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   numero di 17/09/2014
Finanza e investimenti

Mercati Emergenti: sette fattori da considerare per investire
Harting (AllianceBernstein): La crescita degli utili, eventi globali, rendimenti beta attenuati, una maggiore volatilità, la fine del trading sicuro, e diversificare con strategia multiasset

Dopo diversi anni di rendimenti deludenti, i titoli dei mercati emergenti (ME) stanno suscitando un rinnovato interesse, attirando investimenti e superando quest’anno le performance dei mercati sviluppati (MS). Per gli investitori che progettano di aumentare la propria esposizione ai ME, riportiamo sette fattori da prendere in considerazione.

1. La crescita degli utili, finalmente.

Nel lungo periodo i rendimenti azionari sono trainati dalla crescita degli utili. I titoli dei ME non hanno registrato alcuna crescita degli utili fra il 2010 e il 2013, e non dovrebbe quindi suscitare alcuna sorpresa il fatto che abbiano ottenuto risultati peggiori rispetto all’indice di riferimento. Tuttavia si prevede che le società aumenteranno gli utili per azione del 9% quest’anno e del 12% nel 2015, fornendo una base più solida ai prezzi delle azioni.

 

2. Teniamo sotto controllo gli eventi globali, ma non facciamoci intimorire.

In un anno che ha visto l’invasione russa dell’Ucraina, nuovi disordini in Medio Oriente, il rallentamento dell’economia cinese, il tapering relativo all’acquisto di obbligazioni da parte della Federal Reserve statunitense, una siccità in Brasile e le elezioni in India e Indonesia, le azioni dei ME hanno registrato un rendimento di tutto rispetto pari al 15%. Morale: mantenere un approccio disciplinato di fronte alle notizie negative in prima pagina rappresenta un’ottima strategia.

 

3. I facili investimenti nei ME basati sul beta sono ormai alle nostre spalle.

Nel corso degli ultimi dieci anni, l’esposizione passiva ai titoli dei ME ha sovraperformato l’esposizione passiva ai titoli dei MS di circa il 3% annualizzato, trainata da una più rapida crescita economica, dal vantaggio rappresentato da una grande redditività, dalla crescita degli utili e dalle basse valutazioni che caratterizzavano questi mercati. Oggi questi vantaggi si sono attenuati e di conseguenza è probabile che il rendimento potenziale derivante dall’esposizione passiva ai titoli dei ME risulti meno accentuato negli anni a venire.

 

4. La volatilità rappresenta un ostacolo sempre maggiore.

Tenendo conto del fatto che i rendimenti dell’indice relativo ai ME probabilmente andranno incontro a maggiori turbolenze nei prossimi anni, riteniamo gli investimenti in titoli dei ME dovranno faticare di più per compensare la loro maggiore volatilità. A nostro avviso ciò equivale a trovare nuovi modi per generare rendimenti significativamente superiori all’indice e/o adottare strategie per ridurre la volatilità. In entrambi i casi la difficoltà è maggiore per gli approcci passivi che mirano a riprodurre l’indice, rispetto alle strategie attive, che hanno più spazio di manovra.

 

5.Buone notizie: il potenziale di generazione di alfa rimane elevato.

Il flusso di informazioni riguardanti i paesi e le società è più lento e meno trasparente nei mercati in via di sviluppo, e ciò crea errori nella valutazione dei prezzi che i gestori più intraprendenti possono sfruttare a loro vantaggio. Fattori ben noti come la valutazione, la redditività e il price momentum continuano ad essere più efficaci nel generare rendimenti aggiuntivi nei ME piuttosto che nei MS, soprattutto quando vengono combinati, come dimostra il grafico riportato sotto. Gli approcci disciplinati che puntano sui fattori tradizionalmente affidabili in grado di generare rendimenti dovrebbero continuare ad essere premiati.

 

6. Prepariamoci alla fine del “trading sicuro”.

Con il rallentamento della crescita economica dei ME e la persistente incertezza post-crisi, gli investitori sono stati costretti a pagare sempre di più per le società dei ME che registrano solide performance, tenendosi invece alla larga da quelle la cui crescita degli utili potrà avvenire soltanto in futuro. La differenza di valutazione fra i due tipi di società ha toccato dei valori massimi che si sono registrati soltanto il 5% delle volte negli ultimi 20 anni. Tali momenti hanno avuto la tendenza ad essere i momenti più produttivi nel riequilibrare la situazione a favore di strategie d’investimento value, anche a costo di qualche rischio per quanto riguarda la qualità, dal momento che i rischi assunti dai tracker degli indici sono concentrati soprattutto in titoli costosi e con ottime performance pregresse.

 

7. Diversificare la propria esposizione con strategie multi-asset e mercati più piccoli.

Esistono strategie in grado di sfruttare i rendimenti potenziali offerti dai ME, diversificando contemporaneamente il rischio. Un esempio sono le strategie multi-asset, in grado di generare rendimenti paragonabili a quelli delle azioni con una minore volatilità, che permettono di ampliare le opportunità di investimento alla selezione di obbligazioni dei ME. Gli investitori dovrebbero inoltre prendere in considerazione l’aumento della propria esposizione ai mercati minori dei paesi in via di sviluppo, molti dei quali stanno crescendo rapidamente, pur rimanendo meno correlati rispetto ai paesi BRIC ed essendo spesso più adatti alla selezione dei titoli proprio grazie alle maggiori inefficienze nel campo dell’informazione. Prevediamo che tra dieci anni mercati come il Vietnam, la Nigeria, la Colombia e il Qatar rappresenteranno una parte significativa dei portafogli globali.

 

Morgan C. Harting, gestore di portafoglio del settore Mercati Emergenti presso AllianceBernstein 

 



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