Usa il mouse, frecce o sfoglia se touch
   numero di 26/03/2014
Finanza e investimenti

Cina: la deflazione e' piu' preoccupante del calo dell’export
Zhuang (Nordea): Il vero dato deludente tra quelli recentemente diffusi è stato quello sull'inflazione dell’indice dei prezzi alla produzione

Le esportazioni cinesi sono scese del 18% a febbraio, registrando il secondo più grande deficit commerciale. La spiegazione sta nella forza dello Yuan (CNY) e ingenti flussi monetari. L’aspetto più allarmante dell’economia cinese è la persistente eccessiva capacità indotta della deflazione del PPI (Indice dei prezzi alla produzione), che non solo ha spinto al ribasso la solvibilità interna delle aziende ma rischia di diffondere la deflazione al resto del mondo. Nei giorni scorsi la Cina ha pubblicato dati commerciali deludenti che hanno aggiunto preoccupazioni sulla forza economica sottostante. A febbraio le esportazioni si sono contratte del 18,1% y/y contrariamente alle attese del mercato che vedeva un’espansione del 7,5%. Le importazioni sono cresciute del 10,1% fisso, con un conseguente deficit commerciale di 23 miliardi di dollari. il secondo maggiore deficit registrato dal 1981. L’azionario cinese non ha gradito la notizia calando di circa il 3% il giorno della diffusione dei dati. La preoccupazione sulle previsioni dell’export hanno spinto la banca centrale a fissare il tasso dello Yuan sotto 6.1312. Il nuovo anno lunare cinese (cominciato la prima settimana di febbraio di quest’anno) ancora una volta è stato ancora una volta il bersaglio più facile a cui dare la colpa. I dati del bilancio commerciale mostrano una chiara distorsione del nuovo anno. Come regola empirica, i dati cinesi di gennaio e febbraio dovrebbero sempre essere presi con le pinze. 

Il nuovo anno, tuttavia, non offre una spiegazione complete questa volta. Mettendo insieme gennaio e febbraio, le esportazioni si sono contratte ancora dell’1,6% rispetto ai primi due mesi del 2013. A parte gli effetti legati al calendario, altri due fattori hanno giocato un ruolo cruciale. Primo, lo Yuan cinese ha raggiunto il 2,1% in termini reali effettivi, impattando così negativamente sulla competitività del Paese rispetto ai vicini asiatici.
Secondo. e ancora più importante, la mossa di Pechino di indebolire il CNY da gennaio di quest’anno ha probabilmente frenato il flusso di denaro che, solitamente, sarebbe stato sotto forma di esportazione. Inoltre, i dati di gennaio e febbraio 2013 hanno offerto una base di parte, dal momento che potrebbero essere stati distorti da un ingente flusso di capitali speculativo (l’export verso Hong Kong è cresciuto del 100%). Ci aspettiamo di assistere ad una correzione nella crescita delle esportazioni a marzo, in parte dovuta all’assenza dell’effetto calendario e in parte come risposta al recente indebolimento dello Yuan, che probabilmente migliorerà la competitività e scoraggerà l’afflusso di liquidità.
Il vero dato deludente tra quelli diffusi è stato quello sull’inflazione del PPI. L’inflazione del PPI è scesa ulteriormente al 2% ed è rimasta negativa per due anni. La deflazione dei prezzi della produzione si potrebbe ritrovare principalmente nel settore dell’industria pesante, che è stato chiaramente un effetto secondario del grave eccesso di capacità di cui risentono questi settori. Questi comparti includono l’acciaio (tasso della capacità produttiva del 72% nel 2013), cemento (73%) e alluminio (72%). Per il carburo di calcio viene utilizzato solo il 60% della capacità produttiva.
La Cina non potrà porre fine alla deflazione del PPI finché non sarà risolta la questione dell’eccesso di capacità. Nel frattempo la deflazione del PPI ha fatto pressioni ribassiste ai profitti industriali, che sono in trend discendente, e sulla solvibilità delle aziende. Poco giorni fa una società di energia solare non ha pagato gli interessi, che si è tradotto nel primo default obbligazionario corporate nella storia della Cina. In qualità di principale produttore mondiale, la Cina rischia di diffondere la deflazione delle esportazioni al retso del mondo, soffocando così i profitti delle società globali. Se ciò avverrà, gli altri Paesi potrebbero essere tentati dal mettere in piedi misure antidumping e barriere commerciali per proteggere le proprie industrie. Ciò porterebbe al declino degli scambi globali.

L’inflazione del Consumer Price Index è calata per il quarto mese consecutive ed è ritornata al 2%. Il principale fattore trainante è stato un brusco calo dei prezzi degli alimentari.

Amy Yuan Zhuang, Senior Analyst di Nordea



Finanza e investimenti

numero di 26/03/2014
SOMMARIO di questa settimana

Condividi su LinkedIn




Sfoglia il prossimo articolo -->

*/ ?>