Le aziende, lo Stato e la ripresa che verrà

Fare l’imprenditore. Nonostante tutto.
Preso da un post di Pietro Monsurrò su Chicago-Blog. …”Si potrebbe dire che ciò che in società si chiama falso in bilancio, in politica si chiama regulatory forebearance; quello che viene chiamato bancarotta, viene ridefinito politica fiscale; ciò che costituisce contraffazione, diventa politica monetaria; ciò che tutti chiamano furto, viene ridefinito fisco”. Difficile dissentire apertamente. Le differenze di valutazione di comportamento tra azienda e potere politico emergono quotidianamente. Mentre le prime sono regolamentate dai codici civile e penale, spesso anche in modo opinabile o fantasioso, le seconde - tuttalpiù - passano le forche caudine delle
votazioni. In questo panorama, fare impresa è compito difficile. Per l’imprendotore la crisi si vive in prima persona, così come le distorsioni della globalizzazione e l’onda lunga dell’avvento dell’euro, che con il suo rafforzamento fa scivolare fuori mercato i prezzi dei nostri prodotti, pur se Made in Italy. La sensazione di molti imprenditori, specialmente i medio-piccoli, è che la politica non sia né socialmente produttiva, nè faciliti chi realmente lavora o crea lavoro, finendo per essere solo mantenitrice di status quo, lobby e centri di potere. A questo si aggiunge il tema delle banche, del credit-crunch e dei mancati o ritardati pagamenti, specialmente dalla PA. Un girone dantesco, quindi,
per chi vuole fare, o continuare a fare, l’imprenditore? Forse. Anzi, probabile. Eppure in questo scenario le imprese italiane (o almeno, la maggior parte) sono reattive, flessibili, sempre più spesso innovative. Ogni giorno riusciamo a stupire gli osservatori stranieri per la straordinaria vitalità che, specialmente le PMI, dimostrano. Anche a costo di grandi e dolorosi sacrifici. Magari navigando “a vista”, aiutati solamente dal fiuto imprenditoriale che da sempre ci contraddistingue, specialmente in alcune macroregioni.
Gli organismi internazionali indicano ogni mese al rialzo
le previsioni di PIL italiano.
Un motivo ci sarà. Siamo forse bravi?

Claudio C. Gandolfo

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