Business Community Magazine - Luglio 2010
Nuove frontiere del
deposito di un marchio
Le potenzialità di Internet rendono sempre più necessaria
una corretta domanda di registrazione come forma di tutela
L’estensione del concetto
di “marchio” e l’utilizzo di
Internet oggi spostano
le frontiere per la tutela
dei segni distintivi di un
marchio: così se da un
lato si allarga l’accezione
tipica a colori, parole,
profumi, suoni fino alle
forme, dall’altro si evolvono
le problematiche legate
alla protezione degli stessi
sulla rete. Soffermandosi
sul primo aspetto, è
palese come risulti meno
agevole rilevare la brand
awareness di marchi
costituiti da colori, marchi
verbali, marchi olfattivi,
marchi sonori, marchi
tridimensionali, divenuti
tali in virtù dell’acquisito
livello di notorietà e
consapevolezza. È infatti
noto come per marchio
si intenda un qualunque
segno suscettibile di essere
rappresentato graficamente
e, normalmente, gli
esaminatori di un Ufficio
Brevetti non hanno mezzi
idonei per rilevare la
notorietà di una forma, un
colore o tipologia tecnica,
valutazione pertanto
rimandata “al buon
senso”. A ciò si aggiunge
il delicato equilibrio
tecnica/riconoscibilità,
destinato a mutare nel
tempo, per il progressivo
diffondersi nel pubblico
della consapevolezza
che caratteristiche tipiche
di un prodotto possono
anche essere sinonimo
del marchio. Ma il fattore
tecnologia entra altresì in
gioco nel momento in cui si
deve dimostrare una tipicità.
Per esempio: “l’odore
dell’erba appena tagliata”
(per contraddistinguere
palle da tennis), “il
profumo di lamponi”
(per contraddistinguere
carburanti e gasolio per
autotrazione) o “l’odore
di fragola matura” (per
contraddistinguere prodotti
cosmetici, di cartoleria
e di pelletteria); ovvero,
Harley-Davidson che ha,
inutilmente, provato a
registrare il rombo della
propria marmitta. La
difficoltà, in questi casi,
consiste nell’assegnare
“una rappresentazione
grafica” del segno di
distinzione: si pensi, per
esempio, alla complessità
del rendere con uno
spettrogramma l’essenza
esatta di un profumo.
A complicare le cose, c’è
inoltre il fatto che di prassi
a livello comunitario si
registra una sempre minor
decisione e profondità nella
fase di valutazione delle
caratteristiche idonee alla
registrazione di un marchio.
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