Istat: a ottobre l’economia italiana cresce ma continua il rallentamento


Secondo la Nota mensile sull’andamento dell’economia italiana comunicata dall’Istat, gli indicatori qualitativi più recenti confermano un quadro congiunturale globale caratterizzato da incertezza, con rischi di estensione del rallentamento industriale anche al settore dei servizi. In Italia è proseguita la fase di crescita lieve dei livelli complessivi di attività economica. Secondo la stima preliminare, il Pil nel terzo trimestre è aumentato dello 0,1% congiunturale, confermando la dinamica dei tre trimestri precedenti. L’incremento tendenziale nel terzo trimestre è stato pari a +0,3% e la crescita acquisita per il 2019 si è attestata al +0,2%. La fase di debolezza dei ritmi produttivi si è riflessa sul tasso di occupazione che, nel terzo trimestre, è rimasto stabile. Si è confermata l’assenza di pressioni inflazionistiche nelle diverse fasi del processo produttivo del sistema economico italiano e la dinamica dei prezzi al consumo si è mantenuta inferiore a quella dell’area euro. A ottobre, la fiducia delle imprese ha evidenziato un diffuso miglioramento. Tuttavia, nel terzo trimestre, è aumentata la quota di imprese che considerano rilevante l’insufficienza della domanda come un ostacolo alla produzione. E’ proseguita la tendenza alla stabilizzazione dell’indicatore anticipatore, che è rimasto compatibile con uno scenario di mantenimento degli attuali livelli produttivi. Ma veniamo ai diversi comparti dell’analisi sulla congiuntura italiana.

Imprese

Nel terzo trimestre, il Pil italiano in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato ha registrato, in base alla stima preliminare, una variazione congiunturale positiva (+0,1%), di intensità identica a quella registrata nei tre trimestri precedenti. La crescita acquisita per il 2019 si è attestata a 0,2%. La domanda nazionale (al lordo delle scorte) ha fornito un contributo positivo mentre quello della componente estera netta è stato negativo. L’aumento ha sintetizzato una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura e un contenuto incremento in quelli dell’industria e dei servizi. Ad agosto, l’indice destagionalizzato della produzione industriale ha segnato un aumento congiunturale (+0,3%), interrompendo la fase di flessione iniziata a giugno. Tuttavia, nella media del periodo giugno-agosto, la produzione ha mantenuto un’intonazione negativa (-0,3%). Nel trimestre, i beni strumentali hanno segnato la flessione maggiore (-0,9%) malgrado il leggero recupero di agosto (+0,4% m/m). La diminuzione della produzione di beni strumentali è stata ancora più forte nella media dei primi otto mesi dell’anno (-1,5% rispetto all’anno precedente), condizionata dalla performance negativa dei mezzi di trasporto (-4,1%). Nello stesso periodo, anche i beni intermedi si sono contratti (-2,2%) mentre quelli di consumo hanno registrato una variazione positiva (+0,3%) sostenuti dalla componente dei beni durevoli (+1,0%). Nonostante l’incremento congiunturale di agosto (+1,1%), gli ordinativi dell’industria tra giugno e agosto hanno segnato un calo (-1,6%) a sintesi del peggioramento della componente estera (-3,8%) e di un aumento contenuto di quella interna (+0,1%). Sul fronte degli scambi con l’estero, ad agosto il valore delle esportazioni è rimasto invariato rispetto al mese precedente. Tale risultato è stato determinato da una riduzione delle vendite dirette verso l’Ue (-0,4 %), in calo per il terzo mese consecutivo, mentre le esportazioni verso i mercati extra Ue hanno mostrato una maggiore tenuta (+0,6 %). Le importazioni di beni sono invece aumentate (+1,8%), sostenute prevalentemente dagli acquisti dai mercati intra-Ue. Le vendite all’estero dei prodotti italiani hanno continuato, nel complesso, a essere positive. Nei primi otto mesi dell’anno, le esportazioni sono aumentate del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2018, mostrando una maggiore vivacità dei flussi diretti verso i mercati extra europei (+3,4%) e in particolare verso la Svizzera (+15,4%), gli Stati Uniti (+8,3%) e il Giappone (+17,9%). Nello stesso periodo, le vendite dirette all’interno dell’Ue, anch’esse in aumento (+2,0%), hanno mostrato una particolare vivacità nel caso del Regno Unito (+7,6%) e del Belgio (+4,2%), mentre quelle verso la Germania sono state caratterizzate da una maggiore debolezza (+0,4%). Nei primi otto mesi dell’anno, è emersa una forte eterogeneità degli andamenti settoriali: al forte dinamismo delle vendite dei prodotti farmaceutici (+28,3%), di quelli del settore alimentare, bevande e tabacco (7,5%), dell’abbigliamento (+9,1%) e delle altre industrie manifatturiere (+7,6%) si è contrapposta la persistente debolezza delle esportazioni del settore degli autoveicoli (-9,1%) e degli altri mezzi di trasporto (-2,1%), nonché degli apparecchi elettrici (-3,1%). I dati più recenti, relativi a settembre, hanno segnalato un’accelerazione degli scambi verso i paesi extra Ue (+ 2,5% m/m le esportazioni e +2,0% m/m le importazioni). La produzione nelle costruzioni ha registrato da maggio una fase di sostanziale stazionarietà: ad agosto è diminuita marginalmente rispetto al mese precedente (-0,1%) con un decremento su base trimestrale mobile più marcato (-0,9% nel periodo giugno-agosto rispetto al trimestre precedente). Nel complesso, la crescita tendenziale nei primi otto mesi dell’anno è rimasta robusta (+3,1% per la produzione corretta per gli effetti di calendario). In T1 2019, i permessi di costruire, che solitamente anticipano la produzione, hanno mostrato segnali di maggiore dinamismo, suggerendo un andamento positivo della produzione nelle costruzioni nell’ultima parte di quest’anno. In particolare, per il comparto residenziale, in T1 il numero di nuove abitazioni è diminuito del 2,0% mentre la superficie utile abitabile ha registrato una variazione positiva (+2,7%) dopo il forte calo del trimestre precedente. Nello stesso periodo, la superficie in fabbricati non residenziali ha evidenziato una decisa crescita (+38,1% congiunturale) dopo tre trimestri consecutivi di calo.

Famiglie e mercato del lavoro

La fase di debolezza dei ritmi produttivi, si è riflessa anche sul mercato del lavoro. A settembre, la stima degli occupati è risultata in leggero calo (-0,1%, pari a -32 mila unità) rispetto ad agosto mentre il tasso di occupazione si è mantenuto invariato (59,1%). Nel terzo trimestre, l’occupazione, sia complessiva che nel dettaglio per genere, è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente. Nello stesso periodo è ripreso il processo di ricomposizione dell’occupazione a favore dei dipendenti (+0,3%, +52 mila) rispetto agli indipendenti (-1,1%, -59 mila). Tra i dipendenti sono aumentati sia quelli permanenti (+0,2%, +27 mila) sia quelli a termine (+0,8%, +25 mila). Tra luglio e settembre le dinamiche del lavoro non sembrano essere state caratterizzate da differenze di genere mentre si sono registrati segnali positivi in tutte le classi di età, a eccezione dei 35-49enni. A settembre, il tasso di disoccupazione, dopo il calo di agosto, è tornato a salire (+9,9%, +0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente). Tra luglio e settembre, la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali orarie si è attestata allo 0,7%, un ritmo pari a quasi la metà rispetto ai tre mesi precedenti, come effetto della progressiva dissolvenza degli effetti dei rinnovi contrattuali nella Pubblica amministrazione dello scorso anno. Tuttavia, in T3 gli aumenti delle retribuzioni contrattuali del settore privato, seppure in decelerazione rispetto al periodo aprile-giugno (rispettivamente +0,7% e +0,8%) si mantengono, per la prima volta da T2 2018, superiori all’inflazione (+0,4% l’incremento annuo dei prezzi al consumo nel terzo trimestre). Ad ottobre, le indicazioni sulle attese di occupazione hanno evidenziato segnali di miglioramento sia nella manifattura sia nei servizi di mercato, rendendo plausibile il mantenimento degli attuali livelli di occupazione. Segnali contrastanti provengono dalle attese sulla disoccupazione delle famiglie che hanno registrato invece un marcato peggioramento.

Prezzi

Il sistema dei prezzi continua a essere caratterizzato dalla presenza di modesti segnali di aumento. A livello del consumo, a ottobre la dinamica annua è rimasta stabile sui ritmi estremamente bassi assunti nei mesi estivi: in base alla stima preliminare, l’indice per l’intera collettività ha mantenuto il tasso di crescita tendenziale del mese precedente (+0,3%) in marginale rallentamento rispetto a luglio e agosto (+0,4% in entrambi i mesi). La stabilità è il risultato di andamenti opposti per i prezzi di servizi e alimentari lavorati, in tendenziale aumento, e dei beni energetici, per i quali si è approfondita la fase deflativa (-4,7% la variazione annua dal -2,8% di settembre). L’inflazione core è di conseguenza salita di due decimi di punto percentuale (a +0,8%), portandosi mezzo punto al di sopra della misura complessiva, la distanza più ampia degli ultimi tre anni Il divario con la dinamica inflazionistica della zona euro si è confermato a nostro favore, 0,5 p.p. in meno per l’indice complessivo e appena più contenuto per la componente core. Lo scarto nei confronti della media dell’area è risultato della stessa intensità per le principali voci della core inflation, servizi e beni (0,4 p.p. in meno). Per questi ultimi, tuttavia, il gap risulta particolarmente significativo nei confronti di alcuni paesi partner (un punto in meno con la Germania, -0,7 p.p. con la Spagna nei dati di settembre). L’assenza di pressioni inflazionistiche è diffusa a tutte le diverse fasi del processo produttivo. A settembre, per i prezzi dei prodotti industriali venduti sul mercato interno si è accentuato il calo tendenziale (-2,4%), sotto la spinta dei ribassi della componente energetica (-8,1%). Positiva ma in rallentamento la dinamica dei prezzi dei beni di consumo non alimentari, con una crescita pari all’1% che sottintende però una decisa accelerazione per i beni durevoli (+1,8%, mezzo punto percentuale in più rispetto al mese precedente). Anche dall’estero gli impulsi rimangono deflativi. Ad agosto si è amplificata la caduta annua dei prezzi all’importazione nel loro complesso, mentre per il raggruppamento dei beni di consumo non alimentari la variazione è rimasta appena negativa (-2,5% e -0,2% rispettivamente). Nei prossimi mesi dovrebbe proseguire la fase di moderazione dei listini industriali. Il quadro prospettato nel settore manifatturiero dalle imprese che producono beni destinati al consumo finale ha segnalato ancora una prudente politica dei prezzi, con un prevalere solo marginale delle intenzioni di rincari rispetto a quelle di ribassi. Lievemente diverso lo scenario inflazionistico delineato dai consumatori, che si aspettano per i prossimi dodici mesi una dinamica dei prezzi al consumo più vivace, mentre l’incidenza delle attese di stabilità è scesa sotto al 50%.

Prospettive

A ottobre, la fiducia dei consumatori ha mostrato un lieve peggioramento, a sintesi di segnali positivi del clima economico e negativi del clima personale. La fiducia delle imprese ha segnato, invece, un inatteso miglioramento diffuso tra i settori economici a eccezione di quello delle costruzioni, che ha mostrato una correzione dopo il forte incremento di settembre. Nell’industria manifatturiera, l’aumento dell’indice ha riflesso il miglioramento dei giudizi sugli ordini e le attese di produzione con un incremento del saldo relativo alle scorte di prodotti finiti. In T3 i giudizi delle imprese manifatturiere non sembrano indicare un aumento delle difficoltà alle esportazioni, si osserva però un deciso aumento della quota di coloro che considerano rilevante l’insufficienza della domanda come un ostacolo alla produzione. E’ proseguita la tendenza alla stabilizzazione dell’indicatore anticipatore che è rimasto compatibile con uno scenario di mantenimento degli attuali livelli produttivi.



 



 




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Scritto da Claudio C. Gandolfo il 05 Nov 2019 10:22







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