La grande sorpresa: perché il surplus conto corrente Europa è crollato nel terzo trimestre


I dati economici più recenti indicano un netto ridimensionamento della posizione finanziaria esterna dell’Unione Europea. Il surplus conto corrente Europa, un indicatore chiave della salute economica, ha subito un calo notevole nel terzo trimestre del 2025. Secondo le stime pubblicate da Eurostat, l'avanzo destagionalizzato si è attestato a 57,3 miliardi di euro, equivalenti all’1,2% del Prodotto Interno Lordo.

Questo risultato è significativamente inferiore rispetto ai 80,5 miliardi di euro registrati nel secondo trimestre (1,7% del PIL). Il dato appare ancora più debole se confrontato con i 96,1 miliardi di euro raggiunti nello stesso periodo del 2024. Il trend è chiaro: l’eccesso di esportazioni sull’import è sotto pressione.



Analizzando i componenti della bilancia dei pagamenti UE emerge chiaramente dove risiede il problema principale. Ciononostante un aumento dell'avanzo nel conto merci, che è passato da 86,3 miliardi di euro a 95,7 miliardi di euro, i saldi degli altri conti hanno pesato negativamente sul risultato complessivo.

Il saldo dei servizi, storicamente un punto di forza per le economie europee, è crollato drasticamente. Il surplus è quasi dimezzato, scendendo a 16,7 miliardi di euro dai 37,4 miliardi di euro del trimestre precedente. Un calo così repentino suggerisce un rallentamento marcato nella domanda globale di servizi europei, o forse un incremento delle spese per servizi importati, un elemento cruciale nell'analisi dei flussi finanziari esteri.

A complicare il quadro si aggiunge il deterioramento del conto dei redditi primari. Il deficit di questo conto, che include principalmente i redditi da investimenti, è aumentato da 14,4 miliardi di euro a ben 23,9 miliardi di euro. Anche il conto dei redditi secondari ha visto un aumento del disavanzo, passando da 28,9 miliardi di euro a 31,1 miliardi di euro.


L’unico elemento di miglioramento, oltre al conto merci, è stato il deficit del conto capitale, che si è ridotto da 19,7 miliardi di euro a 2,2 miliardi di euro nello stesso periodo.

Per quanto riguarda i rapporti commerciali, l'UE mantiene solidi avanzi con i suoi partner storici, anche se si evidenziano alcune dipendenze strutturali. L'analisi sui dati non destagionalizzati del terzo trimestre 2025 conferma che la solidità dei rapporti transatlantici e britannici è fondamentale per sostenere il bilancio.

I principali avanzi registrati dall'Unione Europea si sono concentrati su questi mercati:

- il Regno Unito, con +75,7 miliardi di euro;

- il Canada, con +12,0 miliardi di euro;

- i centri finanziari offshore, con +11,5 miliardi di euro;

- gli Stati Uniti (USA), con +9,2 miliardi di euro;

- il Brasile, con +8,4 miliardi di euro;

- Hong Kong, con +7,4 miliardi di euro;

- la Svizzera, con +4,6 miliardi di euro;

- il Giappone, con +4,3 miliardi di euro;

- la Russia, con +4,2 miliardi di euro.


Nonostante i numerosi surplus, il disavanzo con la Cina rimane di gran lunga il più pesante, toccando i -58,3 miliardi di euro. Un deficit contenuto è stato registrato anche con l'India (-0,3 miliardi di euro). Questi numeri evidenziano la persistente dipendenza dell'Europa dalle importazioni asiatiche, soprattutto nel settore manifatturiero e dell'eCommerce.

Passando all'analisi del conto finanziario, i dati non destagionalizzati del terzo trimestre 2025 mostrano un dinamismo significativo negli investimenti diretti esteri UE. L'UE ha agito come investitore diretto netto verso il resto del mondo, con un deflusso netto totale di 11,1 miliardi di euro.

Questo deflusso deriva da un aumento degli investimenti diretti dell'UE verso l'estero, pari a 33,7 miliardi di euro, superando l'aumento delle passività per investimenti diretti in entrata, che si sono fermate a 22,5 miliardi di euro.

Nel medesimo periodo, anche gli investimenti di portafoglio hanno registrato un importante deflusso netto, raggiungendo i 76,1 miliardi di euro.


Ciononostante, gli altri investimenti hanno riportato un afflusso netto di 37,3 miliardi di euro. Questo complesso movimento di capitali, che caratterizza i flussi finanziari esteri, riflette le strategie di allocazione del rischio e di espansione aziendale delle imprese europee sui mercati globali, confermando la posizione dell'UE come un attore centrale, ma vulnerabile, nel panorama finanziario internazionale.

Conto corrente degli Stati membri (compresi i flussi intra-UE)

Per quanto riguarda i saldi totali delle partite correnti (intra-UE ed extra-UE) degli Stati membri dell'UE, sulla base dei dati disponibili non destagionalizzati, sedici Stati membri hanno registrato avanzi e undici disavanzi nel terzo trimestre del 2025. I maggiori avanzi sono stati osservati in Germania (+41,0 miliardi di euro), Paesi Bassi (+19,7 miliardi di euro), Spagna (+15,4 miliardi di euro), Danimarca (+14,8 miliardi di euro), Italia (+14,4 miliardi di euro), Irlanda (+13,9 miliardi di euro) e Svezia (+8,4 miliardi di euro).


I maggiori disavanzi sono stati registrati per Romania (-8,3 miliardi di euro), Francia (-4,8 miliardi di euro), Polonia (-4,2 miliardi di euro) e Belgio (-3,8 miliardi di euro).



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