L’inflazione come opportunità di investimento
Servirebbe una spinta moderata che sposti finalmente l’attenzione dagli asset finanziari a quelli reali

La nuova crisi di credito che ha investito il vecchio continente e che lambisce anche l’America, coinvolge ancora una volta la struttura economica occidentale. La Banca Centrale Europea, come già aveva fatto la Fed negli anni passati, ha deciso di passare sotto le forche caudine del riacquisto del debito governativo. Per quanto si possa sterilizzare questo intervento, è inevitabile che il tentativo di risolvere una crisi attraverso uno stimolo della massa monetaria costringa ad affrontare anche lo spettro dell’inflazione. E benché l’aumento del costo di beni e servizi sembri ancora una lontana possibilità, un fantasma appunto, vale la pena affrontare l’argomento. Innanzitutto, perché una spinta inflattiva è ciò di cui avrebbe bisogno l’economia occidentale in questo momento, un pungolo che le permetterebbe di uscire dalla palude recessiva in cui si trova. “Naturalmente quello che servirebbe è una spinta moderata che sposti finalmente l’attenzione dagli asset finanziari a quelli reali – dichiara Andrea Mognon, gestore di Neutral Sicav di Banca Zarattini -, ma potrebbe risultare anche un tasso di inflazione fuori controllo, causato magari dall’aumento dei costi delle materie prime o perché importato dai Paesi emergenti in pieno recupero economico, per non parlare della enorme liquidità fornita dalle banche centrali”.
Quindi, se uno scenario deflattivo potrebbe arrivare a far scendere i prezzi di un punto percentuale, uno scenario inflattivo mette a rischio il potere d’acquisto per livelli ben più elevati, dato che non esiste un tetto strutturale all’inflazione che potrebbe scatenarsi.
“In un’ottica di diversificazione del rischio, gli strumenti più adatti a sfruttare il fenomeno dell’inflazione sono senz’altro i titoli obbligazionari governativi legati all’inflazione, che offrono sia una qualità del credito tra le più alte, se parliamo di Germania, Francia, USA e Inghilterra, sia una copertura completa dal rischio inflazione – dichiara Mognon -. Avere il capitale e le cedole che vengono adeguati al tasso di inflazione significa avere un flusso di cassa il cui valore, in termini di potere d’acquisto, è invariato. Ma oltre a offrire una protezione, questi strumenti permettono di sfruttare strategie di arbitraggio interessanti in quei pochi fondi che utilizzano tecniche di gestione attiva più evolute. Nella Sicav Inflation Linked Bond che gestiamo, per esempio, abbiamo la possibilità coprire il rischio tassi di questi strumenti, proteggendoci così dalla volatilità a cui saranno soggetti i titoli a tasso fisso nei prossimi anni. Inoltre, diversifichiamo il rischio, investendo nelle tre aree macroeconomiche più sviluppate e coprendo l’esposizione valutaria. Infatti, se la crisi odierna ha uniformato le risposte da parte delle banche centrali, è indubbio che Unione Europea, Stati Uniti e Inghilterra abbiano strutture economiche che rispondono in maniera differente ai fenomeni inflattivi”.
Che siano acquistati in un’ottica di cassettista o attraverso strutture più professionali, come fondi che investano in maniera trasparente in questi strumenti, i titoli obbligazionari legati all’inflazione rappresentano quindi la via più diretta per sfruttare il futuro tema dell’inflazione, soprattutto ora che il mercato ancora non sconta un rialzo dei prezzi al consumo. “Essendo strumenti attivi e scambiati sul mercato, queste obbligazioni anticipano il ciclo inflattivo. I gestori più lungimiranti quindi li comprano ora, con l’inflazione tra l’uno e il due per cento, per averli già in portafoglio quando il mercato cercherà protezione da tassi inflattivi ben più elevati e farà salire i corsi dei titoli per adeguarli alle nuove aspettative” – conclude Mognon.
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