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   numero di 09/04/2014
Finanza e investimenti

Quantitative easing improbabile nell'Eurozona: parole piu’ che fatti
Milovanovski (Kempen): E’ molto più probabile che Weidmann e Draghi agiscano sul tasso dei depositi per deprezzare l’euro

Finora la BCE ha parlato abbondantemente di misure non convenzionali ma non le ha messe in atto. Il titolo pubblicato questa settimana dal Financial Times "La Bundesbank intravede segnali per un quantitative easing" ha riacceso le speranze del mercato in un programma di misure espansive nell'Eurozona. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha fatto capire che non ha nulla da obiettare contro il quantitative easing in generale; proprio lui per lungo tempo ha rappresentato l’ostacolo principale contro l'avvio di questo programma da parte della BCE. Questo significa che la BCE avvierà presto un programma di acquisto di titoli su larga scala? È improbabile.
L'economia dell'Eurozona è su un sentiero di graduale ripresa, con i “leading indicators” che hanno sorpreso per lo più in positivo negli ultimi 3 mesi e i dati reali che confermano questo andamento. Fino a quando questo trend continuerà, che è lo scenario più probabile sia secondo la BCE sia a nostro avviso, non è necessario che Mario Draghi faccia altro.
Gli attuali bassi rendimenti storici e i premi di rischio dei Paesi non rendono necessario acquistare titoli di stato. Gli spread dei Paesi europei, in particolare di quelli periferici, si sono ridotti in modo significativo nell'ultimo anno, una tendenza che, con molta probabilità, continuerà con la ripresa economica. Se l’economia riparte, l'inflazione tenderà a salire e si muoverà lentamente ma gradualmente verso gli obiettivi a lungo termine della BCE. Inoltre, l'impatto di misure di tipo espansivo sull'inflazione non è ovvio.
È improbabile che il quantitative easing possa, da solo, spingere l'inflazione al rialzo. Nel corso degli ultimi anni, la FED ha avviato due programmi di quantitative easing immettendo miliardi di dollari nel sistema, con il risultato che l'inflazione si trova ai livelli minimi storici e non c’è nessun segnale di accelerazione nelle aspettative di inflazione. Quindi, l'alleggerimento quantitativo non risolverebbe probabilmente nessuno dei problemi fondamentali dell’economia, che sono dovuti principalmente al settore bancario europeo.
La BCE si dovrà concentrare sul riordino dei bilanci delle banche. La Revisione Qualitativa dei Cespiti (AQR) è un primo passo e un'unione bancaria porterebbe ulteriore stabilità a lungo termine. Quindi, è molto probabile che Jens Weidmann si associ a Mario Draghi e ai suoi "commenti elusivi" circa il quantitative easing.
Ma cosa si nasconde dietro tutte queste discussioni sul quantitative easing allora?
Pare che all’interno del direttivo della BCE ci siano delle preoccupazioni sul continuo rafforzamento dell'Euro. L'Euro non è un obiettivo ufficiale delle politiche della BCE, ma è evidente che un Euro forte conduce a bassa inflazione e ha un impatto negativo sulle esportazioni della zona Euro, tra le altre cose. Fino a quando il mercato continuerà a credere nella possibilità di un quantitative easing, i margini per un ulteriore apprezzamento dell’Euro saranno limitati. Per questo motivo, quando si ha credibilità, e riteniamo che Mario Draghi ce l'abbia, a volte è più utile parlare che agire.

In altri termini, non si può far apprezzare la propria valuta a parole, ma certamente la si può far deprezzare. Comunque, Jens Weidmann ritiene ci sia anche la possibilità di un taglio nei tassi di deposito. Probabilmente ha ragione nel ritenere che tagliare il tasso sui depositi avrebbe un forte impatto sul tasso di cambio. In conclusione, è molto probabile che Jens Weidmann e Mario Draghi passeranno ai fatti sul tasso dei depositi e continueranno a parlare di quantitative easing.

Sascha Milovanovski, Portfolio Manager Kempen Core Fixed Income, Kempen Capital Management



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