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   numero di 16/07/2014
Finanza e investimenti

Il progresso fiscale europeo si trova di fronte al rischio di compiacimento
Williams e Shen (AllianceBernstein): La correzione strutturale è incompleta, la disciplina fiscale resta critica per la sostenibilità del debito nel lungo periodo. Cruciale la posizione della Germania

I Governi dell’Eurozona hanno fatto progressi sugli obiettivi di budget. Le nuove proiezioni a medio termine per il 2014-2017 indicano un continuo miglioramento delle posizioni fiscali, supportato da previsioni di crescita favorevoli.  Molti Paesi hanno ancora molto lavoro da fare. Secondo i criteri di Maastricht, i deficit dei Paesi membri dell’Unione Europea non devono superare il 3% del Pil e i debiti governativi devono rimanere sotto il 60% del Pil. Quelli con un deficit eccessivo come Francia, Spagna, Irlanda e Portogallo devono ancora compiere significativi passi di consolidamento. Altri, come Grecia, Italia e Belgio, che hanno deficit inferiori ma alti titoli di debito governativi, devono assicurare che il debito “stia diminuendo sufficientemente e si stia avvicinando al valore di riferimento a un passo soddisfacente”.

E non è tutto.

Il Fiscal Compact in forza da gennaio 2013 ha rafforzato le norme precedenti chiedendo agli Stati membri di continuare una politica di austerity per raggiungere un deficit strutturale non superiore allo 0,5% del Pil. Ciò è rilevante per Paesi come Olanda e Finlandia. L’unico Paese europeo che risponde a questi requisiti è la Germania. Mentre le norme fiscale della Regione richiedono agli Stati membri di mantenere una correzione di medio termine, il livello di austerity si è notevolmente ammorbidito rispetto agli anni passati.

La politica fiscale è stata forse troppo aggressiva durante la crisi, dunque la recente normalizzazione è stato un fattore importante a supporto dell’attuale ripresa economica. Questa ripresa è tanto vitale quanto un programma di austerità discrezionale nell’aiutare i governi a raggiungere gli obiettivi fiscali. Ciò, tuttavia, non significa che ci sia spazio per la compiacenza. Poiché la correzione strutturale è incompleta, la disciplina fiscale resta critica per la sostenibilità del debito nel lungo periodo. Un atteggiamento di rifiuto verso l’austerità e la pressione molto più limitata da parte dei mercati finanziari, hanno portato i Governi ad adottare politiche maggiormente populiste ed espansive.

Queste azioni mettono in guardia sulle previsioni di medio termine. I risultati delle ultime elezioni europee hanno mostrato tutto il malcontento popolare dovuto alla profonda crisi economica e al tasso di disoccupazione ancora elevato, che ha sferrato un colpo pesante all’establishment politico. Con una certa dose di compiacimento che si sta insinuando tra i diversi Governi, c’è il rischio di un dietrofront sugli impegni fiscali. Ci sono stati diversi esempi recentemente. Il governo francese ha mancato l’obiettivo fiscale lo scorso anno, con un deficit del 4,5% del Pil rispetto all’obiettivo del 3,6%. La Commissione Europea ha rilevato che la Francia era a rischio di mancare anche gli obiettivi per il 2014 e 2015, tra l’incertezza sui risparmi da raggranellare per i tagli delle tasse previsti.

Anche l’atteggiamento risoluto dell’Italia sta perdendo mordente. Il governo Renzi ha chiesto un po’ di respiro fiscale quest’anno per una pianificazione espansionistica delle spese. In Spagna il Governo ha annunciato uno stimolo fiscale pari allo 0,3% del Pil e finalizzerà per il 2015 una riforma di tasse maggiore, che sarà tutto fuorché fiscalmente neutra. E in Grecia il Governo si è impegnato a dare un po’ di respiro sociale dichiarando che “le misure di austerity non sono più necessarie”.

Dal nostro punto di vista, queste azioni presenteranno delle sfide agli obiettivi fiscali soprattutto nel 2015, quando ci saranno tagli alle tasse e si presenteranno spese pre-elezioni in Paesi come Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia. A breve Francia e Italia presenteranno un piano di riforme per garantire flessibilità sugli accordi degli obiettivi di budget. Questo ricorda le riforme del 2005, quando le regole furono distese su richiesta di Francia e Germania ad accettare un deficit eccessivo in casi eccezionali, che terminò col minare gli impegni fiscali in maniera più ampia. Come nel 2005, la posizione della Germania sarà nuovamente cruciale.

 

Darren Williams, Senior European Economist, e Dennis Shen, Economic Associate, presso AllianceBernstein

 



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