IHS Markit PMI manifatturiero eurozona: a novembre continua la contrazione


Anche se al tasso più lento in tre mesi, l’indagine di novembre ha osservato un allungamento della contrazione dell’economia manifatturiera della zona euro. L’indice finale IHS Markit PMI, del Settore Manifatturiero dell’Eurozona è migliorato a novembre a 46.9 da 45.9 di ottobre e indicando un valore al di sopra della precedente stima flash di 46.6. Sebbene abbia riportato un decente miglioramento, il PMI è rimasto ben al di sotto della soglia critica di non cambiamento di 50.0 e ha esteso l’attuale periodo di contrazione a dieci mesi. A livello settoriale, sia il sottosettore dei beni intermedi che quello de beni di investimento hanno riportato contrazioni a novembre, anche se in entrambi i casi i tassi di declino sono stati più deboli. Le condizioni operative del sotto settore dei beni di consumo invece sono rimaste invariate. Tra le otto nazioni coperte dall’indagine, solo la Grecia e la Francia hanno riportato a novembre un’espansione manifatturiera su base mensile. La Germania è rimasta in coda alla classifica, anche se ha registrato il risultato del relativo PMI migliore in cinque mesi. Austria e Spagna precedono appena la Germania riportando allo stesso modo tassi di contrazione più deboli, mentre l’Italia ha registrato il PMI più basso in otto mesi. Contrazioni marginali sono state osservate in Irlanda e nei Paesi Bassi, anche se questi ultimi hanno registrato la prima contrazione da giugno 2013. A livello totale, sono state riportate ancora una volta contrazioni ininterrotte per la produzione e nuovi ordini. Per la prima, tuttavia il tasso di contrazione è stato il più lento in tre mesi, mentre i nuovi ordini hanno riportato il crollo più mite da giugno. La riduzione dei nuovi ordini di novembre nonostante ciò espande l’attuale sequenza di contrazione iniziata ad ottobre del 2018. Una tendenza simile è stata osservata per i nuovi ordini esteri, incluso il commercio intra eurozona, che diminuiscono per il quattordicesimo mese consecutivo ma al livello più debole da giugno. Così come segnalato dalla quindicesima riduzione mensile del lavoro inevaso, a novembre rimane diffusa la capacità produttiva in eccesso dell’economia manifatturiera dell’eurozona. Nonostante sia diminuita al livello più lento da febbraio, il tasso di contrazione è rimasto elevato e giustifica l’ennesimo declino, il settimo mensile consecutivo, del numero del personale. Tagli occupazionali sono ancora una volta più ovvi in Germania e Austria, mentre una crescita occupazionale è stata osservata in Francia, Grecia e Paesi Bassi. Le imprese manifatturiere hanno continuato a ridurre la loro attività di acquisto a novembre, preferendo invece, qualora possibile, di utilizzare le giacenze esistenti. Di conseguenza è stata riportata una lieve pressione sui fornitori, che infatti sono stati in grado di accorciare i loro tempi medi di consegna per il nono mese consecutivo. Analizzando i dati relativi ai prezzi si è osservata una carenza di pressioni sui prezzi. I costi di acquisto sono diminuiti notevolmente e ad un tasso leggermente più lento del valore record in 43 mesi di ottobre a causa dei minori prezzi pagati per materie prime quali metalli e plastica. Conseguentemente al crollo dei costi, alla più debole domanda di base e all’aumento delle pressioni competitive, le imprese manifatturiere hanno ridotto i loro prezzi di vendita per il quinto mese consecutivo. Inoltre, il tasso di sconto applicato è stato il più alto registrato dall’indagine da aprile 2016. Per concludere, è stato registrato un forte miglioramento dell’ottimismo, che ormai continua dal valore più basso in quasi sette anni di agosto, sino a raggiungere a novembre il livello più alto in cinque mesi. Anche se con tassi diversi, tutte le nazioni coperte dall’indagine sono risultate ottimiste per quanto riguarda l’aumento dell’attività per i prossimi dodici mesi.

Secondo Chris Williamson, Chief Business Economist presso IHS Markit, “L’ulteriore crollo della produzione industriale di novembre significa che il settore manifatturiero ha probabilmente agito durante la fine del 2019, e per l’ennesima volta, da forte traino al ribasso per l’intera economia dell’eurozona. I dati dell’indagine per questi ultimi tre mesi hanno sino ad ora indicato un tasso di contrazione trimestrale industriale superiore all’1%. Nonostante segnali ancora un forte tasso di declino, il PMI manifatturiero riporta qualche segnale incoraggiante, alimentando la speranza che forse il peggio per i produttori manifatturieri dell’area euro sia passato, ad eccezione di alcuni ostacoli, in particolare la Brexit e le guerre commerciali. Nel dettaglio, l’indagine di novembre ha osservato un nuovo rallentamento, dal recente valore record di luglio, del tasso di contrazione delle vendite verso l’estero, aiutando quindi la ripresa dai recenti valori bassi di altri indicatori quali produzione, livello occupazionale, nuovi ordini e acquisti. Forse il fattore più positivo è la forte ripresa dell’ottimismo, in particolare in Germania dove le prospettive di crescita della produzione per il prossimo anno sono aumentate al tasso più alto in cinque mesi. Il rinnovato ottimismo dei produttori in parte riflette le minori preoccupazioni sulle guerre commerciali. Nonostante ciò, dobbiamo ancora osservare un notevole rallentamento del tasso di contrazione degli ordini prima di entusiasmarci troppo per un possibile ritorno alla crescita del settore manifatturiero”.

Classifica PMI Manifatturiero per Paese di novembre

- Grecia: 54.1 (massimo su 3 mesi);

- Francia: 51.7 (flash 51.6 e massimo su 5 mesi);

- Irlanda: 49.7 (minimo su 2 mesi);

- Paesi Bassi: 49.6 (minimo su 77 mesi);

- Italia: 47.6 (minimo su 8 mesi);

- Spagna: 47.5 (massimo su 2 mesi);

- Austria: 46.0 (massimo su 3 mesi);

- Germania: 44.1 (flash 43.8 e massimo su 5 mesi).




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Scritto da Claudio C. Gandolfo il 02 Dec 2019 10:34







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