Questa pressione ribassista non è figlia solo della guerra, ma riflette anche le scelte prudenti delle banche centrali.
La BCE ha infatti deciso di mantenere invariato il costo del denaro al 2%, mentre dalla FED sono arrivati messaggi che lasciano presagire una politica monetaria ancora restrittiva. In questo scenario, i titoli legati alle infrastrutture e alla tecnologia hanno sofferto maggiormente. Ecco le cinque peggiori performance della giornata nel listino milanese:
- Inwit (-15,6%);
- Tim (-5,7%);
- Ferrari (-5,41%);
- Prysmian (-5,39%);
- Stm (-4,52%).
Nelle retrovie sono finiti anche i grandi nomi del settore bancario come Mediobanca, BPER e MPS, tutti con flessioni superiori al 3%. Anche il comparto automobilistico ha accusato il colpo, con Stellantis che ha ceduto oltre tre punti percentuali. Al contrario, il rialzo dei prezzi energetici ha spinto alcuni titoli controtendenza: Eni ha guadagnato il 3,75% e Saipem lo 0,86%, beneficiando direttamente dalla corsa del greggio.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è rimasto sostanzialmente stabile a 82,1 punti, eppure il rendimento annuo italiano è salito al 3,77%.
Il rally del gas e la volatilità delle materie prime
Mentre le azioni crollano, i beni energetici mostrano una dinamica opposta e preoccupante per l'inflazione. Il gas naturale sulla piazza TTF di Amsterdam ha messo a segno un balzo del 13,15%, chiudendo a 61,85 euro al MWh. Durante le prime ore della giornata i prezzi avevano persino toccato la soglia dei 74 euro. Non è solo il gas a correre, poiché anche il petrolio ha mostrato i muscoli. Il Brent ha sfiorato i 118 dollari al barile per poi assestarsi a 114 dollari, con un incremento del 6,5%. Più timido il WTI, che è salito dello 0,9% fermandosi a 97 dollari. Paradossalmente, l'oro ha tradito la sua fama di bene rifugio subendo un calo deciso del 4% a 4.606 dollari l'oncia. Questa svalutazione improvvisa è legata all'allontanamento di possibili tagli ai tassi nel breve periodo e a una massiccia ondata di vendite tecniche.
Alcune indiscrezioni indicano inoltre la liquidazione di riserve auree da parte dei paesi del Golfo per far fronte alle necessità di liquidità immediate.
La crisi non ha risparmiato il resto del mondo, confermando che il nervosismo è globale. Le borse in Europa hanno registrato perdite consistenti: Francoforte è stata la maglia nera con un -2,82%, seguita da Londra e Madrid entrambe a -2,35%, mentre Parigi ha limitato i danni al 2,03%. Anche l'area Asia e Pacifico ha vissuto una giornata da dimenticare. Tokyo è affondata del 3,38% dopo che la BOJ, la banca centrale giapponese, ha scelto di non toccare i tassi d'interesse citando forti dubbi sull'andamento futuro dell'inflazione. Anche i listini di Hong Kong, Shenzhen e Seul hanno chiuso con pesanti segni meno, alimentando un effetto domino che ha attraversato tutti i fusi orari. La combinazione tra incertezza geopolitica e rigore monetario sembra aver creato una tempesta perfetta per i mercati globali.

Clicca per ingrandire l'immagine
Articolo del
marketing - retail - ecommerce - intelligenza artificiale - AI - IA - digital transformation - pmi - high yield - bitcoin - bond - startup - pagamenti - formazione - internazionalizzazione - hr - m&a - smartworking - security - immobiliare - obbligazioni - commodity - petrolio - brexit - manifatturiero - sport business - sponsor - lavoro - dipendenti - benefit - innovazione - b-corp - supply chain - export - - punto e a capo -