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   numero di 12/03/2014
Cover story

Soave (Hays): Per chi ha le giuste competenze le occasioni non mancano

Expertise, network e technicality sono le due parole chiave che regolano il mondo del lavoro del management in Italia. E per chi guarda all’estero deve sapersi reinventare

In Italia negli ultimi anni sono tempi molti difficili per il manager. Molti hanno perso il posto, altri si trovano in difficoltà, e vorrebbero cambiare azienda. Anche se alcuni settori vanno bene, molti professionisti sono alle prese con una non facile ricollocazione. Magari dando un’occhiata oltre confine. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Carlos Soave, Managing Director Hays Italia.

Cambiare lavoro per un manager con una ricca carriera alle spalle può essere più difficile del previsto. Quali sono in consigli di Hays?

Sicuramente per una persona con una carriera “ricca” alle spalle è un po’ più complicato cambiare lavoro. Perchè le posizioni più prestigiose e interessanti diminuiscono. Quello che noi consigliamo ai nostri professionisti è di curare quotidianamente il loro trackrecord, perchè alla fine è ciò che parla di noi. Se durante gli anni di carriera si è dimostrato di aver portato avanti con successo dei progetti interessanti, di saper affrontare anche delle sfide professionali, cambiare lavoro è sicuramente difficile, ma è comunque fattibile, anche se le posizioni disponibili per questi profili sono poche sul mercato. Anche per questo consigliamo non solo di curare il trackrecord, ma anche il proprio network. E’ fondamentale, perchè il passaparola e i contatti personali sono importanti nel momento in cui uno cresce in questo percorso.

Quali sono gli skills indispensabili per chi vuole trovare lavoro nel 2014?

Ogni anno vediamo nuove keyword emergere. In questo momento rileviamo una forte richiesta per figure che sappiano interpretare grandi masse di dati, i cosiddetti Big Data. Questo significa che le aziende si trovano davanti a un numero di informazioni enorme e necessitano di manager che sappiano interpretarle. Soggetti che, a fronte di queste analisi, sappiano identificare le giuste strategie per il futuro. Questo perchè il mercato sta cambiando, è sempre più globale, quindi aumentano anche gli input da interpretare.
Oltre ai Big Data, oggi c’è molta attenzione al mondo Digital, che è un termine – a mio avviso – ancora senza una definizione chiara, perchè tutti lo interpretano come desiderano. Noi vediamo che, in questo momento, trovano sicuramente molte richieste da parte delle aziende figure che hanno capacità di marketing, commerciali, competenze nell’IT e nel finance, e riescono ad integrarle tra loro.

Quali saranno le figure professionali maggiormente ricercate dalle aziende nei prossimi 12 mesi?

E’ una domanda che ci poniamo tutti i giorni poichè per noi è fondamentale capire i trend. Quello che noi vediamo è che le figure con molta “technicality” sono sempre molto richieste, indipendentemente dall’ambito di riferimento. Per esempio, nel mondo dell’Engineering osserviamo una richiesta in settori ben precisi come, per citarne uno, l’Oil & Gas, in cui c’è una richiesta notevole e non sempre riusciamo a trovare professionisti in Italia. Abbiamo così bisogno di cercare queste risorse all’estero. Se passiamo al mondo dell’IT, con l’arrivo dei social media e il loro sviluppo, e anche quel che riguarda le nuove piattaforme - c’è una richiesta sempre maggiore di profili tecnici che sappiano muoversi su nuove tecnologie, che ovviamente vanno ad impattare il business di tutti i giorni.

Su quali strumenti dovrebbe puntare un manager per ricollocarsi? Referenze e curriculum vitae sono sufficienti? O è necessario sviluppare forti relazioni personali?

Una persona per ricollocarsi deve innanzitutto curare sempre il suo network di contatti. Questo perchè le società di ricerca e selezione del personale come Hays sono uno dei canali che il professionista deve utilizzare. Il consiglio che posso dare è comunque di entrare in contatto con strutture specializzate: se uno lavora nel settore Engineering e sa ad esempio che Hays ha una divisione specializzata in quel comparto, deve mettersi in contatto con noi, perché avrà sicuramente più opportunità di trovare un lavoro in quell’ambito. Nel contempo, e volutamente enfatizzo questo aspetto, occorre avere un percorso lineare e curare i successi, i contatti personali. Quest’ultimo fattore è molto importante per il mercato italiano per potersi ricollocare.

Come si costruisce il network?

Sono molte le forme. Io penso che si possa essere anche “friendly competitor”, nel senso che parlare con i concorrenti in forma costruttiva è sicuramente stimolante e può arricchire entrambi. Sono cose che facciamo anche noi, per capire quali sono i trend o la situazione del mercato. Quindi, avere un confronto con i competitor è sicuramente interessante. E’ importante anche avere un confronto con l’estero. Perchè, per esempio, noi su alcuni mercati siamo indietro rispetto a determinate situazioni. Quindi, se io analizzo un mercato che è più avanti rispetto al mio, posso capire se la mia situazione di rifermento evolverà allo stesso modo. A quel punto, posso essere io propositivo e andare a contattare le persone giuste con idee stimolanti, e questo in genere porta interesse, energia positiva e opportunità per tutti.

Per chi volesse cercare lavoro all’estero? Quali sono i Paesi che al momento sono alla ricerca di figure professionali altamente specializzate?

Faccio una premessa: se un professionista intende guardare all’estero, sarebbe bene passasse tramite strutture come Hays, che hanno un proprio network internazionale che gli possa permettere approcciare quei Paesi. Perchè tipicamente la difficoltà è come entrare in contatto con qualcuno realmente efficace e di supporto in loco, senza dover partire da zero. Una struttura internazionale come la nostra è quindi sicuramente di interesse. Poi occorre vedere quali siano i mercati emergenti da considerare. Per esempio, si è tanto parlato di BRICS e noi di Hays abbiamo visto tante figure professionali che sono andate in Brasile, Russia e Cina. Diciotto mesi fa avrei probabilmente indicato il Brasile come meta elettiva. Oggi in quel Paese la situazione è completamente cambiata. Quindi i BRICS sono sicuramente Paesi su cui bisogna puntare perchè saranno dominanti nel futuro, anche solo per dimensioni e popolazione, ma che hanno una volatilità intrinseca non indifferente. Chi è andato in Brasile sei mesi fa con aspettative di crescita e di sviluppo, si ritrova in una situazione completamente diversa. Penso però che la carriera professionale di una persona si basi sul medio-lungo periodo, e quindi – se uno valuta l’estero – per dimensioni e risorse questi Paesi possano dare delle ottime opportunità.
Oltre a questi ve ne sono altri, come Messico, Indonesia, Malaysia e Australia. Quest’ultima la conosciamo molto bene, poichè Hays vi ha una presenza notevole, con oltre 1000 persone. L’Australia ha vissuto 10 anni di grandissimo boom. Adesso sta vivendo un momento un po’ più complicato, ma rappresenta un Paese che offre sempre grandi opportunità. Quello che noi percepiamo è che si tratta di un mercato molto meritocratico, in cui la performance viene pagata. Poi, più uno si sposta su Paesi Emergenti e maggiori sono le probabilità di successo. Noi abbiamo fatto uno studio con enti importanti, come Oxford Economics, da cui emergono carenze di competenza. Ci sono aree in cui non vi sono professionisti per determinate mansioni. Solo adesso cominciano ad affacciarsi le nuove generazioni con le skills richiesti. Infine, bisogna essere un po’ temerari: se fino a 30 anni fa chi andava a lavorare in Messico era considerato un avventato, oggi non lo è più. Occorre puntare su altri Paesi.

Quanto è apprezzato/considerato un manager italiano all’estero?

Noi come Hays abbiamo spesso a che fare con strutture che ci richiedono profili italiani per l’estero. E alla mia domanda sul perchè volessero proprio un italiano in un Paese dove magari ci sono già risorse che potrebbero ricoprire quel ruolo ad un costo probabilmente inferiore, la risposta ricevuta in forma continua è che l’italiano è dotato di una creatività superiore alla media. Dove per creatività si intende una capacità di analisi e di trovare soluzioni alternative che non tutti possiedono. Faccio l’esempio di un istituto bancario che cercava figure italiane per la sua sede inglese, proprio per la peculiare capacità creativa sopra la media di sviluppare prodotti. Un’osservazione che fa sempre piacere dai colleghi esteri.

Nonostante la congiuntura negativa, ci sono settori che offrono non solo maggiore possibilità d’impiego ma anche prospettive di carriera?

Assolutamente. Il mercato italiano vive un momento difficile ma, secondo me, non sarebbe corretto dire che è fermo. Ci sono aree ricche, dove anzi non è presente un adeguato numero di professionisti. Per esempio, nel mondo Digital. Questo comporta che occorre prendere persone che hanno esperienze simili e trasformarle. Oppure nel mondo dell’Engineering, dove c’è una continua e forte richiesta di medium e senior manager. Come anche nel settore dell’IT.
Quello che vediamo è che dove ci sono expertise e technicality c’è richiesta. Probabilmente in alcuni ambiti dove sono venute a mancare queste caratteristiche la situazione è più difficile. Però il mercato del lavoro in Italia non è fermo. Attenzione: non voglio far passare un messaggio distorto, perchè il tasso di disoccupazione è noto, specialmente quello sotto i 35 anni. Ma vorrei indicare un sentimento di fiducia alla fascia di professionisti che noi seguiamo, medium e senior manager: laddove ci sia stato nel corso degli anni un percorso di carriera di successo oltre che in presenza di technicality ben radicate, c’è sempre un’opportunità. Noi stessi, a volte, promuoviamo candidati con queste caratteristiche e spesso con successo.

Ma alcuni settori, come Marketing and Sales o il finance vedono una forte emorragia...

Vero. Però nel finance sono cambiate anche le caratteristiche richieste, adesso si ricerca molta capacità di analisi, oltre che attenzione ai costi. E quindi si ha sempre più bisogno di un finance attento ai costi ma che sappia essere vicino alla parte commerciale. Guardare l’azienda solo attraverso il bilancio, porta ad una serie di tagli che rischiano ad un certo punto di far implodere l’azienda stessa. Occorre anche investire. Sono quindi cambiate le richieste, con nuove figure. Nel mondo bancario, per esempio, dove occorre seguire le direttive della BCE, ci sono nuovi ruoli che prima non esistevano. Nell’ambito commerciale dipende invece dai settori merceologici, e in quelli tradizionali si è avuta una importante fuoriuscita. Ma sono anche cambiati i canali di vendita. Vediamo tante società che si spostano sul web, magari chiudendo punti vendita tradizionali e aprendone online. E’ un momento di mercato molto interessante, molto difficile, ma nel Sales noi vediamo parecchie richieste.

Come si internazionalizza un manager?

In molte forme. Innanzitutto, se ha la fortuna di lavorare in una multinazionale, è facilitato: è già a contatto ogni giorno con manager internazionali e da qui possono nascere opportunità. Se il soggetto lavora in un contesto molto italiano, deve esserci una motivazione interna molto forte. Occorre mettersi in condizione di vedere e capire cosa capita a livello internazionale, avere la curiosità di andare sul posto anche per capire le situazioni di mercato. Conoscere solo le lingue non significa diventare un profilo internazionale. Si acquisisce nel momento in cui c’è uno scatto mentale che porta a ragionare in modo diverso. Quello che in questo momento diciamo ai nostri candidati è che bisogna avere anche la capacità di reinventarsi, mettersi in discussione, che è ciò che ha sempre portato il professionista ad evolversi. Per esempio, adesso l’export manager è una figura molto richiesta. Ma probabilmente non tutti sono in grado di passare cinque giorni la settimana fuori dall’Italia - dove magari si dovrà parlare inglese, francese e tedesco – e il venerdì sera tornare qui.
Bisogna quindi aver la forza di reinventarsi continuamente, cosa che notiamo sempre di più anche all’interno delle aziende. Faccio un esempio: Hays è una multinazionale che ogni anno a fronte dell’evoluzione del mercato si reinventa. Dobbiamo quindi avere la forza di cambiare la nostra pelle ogni giorno per continuare a sopravvivere in questo ambiente che si è creato. Questo è valido per noi e per tutte le società che ci sono sul mercato. E’ quello che consigliamo a medium e senior manager, che sono professionisti tra i 40 e i 50 anni che hanno da un lato una grandissima expertise, ma dall’altro un’energia in fase calante. Ecco, in questo momento l’energia serve per ripartire e andare avanti.

Com’è cambiato il ruolo dei recruiters prima e dopo la crisi?

Secondo me, la crisi è stata un bene per noi. Questo è un settore, quello delle società di ricerca e selezione del personale, dove non ci sono barriere in entrata, o sono molto basse. Non siamo agenzie per il lavoro. La crisi ha fatto sopravvivere le società più strutturate e più forti. Il mercato ci ha messo nella situazione di dover cambiare. Oggi ci richiede una fortissima expertise. Per esempio, se ci viene richiesto nel settore Oil & gas un manager che vada a lavorare su una piattaforma in Khazakistan, dobbiamo avere le expertise per poterlo andare a trovare; devo quindi aver un contatto con quel settore di professionisti di riferimento, e questo non è semplicissimo. Richiede infatti uno studio a priori: prima ancora che il cliente richieda queste figure, noi dobbiamo già aver studiato il mercato. Oggi il mercato richiede una fortissima professionalità. Chi lavora nel mondo della ricerca e selezione del personale è obbligato a uno studio continuo, ad anticipare i trend, a entrare in contatto con i professionisti che un domani verranno richiesti. Questo, a parer mio, prima non accadeva, ed è solo positivo: più si alza la qualità del settore migliore sarà la percezione all’esterno.


Quali sono le divisioni Hays su cui puntate nel 2014?

Oggi in Italia è difficile avere una visione di medio termine. Sicuramente l’IT, con lo sviluppo di alcune nuove figure, che nel 2014 è partito molto bene. A gennaio e febbraio c’è stata molta richiesta, sia di professionisti, sia di freelance. Questo si spiega con gli investimenti delle aziende in IT, ma non volendo appesantire la loro struttura, si avvalgono delle competenze di società di consulenza esterne. Infatti, noi abbiamo una seconda azienda che si chiama Hays Professional Services che si occupa di consulenza IT per offrire questo soluzioni.
L’altra divisione sulla quale puntiamo e vogliamo investire fortemente è quella Engineering, che è un cappello molto vasto, sotto cui ci sono la logistica, oil & gas, manufacturing ecc. Non dimentichiamoci che l’Italia è fatta di medio-piccole aziende manifatturiere, dove la richiesta di ingegneri è ancora forte.
Infine, la divisione Sales & Marketing, perchè comunque ci sarà sempre bisogno di un buon commerciale. Se c’è crisi le aziende cambiano la loro forza vendita perchè magari non è più adeguata alle circostanze esterne; se il mercato va bene, magari c’è obsolescenza. Le aziende nascono per fare profitto, che arriva solo attraverso le vendite.

Come vede il mercato del lavoro tra cinque anni?

Questa è la domanda che ci poniamo ogni giorno e che dobbiamo analizzare. In base a come evolverà il mercato dobbiamo evolverci anche noi. A tendere sarà un mercato sempre più globale. Le aziende ci chiedono già oggi delle rose di candidati provenienti da più aree di riferimento. In un recente progetto il cliente ci chiedeva una figura dall’Italia, un’altra dagli USA e la terza dalla Svezia. Perchè in questi tre poli ci sono determinati skills necessari al progetto. Questo è un esempio molto specifico, ma dimostra come il mercato stia diventando sempre più globale e noi dobbiamo saperci muovere sempre di più, seguendo i clienti a livello internazionale. Per l’Italia questo significa che dovranno esserci meno barriere all’entrata, ma anche in uscita. Ed è per questo che ci stiamo strutturando per seguire progetti sempre più internazionali.



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