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   numero di 11/06/2014
Finanza e investimenti

Investire nei comparti vitivinicolo e mercati di frontiera
Milan (Capital Strategies Partners): Identifichiamo e selezioniamo mercati di nicchia per assicurare rendimenti

Capital Strategies Partners è una società regolata e controllata sul mercato spagnolo, che opera in tutta Europa con un unico business: fare identificazione e selezione di boutique di investimento. Una scelta non tradizionale nel panorama di investment attuale. Ne parliamo con Riccardo Milan, responsabile per Italia, Svizzera e Lussemburgo di Capital Strategies Partners.

Qual è la vostra strategia?

“Oggi, nello specifico, operiamo con circa 10 case di investimento specializzate ognuna in una particolare nicchia.
Due di esse ci stanno particolamente a cuore, perchè sono particolari, e vorrei spiegarle meglio. La prima è March gestion de Fondos, detenuta da una banca iberica, privata e di quarta generazione, E nonostante frequentemente si identifichi una banca spagnola come “difficile”, in realtà è l’istituto di credito con il più alto indice di solvibilità europeo. Hanno infatti quasi il 30% di tier 1. March è specializzata in due attività: la gestione flessibile e la asset allocation per patrimoni molto elevati, e soprattutto nel mercato azionario.
In Italia abbiamo scelto di proporre principalmente uno dei comparti, legato alla tematica del vitivinicolo. Si tratta di un fondo azionario che investe solo in titoli quotati, a livello mondiale, che contemplano tutta la filera. Quindi non solo produttori e distributori, ma anche chi produce vino, vasche, botti, vetro, fertilizzanti ecc., in pratica tutto quello che asserve alla filiera. Questo fa si che siamo in grado di generare un rendimento molto interessante, ma soprattutto una protezione molto elevata in casi di mercato difficile. Questo perchè il vitivinicolo è uno dei pochi settori che cresce a doppia cifra in tutto il mondo, molto poco sensibile ai cicli economici. Questo fondo è registrato sul mercato italiano da qualche anno, ed è molto apprezzato dalle reti di private banking e da chi vuole essere decorrelato in un ambito azionario”.

E il secondo tema?

“E’ un’altra nostra peculiarità: parliamo dell’obbligazionario sui mercati di frontiera. Questi ultimi sono ormai sdoganati sulla componente azionaria e poco conosciuti su quella obbligazionaria. Questi ultimi sono, a nostro giudizio, ancora più importanti e interessanti, perchè i mercati di frontiera sono oggi uno dei primi investimenti. Sono come i mercati emergenti di 15 anni fa. E’ molto semplice da spiegare: pensiamo ai mercati emergenti che hanno generato grandissimi ritorni, che però ora non sono più disponibili per esempio sui cosiddetti Paesi Bric. I ritorni sono oggi potenzialmente disponibili nei prossimi 5 anni su quei mercati dove non ci sono retail, vi sono pochissimi investitori istituzionali. E proprio perchè ci sono pochi investitori stranieri – la maggior parte sono locali – la volatilità e l’oscillazione dei prezzi di questi titoli è molto bassa. Si pensi che il nostro comparto ha avuto negli ultimi 3 anni una volatilità del 3% e un rendimento medio del portafoglio dell’11%. E’ possibile perchè sono mercati di nicchia. Tra 5 anni questi saranno “sdoganati” e saranno più volatili, ma pensiamo che per chi entri oggi nei prossimi 5 anni possano generare renditi molto interessanti. Soprattutto in un contesto più protetto rispetto ai tradizionali investimenti correlati con tutti quegli “starnuti” che avvengono sui mercati americani”.



Finanza e investimenti

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