiva, tenendo bassi i tassi di interesse lo scorso anno e ora con il QE, che ha impattato direttamente, facendo calare l'euro rispetto al dollaro e che potrebbe proseguire nella sua discesa. Senza dubbio l'euro debole ha assicurato un certo grado di stimolo all'economia reale così come ha reso più basso il problema della debt deflaction.

Chi sarà, se ci sarà, il vincitore tra Grecia e Germania?

Chiaramente il livello finale dello scontro tra Grecia e Germania ha un senso intimo di aspro confronto e che verte sui costi complessivi. Io penso che alla fine una sorta di accordo verrà raggiunto. In ogni negoziazione c'è sempre un equilibrio molto delicato. Da un lato credo che la Germania sia determinata a mantenere una fortissima disciplina verso la Grecia. Ma la vogliono anche altri Paesi, come la Spagna cui è stata chiesta più disciplina, e che a loro volta intendono che vada chiesta anche alla Grecia. Allo stesso tempo, dobbiamo essere realisti sul calendario, che deve avere sufficienti segnali da parte del governo greco, con riforme, privatizzazioni ecc. Contemporaneamente il tempo stringe e l'economia greca sta cadendo in una profonda crisi di debito che ha impatto sulla presenza del Paese nell'euro. Ed è per questo che, alla fine, ognuno è a rischio. Credo che sia necessario un po' più di equilibrio nel momento terribile che stiamo vivendo.

Lei quindi non vede un'ipotesi Grexit...

Mai dire mai. La verità è che al momento le banche europee sono molto meno legate alla Grecia rispetto a due anni e mezzo fa, al massimo della crisi. Si può dire che Grexit è in un certo senso "più possibile", perchè gli effetti sistemici sul sistema bancario sarebbero molto inferiori a prima. Tuttavia, un possibile Grexit fa sorgere una questione a lungo termine, non a breve, sugli altri membri dell'eurozona, in merito all'integrità della moneta unica. E quindi ancora ripeto che credo che non sia interesse di nessuna delle due parti arrivare a una rottura.

Un vostro recente report aveva per titolo "Ripresa e riforme: un nuovo Rinascimento italiano?". Pensa che questo sia possibile?

Guardando all'italia da fuori, è ora chiaro che ci sono alcuni segnali positivi, anche se di basso livello, per essere realistici. Certamente sulla scorta delle mie visite nal Paese posso dire che questa volta percepisco un lieve tono di cambimento. Il pessimismo che avevamo lo scorso anno è ora scomparso; non pensiamo ancora in termini di ottimismo, ma percepiamo la sensazione che la popolazione inizi a vedere qualcosa di positivo nel futuro. É anche vero che l'attuale governo ha un programma di riforme ambizioso e noi siamo tutti impazienti di vedere come questo sia portato avanti e implementato. Ammettiamo che non tutto sarà così veloce come ci piacerebbe, ma è un trend nella giusta direzione. Credo che siamo solamente all'inizio, ma rispetto a 12-18 mesi fa c'è stato un chiarissimo cambio di tono che si tradurrà in qualcosa di solido nei prossimi 12 mesi e oltre.

Se l'Italia fosse un titolo azionario, come lo valutereste in questo momento?

Bella domanda! Penso proprio che gli attribuirei un BUY, in questa fase. Per passare a STRONG BUY abbiamo ancora necessità di avere altre prove. Ma allo stesso tempo penso che il Paese abbia un sufficiente potenziale per salire di grado. Siamo ormai molto lontani ormai dal NEUTRAL.

Il basso prezzo del petrolio di questo periodo vedrà dinamiche di recupero o diventarà il "new normal"?


É opinione nostra, ma non solo, che il prezzo del petrolio rimarrà basso a lungo. Magari appena più alto di questa fase, ma comunque molto, molto lontano dalle quotazioni di qualche tempo fa.

Pensa che EXPO rappresenterà un momento fondamentale per la Food industry italiana?

É chiaro a tutti che il comparto agroalimentare rappresenti uno dei punti di forza più importanti per il Paese. In un nostro recente dibattito con imprenditori ed analisti è emerso che da un lato i vantaggi e la forza di avere un gran numero di piccole medie imprese portano ad avere una grande diversità; ma per contro rappresentano la difficoltà di avere dimensioni che permettano una penetrazione globale dei mercati.
EXPO sarà un grande momento per fare passi avanti in questa direzione. La sfida sarà per chi capirà il valore del consolidamento nel settore, in particolare attraverso il cambio generazionale, che magari porterà a comprendere il valore di immissioni di capitali esterni. E questo non è ancora stato ben intuito a causa della forza della diversità e dell'individualità, ma che sta invece diventando sempre più importante nel mondo del food, che è vissuto ancora come un marketing tradizionale stile Blockbuster dalla TV ecc., ma che invece sta diventando meno importante rispetto ai social media con performance di ADV a più basso costo.



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