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   numero di 05/03/2014
Idee e opinioni

WhatsApp: li vale 19 miliardi di dollari?
E' necessario capire le dinamiche di certe acquisizioni

19 miliardi di dollari per l'acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook è certamente una notizia. Forse meriterebbe qualche ragionamento che vada un po' più in profondità rispetto alle semplici dichiarazioni, ai ragionamenti dei conti economici e sul sistema delle start up in generale.
Per fare questo, però, è necessario fare anche un piccolo sforzo, ossia sentire che cosa i CEO delle aziende, Mark Zuckerberg e Jan Koum hanno dichiarato agli analisti finanziari.
Partiamo addirittura da un altro aspetto, forse determinante nella vicenda: i due sono amici da diversi anni, hanno da sempre delle frequentazioni e quindi Facebook diventava l'acquirente ideale per un'azienda piccolissima come WhatsApp, ma che è nelle tasche e nelle abitudini di mezzo miliardo di persone. Non considerare questo aspetto, insieme alle dimensioni dell'azienda e alla disponibilità di liquidità di Facebook sarebbe un errore grave.
Troppo facile liquidare la questione della vendita adducendo 19 miliardi di motivi per dire di sì, perché non è sufficiente, anche se aiuta molto.
C'è di base una grandissima intesa a livello di gestione dei contatti e di visione del futuro e non è un caso che Koum siederà nel Consiglio d'Amministrazione di Facebook, anzi, la visione di WhatsApp aiuterà Facebook a crescere non solo in termini numerici nel mondo dell'internet in mobilità.
Teniamo presente che WhatsApp ha rifiutato negli ultimi mesi moltissime offerte di acquisizione, quindi era un piatto pronto per essere mangiato e che in moltissimi si erano mossi. E' addirittura emerso che Google avrebbe voluto acquisire WhatsApp ad un prezzo più alto, ma in definitiva non tanto per una vera strategia quanto per togliere l'azienda dal mercato e ai concorrenti. Questa è la finanza e l'economia del web 2.0, delle aziende che hanno capitalizzato dopo la bolla speculativa, con grandi nomi che hanno liquidità da iniettare nel mercato attraverso acquisizioni più o meno rilevanti. Questo è un meccanismo consolidato per le aziende informatiche, che cercano nella Borsa i finanziamenti che possano farle crescere in modo diretto e indiretto e che quindi possano generare valore agli azionisti.
Mark Zuckerberg ha stressato un solo argomento agli analisti finanziari: sarà una collaborazione tra le aziende. La quarantina di impiegati di WhatsApp, di fatto, rappresentano numericamente quasi la totalità dei componenti di Facebook in Italia, una goccia nel mare. Da questo si capisce che l'acquisizione è importante a livello di know-how acquisito, sia dal lato utenti, quindi abitudini e consumi, sia dal lato sviluppo e gestione dei dispositivi.
Il secondo aspetto, passato in sordina, è la dichiarazione di Brian Acton, che con Koum ha fondato l'azienda, il quale ha dichiarato che Facebook ha assicurato che il servizio resterà gratuito e senza inserimenti pubblicitari. Quante volte abbiamo sentito dire in modo sbrigativo che Facebook avrebbe inserito la sua pubblicità sui nostri telefonini? Ecco, la notizia era infondata fin dal momento della dichiarazione dell'acquisizione!
Una dimostrazione, ancora una volta, di come le notizie in questi casi sia fondate come le dichiarazioni di Adriano Galliani sull'interesse o meno di un giocatore durante il calcio-mercato.
L'assenza di pubblicità, oltre alla praticità del servizio, è stata la chiave del successo di WhatsApp e i fondatori, che lo sanno bene, si dimostrano intelligenti nel riuscire a non modificare il vantaggio competitivo. Durante la chiacchierata con gli analisti è stato interessante notare quanti siano i concorrenti di WhatsApp in giro per il mondo e che, per esempio, solo in Botswana esistano 16 App che svolgano lo stesso compito! In ultima analisti, poi, è da soppesare il fatto che sia Koum sia Acton hanno lavorato in Yahoo e abbiano imparato quale sia un messaggio pubblicitario accettabile per un utente e cosa sia inaccettabile.
Terzo aspetto: WhatsApp è stata fondata da un gruppo di personaggi visionari, ma è stata finanziata da venture capital e la missione per questo genere di aziende è quella di generare utili enormi, capaci di coprire investimenti in start up che non hanno avuto successo. Pensare che i fondatori non abbiano subito pressioni per una vendita ad un colosso del web sarebbe irragionevole.
Quarto aspetto: WhatsApp era un'azienda senza un modello di business e che non raccoglieva dati degli utenti se non il numero di cellulare, la cosa più lontana che ci possa essere dai giganti del web che vogliono conoscere ogni dettaglio. Il modello di business, per capitalizzare, era la proposta di rendere il servizio in abbonamento annuale, anche questa un'idea molto lontana da Facebook. Ma Facebook ha compreso che il mobile internet ha regole diverse e che comunque WhatsApp è un'azienda di successo proprio per quelle peculiarità così differenti.

Capire come queste due visioni e modelli di business si integreranno non è al momento possibile, ma è chiaro che queste quattro ragioni siano state quelle che hanno mosso Facebook e WhatsApp a trovare un accordo.
La cifra è faraonica, francamente difficile da giustificare in modo razionale, ma Facebook, oltre alla liquidità, ha a disposizione la "carta", ossia scambi azionari, partecipazioni e benefit che oggi rappresentano una fonte d'attrattiva enorme.
Curiosamente, si nota anche un'altro aspetto che riguarda l'informazione: chi si era dichiarato detrattore dell'IPO di Facebook è oggi scettico su questa operazione. L'andamento in Borsa di Facebook e dell'altro Social Network, Twitter, dice altre cose.



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