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   numero di 02/04/2014
Cover story

Crowdfunding potenziale arma vincente per le aziende italiane

Zanaboni (Sogni Fuori dal Cassetto): Un potente strumento a supporto delle strategie di marketing, oltreché un’innovativa modalità di finanziamento

I numeri sono quelli di una vera e propria rivoluzione, che nel giro di poco più di 3 anni ha dato vita ad un movimento in grado di finanziare progetti per circa 3 miliardi di dollari. Parliamo del crowdfunding, italicamente tradotto come “finanziamento della folla”, concretamente definibile come l’ultima frontiera della democratizzazione indotta dalla rete: se hai una buona idea e la sai comunicare al mondo, il finanziamento necessario per realizzarla arriverà direttamente dai tuoi futuri clienti, liberandoti potenzialmente dalla sempre più difficile ricerca di finanziamenti da parte del mondo bancario. Non solo cause umanitarie e tecnologia, attraverso il crowdfunding ogni giorno si finanziano progetti per la realizzazione di oggetti di design, punti vendita, linee di abbigliamento e di gioielli, mobili, opere artistiche e tanto altro ancora. Uno strumento, quindi, che apre nuove prospettive anche per i settori tradizionali in cui operano le micro e piccole imprese italiane.
“Quello di cui le imprese italiane si devono rendere conto è che il crowdfunding sempre più si sta rivelando come un potente strumento a supporto delle strategie di marketing, oltreché un’innovativa modalità di finanziamento”. A parlarcene è Carlo A. Zanaboni di Sogni Fuori dal Cassetto ( http://www.sognifuoridalcassetto.it ) , una delle poche realtà italiane che si occupano specificatamente di supportare imprese e privati nell’utilizzare con successo il crowdfunding. “Brand già affermati che vogliano rafforzare l’engagement con i propri consumatori, imprese innovative che necessitano di testare il mercato con nuovi prodotti, piccole eccellenze alla ricerca di modalità efficaci per penetrare rapidamente nuovi mercati”, commenta Zanaboni. “Queste sono le tipologie di imprese che dovrebbero seriamente considerare di integrare l’uso del crowdfunding nelle proprie strategie”.
In questo senso, il reward based crowdfunding sembra risultare lo strumento che maggiormente si presta alla realizzazione di nuove strategie di marketing. Infatti, questa tipologia di crowdfunding prevede che, a fronte di una donazione, al donatore venga riconosciuto un premio nella forma di semplice ringraziamento, o oggetto fisico, che il più delle volte risulta essere il prodotto stesso la cui realizzazione si vuole finanziare. Attraverso questo meccanismo una giovanissima start-up italiana come Ginkgo Srl ( http://www.ginkgoumbrella.com ) in 3 mesi è riuscita non solo a raccogliere oltre 130 mila dollari per la realizzazione del proprio ombrello innovativo ed eco-compatibile, ma anche a penetrare rapidamente e far parlare di se in due mercati importanti e complessi come quello americano e giapponese. Brand come l’americana DC Comics e Honda hanno già sperimentato il reward based come strumento per rafforzare il legame con i propri consumatori con campagne come WeCanBeHeros e Save The Drive In.
Una recente ricerca pubblicata sull’edizione americana di Forbes sembra dare ragione a questa tesi. A seguito di campagne crowdfunding di successo, le imprese analizzate hanno visto crescere in media del 24% le proprie vendite trimestrali e registrato un’incredibile ritorno di 813 dollari per ogni ora investita nella campagna. Numeri importanti, che tuttavia ancora difficilmente possono essere riscontrati nell’esperienza italiana, dove di crowdfunding si è parlato finora soprattutto per il finanziamento ai partiti - sull’onda dell’esperienza della campagna elettorale di Obama - e per lo stringente regolamento emanato dalla CONSOB in merito all’equity crowdfunding, quella particolare tipologia di crowdfunding attraverso cui ricevere finanziamenti dalla rete in cambio di quote della propria società.
“In questo momento in Italia esiste un oggettivo limite determinato dalla scarsa dimestichezza e conoscenza delle potenzialità dello strumento”, prosegue Zanaboni. “Il 45% dei progetti presentati alle piattaforme reward based italiane vengono scartati e di quelli pubblicati il 76% non raggiunge il proprio obiettivo, allo stesso modo anche l‘equity crowdfunding stenta a decollare con i primi due progetti (Diaman Tech e Cantiere Savona), che finora sono riusciti a raccogliere poco più del 10% del finanziamento richiesto”.

In questo contesto, ad oggi sono quasi inesistenti i casi di imprese e brand italiani che abbiano deciso di integrare questo strumento nelle proprie strategie di marketing e non a caso molti operatori della filiera del crowdfunding italiano si stanno adoperando proprio per far conoscere alle imprese le potenzialità di questo strumento. Secondo Zanaboni, “il successo da parte di qualche nota impresa italiana nell’utilizzo del crowdfunding sarebbe importante per la diffusione di questo strumento”.
Sogni Fuori dal Cassetto si sta muovendo in questa direzione sia in collaborazione con alcune note piattaforme italiane, sia in autonomia e già ad aprile, in occasione del prossimo Vinitaly, lancerà un’importante iniziativa nel mondo del vino, una delle eccellenze della produzione Made in Italy.



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