Ma chi valuta i valutatori?

Alla luce dei recenti fatti che hanno coinvolto la Grecia e prima ancora il crack Lehman Brothers, c’è da porsi una domanda. C’è da fidarsi di coloro che decidono l’affidabilità di Paesi e imprese? Chi valuta i valutatori? Le agenzie di rating parlano molto in questi giorni, ma delle loro parole si dubita. Queste valutano la capacità finanziaria delle imprese o dei Paesi, stabiliscono in anticipo le loro possibilità di effettuare i pagamenti, gli investimenti a breve, medio e lungo termine, e il rischio del mancato pagamento o investimento. In linea di principio è solo una stima. Ma se una delle tre grandi che dominano il business dei rating a livello internazionale - Moody’s, Standard&Poor’s o Fitch - dice che un Paese è esposto al rischio e diminuisce la sua valutazione, ciò porta a gravi conseguenze. Improvvisamente, i debiti dello Stato costano di più perché i tassi di interesse salgono. Questo è esattamente il problema della Grecia, e ora la paura degli spagnoli. Finalmente, economisti e politici europei mettono in discussione l’autorità di queste istituzioni di valutazione. Il futuro economico dell’Europa non dovrebbe essere lasciato nelle loro mani, dicono. Durante la crisi finanziaria si presentarono gravi conflitti di interessi tuttora irrisolti. Queste compagnie hanno ricevuto soldi da imprese che dovevano valutare. I pacchetti di mutui statunitensi che poi innescarono la crisi erano stati valutati dalle agenzie come investimenti sicuri (AAA). Anche banche che poi crollarono avevano ricevuto buone, se non ottime, valutazioni. Senza contare casi come Enron. Il fatto è che le Agenzie non sono indipendenti, e questo è un errore del sistema. Se le loro dichiarazioni hanno conseguenze pubbliche, queste agenzie dovrebbero essere finanziate solo con fondi pubblici, come consigliano ora alcuni analisti. Inoltre, le agenzie di rating non dovrebbero poter alo stesso tempo sviluppare, commercializzare e valutare prodotti finanziari. Di fatto, le agenzie sono doppiamente legate a grandi investitori finanziari. Le indagini del Senato USA sulla crisi hanno rivelato email che attestano le pressioni a cui queste società sono state sottomesse dal settore bancario. Una delle maggiori accuse è che queste non siano trasparenti. E’ quindi giunto il momento di creare una Agenzia di valutazione europea, interamente finanziata dall’UE, che non abbia conflitti di interesse pubblico-privato. Questo, di fatto, abbasserebbe di molto la grande influenza che attualmente hanno le agenzie esistenti, quasi tutte americane, sull’attuale processo decisionale europeo in materia di politica finanziaria e di sviluppo.

Claudio C. Gandolfo




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