La caduta delle banche a Piazza Affari e i nuovi equilibri di Wall Street


Il venerdì nero degli istituti di credito trascina al ribasso il listino principale della Borsa di Milano. Una sessione difficile per il Ftse Mib che ha perso lo 0,45% fermandosi a 47.200 punti. Al centro della tempesta finanziaria si trovano Mps e Mediobanca, protagoniste di flessioni superiori al 6%. Le dichiarazioni politiche e le manovre societarie hanno acceso i riflettori su Piazzetta Cuccia e sul futuro della banca senese. Gli investitori istituzionali osservano con estrema attenzione l'evoluzione del comparto, poiché le dinamiche del settore bancario italiano influenzano profondamente gli investimenti B2B e la stabilità dei mercati finanziari europei.


Il clima di incertezza è stato alimentato dalle parole della premier Giorgia Meloni rilasciate a Bloomberg: l'intervento statale in Monte dei Paschi è considerato concluso. In contemporanea l'amministratore delegato Luigi Lovaglio ha delineato i prossimi passi operativi durante un incontro con i analisti finanziari. La banca sta valutando la distribuzione di un acconto sul dividendo, mentre la gestione della quota in Generali rimarrà sotto il controllo di Mediobanca. Questa scelta deriva dalle competenze tecniche specifiche possedute dall'istituto milanese per gestire un asset così strategico. La pressione sul comparto è stata amplificata anche da una indagine in corso presso la Procura di Milano riguardante i piani di integrazione tra i due colossi bancari.

La classifica dei titoli più colpiti dalle vendite riflette questa tensione settoriale:
- Mps ha chiuso con un pesante -6,7%.;
- Mediobanca ha ceduto il 6,2%.


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- Banco Bpm ha registrato una flessione del 3%.;
- Pop Sondrio è arretrata del 2,8%.;
- Unicredit ha perso l'1,8%.

Nonostante il clima pesante per il credito, alcuni comparti industriali hanno mostrato una notevole resilienza. Saipem ha guidato i rialzi con un progresso del 2,6%, seguita da Stellantis che ha guadagnato il 2,4% proseguendo la fase di recupero iniziata nelle sedute precedenti. Anche Prysmian ha fornito un contributo positivo crescendo del 2,3%. Sul fronte del debito pubblico lo spread tra Btp e Bund si è attestato a 63 punti base, con il rendimento del titolo decennale italiano che è sceso sotto la soglia del 3,30%. Il mercato dei cambi ha visto un indebolimento del dollaro USA nei confronti dell'euro, con il rapporto di cambio risalito a 1,18.

Oltreoceano la situazione appare altrettanto complessa per i mercati finanziari americani. Wall Street ha aperto la sessione in territorio negativo a causa della combinazione tra timori sull'inflazione e incertezze sul comparto tecnologico.


Il Dow Jones ha segnato perdite superiori all'1% mentre il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno lo 0,7%. Gli investitori temono che la corsa legata alla AI possa aver raggiunto un punto di saturazione temporanea. Eppure le notizie provenienti da OpenAI smentiscono parzialmente questa visione: l'azienda ha appena chiuso un round di finanziamento record da 110 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione di 730 miliardi.

Le grandi aziende tecnologiche hanno subito una correzione quasi corale:
- Nvidia ha lasciato sul campo il 2%.;
- Microsoft è scesa dell'1,7%.;
- Apple ha perso l'1,5%.;
- Tesla è arretrata dell'1,4%.;
- Amazon è riuscita a mantenere la parità. In questo scenario spicca la performance di Netflix che ha registrato un balzo del 10% dopo aver interrotto le trattative per l'acquisizione di Warner Bros. Nel mondo delle valute digitali il Bitcoin ha mostrato segni di stanchezza scendendo sotto i 66.000 dollari.


Nel comparto eCommerce e dei servizi digitali si nota una cautela diffusa in attesa dei prossimi dati macroeconomici statunitensi.

Le materie prime hanno vissuto una giornata di forti rialzi, diventando il rifugio principale per i capitali in uscita dall'azionario. Il petrolio Brent è balzato del 2,6% portandosi a ridosso dei 73 dollari al barile, mentre il Wti quotato a New York ha raggiunto i 67 dollari. I metalli preziosi non sono stati da meno con l'oro che ha superato quota 5.200 dollari l'oncia. L'argento ha messo a segno una performance straordinaria del 6% superando i 90 dollari. Anche il platino e il palladio hanno partecipato alla festa delle commodity con incrementi rispettivamente del 6,3% e del 2,6%. La Borsa di Milano chiude quindi una settimana all'insegna della volatilità, condizionata dal riassetto del comparto creditizio e dalle nuove direzioni del mercato globale.



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