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   numero di 19/03/2014
Idee e opinioni

La nuova frontiera del cognitive computing
Come Watson aiuta, da vincere a Jeopardy fino al business delle aziende

Viviamo in un’era in cui l’intelligenza risulta sempre più incorporata in ogni strumento e in ogni processo della vita umana. Dalle catene di distribuzione alla finanza, dai trasporti alla sanità, dalla giustizia al fisco al nostro tempo libero – e dall’insieme di tutta la tecnologia sempre più interconnessa – emerge la necessità di gestire l’enorme ammontare di dati creati ogni giorno. Dati che si presentano sotto forma di testo, audio, foto, immagini che vengono archiviati in formati e in luoghi differenti (dai tradizionali data-base ai social networks).
Dati che sono sia di tipo statico sia di tipo dinamico (pensiamo a quanto fornito dai sensori, dai sistemi di tracking Rfid, dalle video camere di sorveglianza, dai sistemi di smart metering). Un ammontare incredibile di informazioni, che derivano dai processi di digitalizzazione degli ultimi due decenni, e che sta crescendo esponenzialmente anno su anno. Per IDC, il loro volume totale raggiungerà i 35.000 exabytes nel 2020, una cifra ventinove volte superiore ai 1.200 exabytes del 2010. Negli ultimi anni abbiamo cominciato a chiamare questo fenomeno Big Data.
L’impegno di IBM negli analytics e nei sistemi di Cognitive Computing come Watson nasce per rispondere alla necessità di affrontare la complessità che il fenomeno della digitalizzazione porta intrensecamente con se con metodi ed approcci completamente nuovi, creando sistemi abili, per esempio, nel comprendere il linguaggio naturale e a dialogare o che presentino delle caratteristiche di problem solving di tipo nuromorfico. Questo per trarre vero valore dai Big Data, difficilmente estraibile in altra maniera e con metodi tradizionali. 

I sistemi IT tradizionali disponibili fino ad oggi hanno infatti facilitato enormemente l’evoluzione del business e della società, consentendo l'elaborazione e la programmazione computazionale. Le macchine di domani – i sistemi cognitivi - cambieranno per sempre il modo in cui le persone potranno interagire con i sistemi informatici e consentiranno all’uomo di estendere le sue competenze su qualsiasi dominio di conoscenza e di poter prendere, in tempi rapidissimi, decisioni complesse che coinvolgono straordinari volumi di dati. Essi rappresentano una nuova categoria di tecnologie che utilizza l'elaborazione del linguaggio naturale e dell’apprendimento automatico per consentire alle persone e alle macchine di interagire in modo più naturale, estendendo e potenziando le competenze e le capacità cognitive umane.
Nasce così, primo nel suo genere, il sistema IBM Watson - dal nome del fondatore di IBM Thomas J. Watson - frutto dello studio di un team di ricercatori IBM che si sono proposti di vincere una grande sfida: creare appunto un sistema in grado di competere con la capacità umana e di rispondere a domande poste in linguaggio naturale, con velocità, accuratezza e coerenza.
I laboratori di ricerca IBM hanno dimostrato la possibilità di realizzare questo tipo di sistema, che è stato “testato” facendolo partecipare al famoso quiz televisivo americano Jeopardy! nel 2011. Vincendo contro i campioni umani di sempre, Watson ha superato una tra le sfide più impegnative, perché gli indizi del gioco prevedono l’analisi di sottigliezze di significato, ironia, enigmi e altre complessità in cui gli esseri umani eccellono e i computer tradizionalmente no. Questa tappa è stata raggiunta dopo quattro anni di lavoro da parte del team di ricerca IBM in collaborazione con importanti università di tutto il mondo - tra cui l’Università di Trento - che hanno contribuito allo sviluppo della tecnologia Question Answering (QA), base del sistema Watson.
Negli anni seguenti il sistema è stato adattato ed applicato a casi industriali complessi e per risolvere problemi e stimolare progressi in diversi campi come quello sanitario e quello finanziario. Grazie alla capacità di vagliare grandi quantità di dati non strutturati e dare risposte puntuali, classificando il livello di precisione delle sue risposte, il sistema è stato sperimentato per aiutare i medici a effettuare diagnosi più veloci e per migliorare i servizi di help desk, per fornire a turisti e cittadini informazioni specifiche sulle città, per offrire servizi bancari personalizzati ai clienti, e molto altro ancora.
Negli ultimi mesi, dato il grande potenziale applicativo di Watson, IBM ha deciso di rendere disponibile la sua tecnologia di cognitive computing come piattaforma di sviluppo nel cloud, per aprirsi alla creatività di tutti e consentire alla comunità mondiale di fornitori di applicazioni software di creare una nuova generazione di app, dotate dell’intelligenza di cognitive computing di Watson, in grado di trasformare il modo in cui le imprese e i consumatori prendono le decisioni.

L’iniziativa punta a stimolare l’innovazione e ad alimentare un nuovo ecosistema di fornitori di applicazioni software: dalle start up alle imprese emergenti finanziate da venture capital, fino agli operatori tradizionali.
Luogo di condivisione sarà l’IBM Watson Developers Cloud, un marketplace ospitato sul cloud, in cui fornitori di applicazioni di tutte le dimensioni e di tutti i settori potranno attingere a risorse per sviluppare app alimentate da Watson.
Gli sviluppatori avranno accesso a materiali didattici e all'interfaccia di programmazione delle applicazioni (API) di Watson, e potranno inoltre entrare in contatto con gli esperti IBM che li aiuteranno a trasformare le loro visioni creative in prodotti e servizi pronti per il mercato.

Pietro Leo, IBM Executive IT Architect



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