Federal reserve sotto accusa: cosa rischiano le grandi fusioni media?

Federal reserve sotto accusa: cosa rischiano le grandi fusioni media?

Il Dipartimento di Giustizia ha avviato un’inchiesta penale contro il presidente della Federal Reserve, Jay Powell, per una testimonianza al Congresso sulla riorganizzazione dei locali della banca centrale. La mossa, percepita come una pressione politica senza precedenti, ha spinto l’oro a nuovi massimi storici e ha indebolito il dollaro, segnali che gli investitori interpretano come un tentativo di protezione dalla volatilità.

Gli ex leader della Fed – Janet Yellen, Ben Bernanke e Alan Greenspan – hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, paragonando l’intervento del DOJ a pratiche tipiche dei mercati emergenti con istituzioni deboli. Il loro avvertimento mette in luce la fragilità della indipendenza della Federal Reserve e suggerisce che il futuro successore, nominato a maggio, dovrà affrontare un contesto di crescente incertezza istituzionale.



Nonostante la tempesta normativa, i mercati rimangono sorprendentemente stabili, sostenuti da solidi risultati aziendali e da una certa rassegnazione alle turbolenze politiche. In questo scenario, la prossima pubblicazione del CPI potrebbe diventare il vero banco di prova per la fiducia degli investitori nella capacità della Fed di mantenere un paracadute di indipendenza quando l’inflazione riaccende le preoccupazioni.

Sul fronte delle fusioni media globali, la disputa tra Paramount e Warner Brothers Discovery è salita di livello. Paramount, supportata dal miliardario Larry Ellison e dal figlio David, ha lanciato una “proxy fight” per rinnovare il consiglio di amministrazione di Warner, puntando a un’offerta di 30 dollari per azione in contanti, inclusi gli asset storici come la CNN. Netflix, al contrario, propone 27,75 dollari, concentrandosi sugli studi cinematografici e sulle attività di streaming, escludendo i rami tradizionali dei media.

Warner ha definito l’intervento di Paramount una mossa di “distrazione legale senza fondamento”.


La spinta verso mega‑fusioni sembra favorita da un clima di allentamento della regolamentazione finanziaria statunitense, che incentiva i grandi player a consolidare settori già concentrati.

Nel settore bancario europeo, UBS ha annunciato la prossima uscita dall’incarico di Sergio Ermotti, previsto per aprile 2025. Ermotti, chiamato a guidare l’integrazione di Credit Suisse nel 2023, lascerà il testimone a un successore che dovrà gestire le nuove richieste patrimoniali del governo svizzero e le speculazioni su un eventuale spostamento della sede centrale.

- la Fed affronta un’indagine penale che mette a rischio la sua indipendenza;

- Paramount spinge per una fusione a 30 dollari per azione, includendo la CNN;

- UBS prepara una transizione di leadership in vista di requisiti patrimoniali più severi.

L’ecosistema finanziario di New York osserva con attenzione questi sviluppi, mentre le decisioni prese avranno ripercussioni anche su mercati più lontani, come Milano, dove le imprese B2B monitorano da vicino l’evoluzione della regolamentazione finanziaria statunitense per adeguare le proprie strategie di crescita.


Con tutto ciò, la resilienza dei mercati dipenderà dalla capacità delle istituzioni di mantenere un equilibrio tra autonomia operativa e pressioni politiche, un equilibrio che, se rotto, potrebbe trasformare la tranquillità attuale in un turbolento viaggio economico.


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