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SOMMARIO

Editoriale -  Dopo le case, il pane. Ma ce lo chiede l’Europa

La famigerata lettera della BCE del 2011 conteneva piu' o meno le stesse “indicazioni” che arrivano oggi a Renzi da Francoforte e da Bruxelles, cui fanno eco le parole dell’OCSE e del FMI. Riforme, riforme e poi ancora riforme. A quanto pare, tre governi sono passati invano, se le richieste sono praticamente le medesime. 
E quel poco che e' stato fatto ha avuto come effetti, oltre agli esodati, un aumento spropositato della tassazione sugli immobili, una fortissima frenata dei consumi, prezzi in deflazione, un crollo del PIL e un incremento di oltre 100 miliardi di euro di debito pubblico. Di questi, una gran parte sono andati a salvare Stati (meglio dire banche tedesche e francesi) in difficolta'. 
Ma se un rapporto deficit/Pil al 120% non era sostenibile nel 2011 (come urlavano stracciandosi le vesti le istituzioni finanziarie dell’epoca), che cosa rende sostenibile quello superiore al 130% di oggi? Per giunta con previsioni di PIL negative?
All’epoca da Bruxelles arrivo', con il dovuto ritardo, un report che riscontrava per il nostro PIL una sostenibilita' superiore a quello di molti Paesi che tanto avevano starnazzato; ma nel frattempo, la finanza internazionale aveva staccato i suoi bei dividendi e l’Italia penso' bene di mettere il pareggio di bilancio in Costituzione, cosi' come il fiscal compact. “E’ l’Europa che lo chiede”.  
E’ chiaro, anzi ovvio, che le riforme – oggi come allora - dobbiamo farle. Quelli individuati dalla BCE sono problemi che ben conosciamo. Ma e' altrettanto evidente che anche chi fa analisi e previsioni risulta un tantino in malafede
E a quanto pare, non c’e' limite al peggio. Evidentemente non sono bastati aumenti stratosferici della tassazione sugli immobili, che (unitamente alla stretta creditizia delle banche) hanno mandato in crisi l’intero settore fatto sfumare una cospicua parte del patrimonio privato degli italiani. Non sono bastati due aumenti di un punto ciascuno dell’IVA sui beni non primari, che hanno affossato i consumi. Adesso si pensa di aumentare quella sui beni di necessita'. Sempre perche' “ce lo chiede l’Europa”. 
Aumentare il pane in piena recessione assomiglia molto al colpo di grazia per la nostra economia. Forse qualcuno pensa di distribuire brioches.  

 

 

 

Claudio Gandolfo

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