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   numero di 26/11/2014
Finanza e investimenti

La lotta per il futuro di Hong Kong
Theret (Natixis): Il danno della protesta “Occupy Central” è già visibile. Riteniamo che l'attuale situazione non rallenterà l'avanzamento delle riforme cinesi, in cui Hong Kong gioca un ruolo fondamentale come fulcro finanziario internazionale

A fine settembre-ottobre, i manifestanti pro-democrazia sono scesi per le strade del quartiere commerciale centrale di Hong Kong per chiedere al Partito Comunista Cinese di mantenere la promessa di introdurre un sistema democratico, pronunciata al tempo della restituzione di Hong Kong alla Cina da parte degli inglesi. Sebbene la rimozione ad opera della polizia delle barricate "Occupy Central" ricordi le proteste studentesche di Piazza Tienanmen di 25 anni fa, il clima è stato fino ad ora relativamente pacifico. Ma l'incertezza sul futuro di Hong Kong pesa notevolmente sui suoi cittadini nonché sulla comunità finanziaria internazionale.
La richiesta di elezioni libere nel 2017 metterà pressione sul potere del Presidente cinese Xi Jinping? La percepita instabilità potrebbe condurre gli investitori internazionali verso altri mercati, come quello di Singapore? Fino a che punto è stata danneggiata la reputazione del mondo finanziario di Hong Kong? Alcuni esperti di investimenti nei mercati emergenti di Natixis Global Asset Management esprimono il proprio parere al riguardo.

"I nostri esperti degli investimenti stanno osservando e monitorando attentamente la situazione ad Hong Kong", afferma Antonio Bottillo, Amministratore Delegato per l'Italia di Natixis Global Asset Management. "La nostra struttura multi-affiliate ci permette, infatti, di disporre di competenze specializzate su diverse aree geografiche come appunto quella asiatica. In tale scenario caratterizzato ancora da elevata incertezza e da tensioni geopolitiche in altre aree mondiali, continuiamo a sottolineare l'importanza di un atteggiamento agli investimenti di lungo periodo che sappia evitare le trappole del breve termine".

François Théret, Chief Investment Officer Absolute Asia Asset Management

La protesta "Occupy Central" ad Hong Kong si protrae da circa un mese. Riteniamo sia improbabile che Pechino scenda a compromessi sulle riforme elettorali di Hong Kong, dal momento che ha recentemente dichiarato che i principi nazionali non possono essere oggetto di trattativa. La protesta potrebbe prolungarsi inutilmente. L'unica concessione possibile è che la circoscrizione del comitato di nomina sia oggetto di revisione dopo le elezioni del Capo dell'Esecutivo nel 2017. Ciò metterebbe in atto un meccanismo per l'adattamento della riforma elettorale nel corso del tempo.
Il danno a breve termine per l'economia è già visibile. Dal 2013 la crescita economica di Hong Kong ha subìto un rallentamento, e i recenti sviluppi non faranno che aggravare tale situazione, con gravi danni per le vendite retail e per il turismo. La Cina ha interrotto i viaggi di gruppo verso Hong Kong e le vendite retail hanno registrato cali a doppia cifra nella "Settimana d'Oro" cinese dal 1° al 5 ottobre, secondo la Hong Kong Retail Management Association. Tale Associazione ha inoltre riportato il calo del 40-50% del volume d'affari di ristoranti ed esercizi commerciali registrato nel quartiere commerciale Centrale e di Admiralty rispetto alla stessa settimana dello scorso anno. Alcuni negozi di orologeria e gioielleria nell'area Centrale hanno subito un calo delle vendite vicino addirittura all'80%. L'impatto sui servizi finanziari e sullo scambio di merci è stato probabilmente contenuto finora.
La questione chiave è se l'attuale protesta metterà a repentaglio il potenziale economico a lungo termine della città. L'economia di Hong Kong ha perso la propria base manifatturiera da diverso tempo e, nell'ultimo decennio, ha conosciuto una rapida integrazione economica con la Cina continentale attraverso lo scambio di merci, il turismo e l'attività finanziaria. L'importanza della Cina continentale per il settore dei servizi finanziari di Hong Kong deriva dai molteplici legami finanziari, che a sua volta sono il risultato del ritmo sostenuto con cui è stata attuata la liberalizzazione cinese dei flussi di capitale e delle politiche preferenziali accordate ad Hong Kong.
Siamo fermamente convinti che lo status di Hong Kong quale grande mercato finanziario globale con una forte "rule of law" ed una crescente collaborazione con altri centri finanziari internazionali, sia incrollabile.
La Cina continentale è tanto importante per Hong Kong quanto Hong Kong è importante per l'attuazione cinese del proprio programma di riforme. Hong Kong è stato il principale campo di prova per quasi tutte le nuove politiche di riforma economica introdotte da Pechino, tra cui il recente programma R-QFII (RMB Qualified Foreign Institution Investors) e l'imminente Shanghai-Hong Kong Stock Connect. Il "vantaggio della prima mossa" ha contribuito a far sì che Hong Kong si assicurasse la fonte rapidamente crescente di entrate finanziarie provenienti dal mercato offshore in yuan. Hong Kong mantiene un ampio vantaggio rispetto ad altri mercati come Singapore, Londra e Francoforte.
Riteniamo che l'attuale situazione di Hong Kong non rallenterà l'avanzamento delle riforme cinesi, in cui Hong Kong gioca un ruolo fondamentale come fulcro finanziario internazionale.

Michael McDonough, Emerging Markets Analyst Loomis, Sayles & Company

Per ora Hong Kong continua a rimanere la capitale finanziaria dell'Asia, se si esclude il Giappone. Riteniamo che le proteste pro-democrazia non mettano a repentaglio tale leadership. Ciò che evidenziano le proteste è che Hong Kong, sta rimettendo in discussione il proprio posizionamento all'interno della Cina: una città con otto milioni di abitanti, rispetto a 1,4 miliardi di abitanti.
Pechino è la capitale politica. Shanghai è la capitale industriale. Hong Kong è stata la capitale finanziaria, il luogo in cui gli investitori internazionali hanno utilizzato come punto di entrata per investire in Cina.
Il nuovo programma Shanghai-Hong Kong Stock Connect porterà beneficio ad entrambe le città, al Paese in generale e agli investitori cinesi ed internazionali. Tuttavia, nel medio termine, con l'incorporazione di Hong Kong nell'ambito cinese e con la maggiore sicurezza ed il crescente accesso degli investitori internazionali al mercato interno, riteniamo che il ruolo di Hong Kong sarà meno dominante.

Singapore diventerà la nuova capitale degli investimenti in Asia?

Hong Kong e Singapore presentano una percentuale di capitalizzazione del mercato rispetto al PIL, rispettivamente, del 422% e del 144%. Tale percentuale è di gran lunga superiore a qualsiasi altro Paese al mondo, compresi gli Stati Uniti e la Cina. Si tratta ovviamente di due centri di affari molto attivi, responsabili, oltre che beneficiari, della straordinaria crescita asiatica.

Il dollaro di Singapore ha beneficiato delle recenti turbolenze ad Hong Kong. Gli investitori e le imprese desiderosi di conquistare una testa di ponte nel mercato asiatico apprezzeranno il fatto che il governo di Singapore sia stato piuttosto accomodante nei confronti degli investitori internazionali, implementando programmi per attirare gli investimenti. Vi è chiaramente una "rule of law" a Singapore, mentre è più difficile per gli investitori di Hong Kong rivendicare diritti sul continente.
Lo status di Singapore come paese ricco, vivibile, con ottimi servizi sociali, e la sua vicinanza ai più fiorenti paesi dell'ASEAN (Indonesia, India e Malesia), lo rendono estremamente interessante. Tali fattori rendono Singapore un concorrente temibile nel medio termine per Hong Kong in ogni ambito di business.

Gli scambi offshore del renminbi o gli scambi azionari ad Hong Kong saranno condizionati?

Lo scenario degli investimenti asiatici è orientato verso i titoli azionari pubblici, e ciò ha favorito Hong Kong. Il mercato di Singapore tratta maggiormente obbligazioni e operazioni di macro-trading. Con l'assottigliarsi del mercato del debito corporate e dei mercati di trading di valute, Singapore dovrebbe aumentare la propria quota di mercato.

 



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