La formazione manageriale monoculturale è oggi un limite

Molte PMI sono aperte ad assumere un dirigente proveniente da un altro settore merceologico che porti esperienze diverse

Torniamo a parlare della formazione manageriale. Questa volta per individuare l’impatto della formazione monoculturale nella situazione attuale e indicarla come un problema cruciale sia per chi lavora, sia per chi deve trovare una nuova occupazione, sia, anche, per le aziende che affidano al management le sorti del loro successo. La formazione comincia quando occorre acquisire le competenze manageriali ed è auspicabile sia fatta al momento giusto, cioè quando si passa da un ruolo aziendale, spesso svolto con grande successo, a quello più impegnativo di manager. A questa va affiancata la preparazione continua sulla conoscenza dei prodotti e dei servizi dell’azienda nella quale il manager opera. Attraverso questo impegno aumentano via via le competenze sul settore merceologico e ci si specializza su una tipologia di mercato. Questo insieme di esperienze professionali è, di fatto, una cultura manageriale fortemente orientata al settore merceologico e quindi possiamo definirla come formazione manageriale monoculturale. Il risultato è un manager preparato a fare bene il suo lavoro, competente nel rapporto domanda-offerta del suo settore. Ma per fare il vero salto di qualità, occorre fornirgli gli strumenti per acquisire il ruolo di leader, per essere capace di conoscere e sentire le esigenze del mercato, non solo del suo settore merceologico, e per percepire i segnali forti, e soprattutto i segnali deboli, delle diverse situazioni che dovrà gestire. Capacità di ascolto, apertura alle idee nuove, rapporti esterni con conseguente attenzione alle comunicazioni e al modo di rapportarsi con i media, e grande attenzione alle risorse umane che lavorano con lui: possiamo definirla come formazione manageriale trasversale.

La ricetta da suggerire nel campo della formazione manageriale per lavorare in un ciclo economico caratterizzato da fasi alterne di crisi e di riprese, si può riassumere nella frase “meglio prevenire che curare”. Ma cosa significa prevenzione nella formazione manageriale? Possiamo intenderla come la decisione di muoversi in direzione opposta a quanto fatto finora: quindi, più competenze trasversali, attenzione ai settori merceologici non solamente contigui al proprio, aggiornamento continuo e particolare attenzione ai cambiamenti esterni che si impongono e si imporranno sempre di più nella vita professionale. Tutto questo può essere definito come il nostro progetto di formazione manageriale personale, perché ogni manager dovrà programmarlo sulle proprie caratteristiche e sui propri obiettivi personali. Torniamo al punto focale del futuro delle persone, delle aziende e del Paese: bisogna studiare, continuare ad approfondire, considerando sempre la formazione come un investimento a tutti i livelli. Nelle multinazionali alcuni anni fa era fissato anche un numero di giornate/anno che ogni manager doveva programmare per il suo aggiornamento professionale.

Quanto servirà questo investimento preventivo? Moltissimo. Facciamo un esempio: l’azienda va bene e cavalca il successo, il manager si sente sicuro e perde di vista le necessità di base cui si accennava prima. Aumenta la quantità di lavoro all’interno, ma questo non è una garanzia per il futuro. Troppo frequentemente, anche a causa di impegni molto pressanti, non ci si rende conto delle proprie reali prospettive di crescita o permanenza nell’azienda.

Un piano di formazione trasversale programmato durante la sua attività in azienda - nei tempi e nei modi possibili - servirà al manager per migliorare la propria capacità di realizzarsi. In caso di interruzione più o meno improvvisa del suo rapporto di lavoro, non è detto che il suo stesso settore gli offra una nuova opportunità. Potrebbe esserci, come spesso accade, una crisi di settore, o forti ridimensionamenti di aziende. Avere fatto un investimento, anche limitato, di formazione manageriale trasversale darà più forza e chance al manager per cercare altre alternative. Per esempio, iniziando a citare nel suo CV l’insieme dei corsi, dei seminari e degli incontri che ha fatto.

In momenti di grandi cambiamenti ci troviamo di fronte a una ampia categoria di manager altamente specializzati in un solo settore e quindi con una preparazione monoculturale, provenienti spesso da un lungo periodo di fedeltà aziendale. L’esperienza dice che una nuova opportunità manageriale deriva da una formazione trasversale. Occorre quindi tornare a studiare.

Certamente, ci sono aziende che hanno bisogno di continuità, ma io credo che oggi le aziende, soprattutto le PMI, abbiano bisogno di manager con esperienze trasversali per innovare e incoraggiare i processi di cambiamento. Sarebbe auspicabile una scelta del manager da inserire in azienda più orientata al futuro che al passato professionale. Il mio parere è che sia giusto avere una ottima formazione monoculturale: serve quando si è in azienda e viene più spontanea e facile da perseguire. Ma per fare ancora meglio e per avere una alternativa futura, è bene programmare una personale formazione manageriale trasversale.

Intervenire successivamente è sempre possibile ma è più difficile, anche per una questione di motivazione: formarsi da “occupati” è meglio, rende di più e si ha anche una capacità di acquisizione superiore. Proprio per questo l’impegno di ADICO è di avere un insieme di iniziative e di corsi orientati alle competenze trasversali del manager. È un punto molto importante: ACCADEMIA ADICO opera in questa direzione. Alla chiusura di ogni giornata di formazione viene consegnato l’attestato di partecipazione che vuole ricordare al manager che deve sempre aggiornare il suo profilo professionale. È un invito concreto a credere che la formazione ci arricchisce sempre.

Michele Cimino

Presidente

m.cimino@adico.it




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