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   numero di 11/03/2015
Fare Business

Cresce il lavoro nel food, ma non e' ancora digital
Scabbio (ManpowerGroup): dalla nostra indagine Work in Food emerge che le aziende italiane non percepiscono il gap che le allontana sempre più dalle imprese del resto d'Europa e d'oltreoceano, rimanendo ancorate a retaggi ormai superati

Il settore alimentare italiano è solido e ad alto potenziale: il 29% delle aziende assumerà e il 63% non ridurrà l'organico. mentre solo l'8% prevede una riduzione.
É quanto emerso dalla ricerca presentata da ManpowerGroup, alla presenza di un panel di relatori d'eccezione: oltre a Stefano Scabbio, Presidente Area Mediterraneo ManpowerGroup, hanno partecipato alla tavola rotonda Antonio Cellie, Amministratore Delegato Fiere di Parma, Fabio Leonardi, Amministratore Delegato di Igor, Davide Oldani, Chef stellato e Ambassador di Expo Milano 2015, Stefano Sala, Proprietario e Fondatore di Zuccari e Davide Sanzi, Direttore del personale di Expo S.p.A.
Nel dettaglio, la web-survey "Work in Food - Future Jobs Trends in the Food Industry" si è proposta di comprendere il mercato del lavoro nel settore alimentare, analizzando strategie e investimenti futuri nell'ambito delle gestione delle risorse umane. A tal fine è stato coinvolto un campione di 442 aziende nazionali ed internazionali suddivise nei segmenti Industria (39%), Commercio (27%) e HO.RE.CA. (34%) e ugualmente rappresentative di micro (21%), piccola (26%), media (24%) e grande impresa (29%).
In particolare, le assunzioni sono, per l'80% dei casi, focalizzate in ambito produzione.
In Italia cresce poco l'ambito digital: solo il 43% degli intervistati pensa di potenziarne le figure e, tra coloro che hanno risposto affermativamente, solo il 35% punterà sull'eCommerce, che non è ancora ritenuto strategico.
E nonostante l'export sia la vera risorsa per il settore, solo il 12% delle aziende intervistate investirà in figure collegate a questa competenza: si avverte dunque la necessità, per una maggiore visione strategica, di una crescita culturale a livello di management.
"Nonostante le lacune nell'export e nel digital, si continuano a cercare figure professionali in ambiti tradizionali, come quelli della produzione", ha affermato Scabbio. "Le aziende italiane non percepiscono il gap che le allontana sempre più dalle imprese del resto d'Europa e d'oltreoceano, rimanendo ancorate a retaggi ormai superati. I produttori alimentari sono spesso convinti dell'intrinseca qualità dei loro prodotti e non investono a sufficienza nel go to market e nel retail. Soprattutto le PMI hanno necessità di una crescita culturale a livello manageriale che dia loro una maggiore visione strategica".

In Europa e Stati Uniti prevalgono le figure con forti connotazioni nel marketing e nel digital: negli Stati Uniti il 65% pensa di potenziare le figure collegate all'eCommerce, mentre in Europa pensa di farlo il 60% delle aziende.
"In questo panorama -– ha concluso Scabbio - Expo Milano 2015 può dare una spinta al Made in Italy: il confronto con il mercato internazionale permetterà alle aziende italiane di cogliere in maniera più netta i bisogni già oggi emergenti e li porterà a considerare l'export, gestito in modo strutturato, quale chiave per la crescita".

Qui la ricerca completa:
http://www.manpowergroup.it/work-in-food-future-jobs-trends
 



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