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   numero di 11/03/2015
Finanza e investimenti

Minibond: un'opportunita' per le imprese in crescita
Mercanti (Mercanti Dorio e Ass.): grazie alle loro caratteristiche e ai benefici fiscali connessi, rappresentano un'interessante forma di finanziamento alternativa al canale bancario

Da strumento di finanziamento a driver della ripresa e dell'internazionalizzazione delle imprese italiane. A fine 2014 sono 88 le operazioni concluse in questo segmento, per 460 milioni Euro investiti. I Minibond hanno presentano significative potenzialità, non ancora espresse, cui investitori istituzionali, fondi e imprese di diversa dimensione possono guardare per finanziare i progetti di crescita. Per valorizzarne le potenzialità occorrono una profonda conoscenza del business e delle dinamiche dell'impresa che intende farvi ricorso e pianificare i diversi adempimenti sia sul versante fiscale sia legale.
Il mercato delle emissioni nel settore dei minibond ha raggiunto a fine 2014 la soglia delle 88 operazioni, con un progressivo allargamento della diffusione geografica, passata da 9 a 15 regioni d'Italia con la Lombardia regione leader con 19 operazioni, seguita da Veneto ed Emilia Romagna con 13 ciascuna. Complessivamente sono stati raccolti sul mercato €460 mln in minibond, con un tasso medio del 5,9% ed una durata media di 6,5 anni. Complessivamente nel periodo le emissioni hanno toccato 4,8 miliardi Euro, di cui 4,1 raccolti in 18 operazioni condotte da grandi imprese.
Il taglio delle 88 operazioni concluse varia da meno di 10 milioni Euro (33 casi), tra 10-30 milioni Euro (20 operazioni), tra 30-100 milioni Euro (4) fino alle 6 da oltre 100 milioni Euro. Un dato che riflette il classico tessuto imprenditoriale italiano, su cui poggia molta della capacità di internazionalizzazione e crescita economica del nostro sistema produttivo.
L'elevato grado di indebitamento presso il settore bancario e l'insufficiente raccolta diretta di fondi sul mercato sono tra i principali punti di debolezza della finanza d'impresa in Italia e costituiscono concreto ostacolo allo sviluppo delle imprese, a prescindere dai contingenti problemi delle banche. Per favorire il ricorso a fonti di finanziamento alternative al credito bancario il legislatore con i decreti Sviluppo, Destinazione Italia e Competitività ha proposto incentivi di natura fiscale e regolamentare alla quotazione, ha ampliato le tipologie di intermediari finanziari cui è consentito erogare credito alle imprese ed ha eliminato alcuni disincentivi fiscali all'investimento in obbligazioni emesse da società non quotate, i noti ‘minibond. Inoltre, il quantitive easing della BCE porterà un aumento della liquidità e una diminuzione dei tassi dei titoli del debito pubblico, che aumenteranno l'offerta di finanziamento degli investitori nei confronti delle imprese.
Come ha correttamente sottolineato Maurizio Esentato, Founder e Ceo di Classis Capital Sim nel corso di un incontro sul tema, i Mini bond costituiscono un interessante opportunità al servizio delle imprese italiane sempre più consapevoli dell'utilità di differenziare le fonti di approvvigionamento finanziario. In questa fase il mercato potenziale dei mini bond in Italia presenta dei margini di crescita molto significativi. Se nel 2014 ha raggiunto i 500 milioni Euro, è ragionevole ipotizzare che in 10-15 anni possa raggiungere alcune decine di miliardi euro.
Occorre sottolineare che rivolgendosi ad interlocutori istituzionali, i mini bond devono essere valutati come uno strumento funzionale alla realizzazione di strategie di crescita e sviluppo dell'impresa. Sono quindi indicati per manager ed imprese che intendono cogliere opportunità di mercato, accedendo a fonti di finanziamento più snelle e dinamiche rispetto al tradizionale canale bancario o alla quotazione. L'operazione rappresenta un momento di crescita organizzativa interna e deve configurarsi come strategica: come tale il costo della provvista deve rappresentare solo uno degli elementi di valutazione della stessa.
I minibond rappresentano una fonte di finanziamento a lungo termine adatta a sostenere investimenti, senza necessità delle garanzie imposte dal sistema bancario. Ciò che è richiesto è un progetto di sviluppo credibile per gli investitori ed una struttura industriale ed organizzativa adeguata.
L'emissione, non soggetta a limiti di importo se destinata ad investitori professionali qualificati, passa attraverso tre fasi.

La prima fase, di analisi sulla fattibilità dell'operazione, in cui con un advisor vengono valutate la situazione della società, il business plan e le necessità finanziarie.
La seconda fase comprende la ricerca degli investitori e la strutturazione del prestito.
La terza fase consiste nell'emissione vera e propria del minibond e nella eventuale quotazione, che può avvenire ad esempio sul ExtraMotPro di Borsa Italiana con costi di accesso contenuti.

Sul piano fiscale, per agevolare il collocamento e il trasferimento dei minibond, è stata eliminata la ritenuta in precedenza applicabile sugli interessi attivi dei sottoscrittori, riconoscendo lo stesso appetibile regime 239 dei titoli di Stato. Ne risulta un importante ampliamento del mercato potenziale, soprattutto in relazione ai principali sottoscrittori esteri che non subiscono più prelievo alla fonte. L'emittente, inoltre, può ora dedurre gli interessi passivi secondo le regole ordinarie Ires, senza le precedenti limitazioni antielusive, e in determinati casi dedurre perfino la parte della remunerazione dei minibond eventualmente collegata ai risultati economici.

Si aggiunge, la facoltà di dedurre per cassa le spese di emissione e quella di assoggettare eventuali garanzie all'imposizione sostitutiva in precedenza riservata ai finanziamenti bancari, evitando la ben più gravosa tassazione ordinaria.
I minibond, allora, grazie alle loro caratteristiche e ai benefici fiscali connessi, rappresentano un'interessante forma di finanziamento alternativa al canale bancario, che permette alle imprese di differenziare le fonti di finanziamento e, esigendo elevate competenze industriali, finanziarie ed organizzative, di aumentarne la credibilità nei confronti della comunità finanziaria e del mercato. Ad esempio, l'esperienza dimostra che per gli emittenti di minibond il costo dei finanziamenti bancari diminuisce dopo l'emissione dei titoli.
Questi aspetti compensano ampiamente gli apparenti maggiori costi immediati, in termini di tasso di interesse e costo dell'operazione, rispetto ai finanziamenti bancari (per altro garantiti) e fanno dell'emissione di un minibond un'operazione strategica e non semplicemente finanziaria.

Giovanni Mercanti, Partner Mercanti Dorio e Associati



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